Alfadomenica #4 – dicembre 2018

Le feste si avvicinano, anzi sono già qui, con il loro carico di speranze e di paure. Auguri, quindi, a tutti, voi e noi, che i prossimi giorni portino sorprese piacevoli in una fase che di piacevole non ha molto. Anche per questo, vi rinnoviamo l'invito a iscrivervi all'Associazione Alfabeta: sapere di far parte di una rete di persone che testardamente non si arrendono all'idea che questo è l'unico mondo possibile è un aiuto, e non da poco, per resistere allo sconforto. E insieme agli auguri, ecco il nostro alfadomenica, ricco come sempre di riflessioni che prendono spunto dai libri, dal teatro, dall'arte.

Buona lettura!

Il sommario

Lelio Demichelis, Populismo giallo-verde. L’Italia ci riprova

Luigi Azzariti Fumaroli, Vite, e destini, dei filosofi

Filippo Polenchi, Walter Siti, la prepotenza del bene

Maria Grazia Calandrone, Raffaella Battaglini, tre vite interrotte 

Ludovica del Castillo, Luca Ricci, contro l’inautentico

Ed Simon, La mia opera odiosa: Frankenstein è sull’arte, non sulla scienza

Lorella Barlaam, Grand Mother, la cerimonia della voce

Cristina Zappa, Space Shifters, gli artisti contemporanei allo specchio del brutalismo

Alberto Capatti, Alfagola / Finalmente

Una risposta a “Alfadomenica #4 – dicembre 2018”

  1. È qui presentata una ricetta semplice nella sua essenzialità. La materia prima è il pollo, si aggiunge soltanto sale, pepe, olio, ma siamo in tempo di feste natalizie con abbuffate, pranzi, inviti. In attesa degli ospiti vado indietro nel tempo a un epigramma di Marziale, il tema è un invito rivolto ad alcuni amici nel quale si annuncia un elenco dettagliato delle portate, che costituisce una sorta di moderno menu:

    Stella, Nepote, Canio, Ceriale, Flacco: venite a casa mia?
    La mia tavola semicircolare ha posto per sette, siamo sei,
    ci aggiungeremo Lupo. La contadina mi ha portato malve,
    che il ventre faranno alleggerire, e verdure varie del mio orto.
    Fra queste è la lattuga a cesto largo e un porro da tagliare,
    non manca la menta ruttatrice, né la ruchetta che eccita all’amore.
    Fettine d’uova sode guarniranno acciughine su un fondo di odorosa ruta
    e vi saran di scrofa le tettine con salsa di tonno inumidite.
    Questo per antipasto. Sulla mensa avrete un’unica pietanza:
    un capretto strappato dalla bocca di un lupo disumano, costolette,
    che non han bisogno d’un maestro di mensa per tagliarle,
    e quelle fave che mangiano gli artigiani e freschi broccoletti.
    Avrete inoltre un pollo e del prosciutto, avanzo di tre cene precedenti.
    Quando sarete sazi, frutta matura avrete a piacimento
    ed un limpido vino di una bottiglia di Nomento, invecchiato
    sino al sesto anno sotto il console Frontino. Si aggiungeranno scherzi
    senza fiele, franche parole che domani non vi faran temere o che vorreste
    aver taciute. I miei convitati parleranno dei Verdi e degli Azzurri,
    né i bicchieri ch’io farò riempire vi faranno finire in tribunale.
    (Epigrammi, X, 48)

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