Rotella, presente e futuro

Antonello Tolve

Allestita apparentemente come una quadreria, come una raccolta di opere ordinate sulle pareti per essere fruite mediante il colpo d’occhio che ha il ruolo di lasciar cogliere la totalità e contestualmente il “particulare”, la retrospettiva dedicata a Mimmo Rotella nell’ampia Sala delle Colonne della Galleria Nazionale per celebrare i cento anni dalla sua nascita (era nato a Catanzaro il 7 ottobre 1918), pone al centro dell’attenzione la volontà di portare all’interno l’esterno, l’aperto nel chiuso, l’Aussen nell’Innen apostroferebbe Freud non senza una piccola venatura d’erotismo. Il titolo infatti, Manifesto, rimanda a uno dei primi mezzi di comunicazione di massa la cui potenza mediatica ha accompagnato e massaggiato nel bene e nel male la società contemporanea con immagini, icone, metafore, colori brillanti, motti e slogan semplici ma incisivi (come non ricordare quello coniato dalla copywriter Frances Gerety per De Beers: e che recitava quel sorprendente un diamante è per sempre), aggrappati alle pareti della città per essere guardati, per stratificarsi l’uno sull’altro e creare una sovrapposizione di tempi, di notizie, di strappi, di lacerti della memoria collettiva tanto cara a Rotella.

Come una piazza che invita a rileggere l’opera di un artista straordinario, opera fissata alle pareti per dare il senso di una “interpretazione urbana”, il salone centrale della Galleria segue un indirizzo che vuole porre il museo al servizio del pubblico (o meglio dei pubblici), il cui desiderio – sempre più sentito – è quello di fruire dello spazio da una latitudine più familiare, più conviviale e collettiva. Entrati nei 520mq si ha l’impressione di rigustare un clima ardente che viene dal passato e si riversa sulla soglia del presente con un potere magnetico che racconta l’ampio spettro del percorso di Rotella, diviso diligentemente in «sei grandi cartelloni o billboards, dal formato in media 3 x 10 metri circa»: gli assemblages (1953) e décollages (1954-1963), i retro d’affiches (1953-1961), i riporti fotografici (1966-1974) e gli artypos (1966-1974), i blanks (1980-1982), gli acrilici (1984) e le sovrapitture (1988-1995), i nuovi décollages (1992-2004) e le nuove icone (2003). In questo ambiente alcune teche dove è possibile guardare ritagli di giornali, cataloghi storici, fotografie, taccuini d’appunti o rubriche telefoniche (c’è quella rossa del 1970 aperta a una pagina a caso e piacevolmente caotica), bigliettini e finanche alcune opere datate, legate agli anni dell’accademia (non dimentichiamo che prima di trasferirsi a Roma, Rotella ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, 1941-1944), rappresentano un inedito spettacolo sulla variegata e vivace attività rotelliana. Nelle due “alette” laterali (chiamate Piazzette / Small squares) a questo spettacolare viaggio d’insieme dove si respira il modus operandi di Rotella, di un uomo curioso, di un artista sensibile a decifrare il presente (e «l’artista sensibile a ciò che succede nel mondo dovrebbe raccontare con la sua creatività i fatti più importanti della nostra vita» ha apostrofato in uno dei suoi tanti, istruttivi e costruttivi pensieri), sono presenti inoltre i “replicanti” del 1990 e alcuni preziosi approfondimenti video legati alla performatività della parola, al suono: Rotella nasce con la fotografia e con la poesia “epistaltica” dove la «riduzione ai minimi termini» della parola «ritrova la sua autonomia e la sua natura evocativa».

Uno strumento didattico, essenziale per leggere l’esposizione in piazza, è – e questo bisogna sottolinearlo – una leggenda d’orientamento, un documento offerto per approfondire la lettura, per zoomare su ogni singola opera numerata e definita da didascalia: segno di un efficienza museale che vuole puntare su un puntuale apparato informazionale e che pone fiducia sulla curiosità, sull’interesse di quanti hanno voglia di conoscere il percorso intellettuale di Mimmo Rotella, impegnato, sin dal 1953-54, a «strappare manifesti dai muri», con la sicurezza che sia «la sola compensazione, l’unico modo di protestare contro una società che ha perduto il gusto del cambiamento e delle trasformazioni favolose». Una lezione quantomai avvertita, oggi che il brusio ha trasformato l’informazione in disinformazione e che il pensiero a senso unico ha prodotto un pernicioso ottundimento della riflessione generando greggi mansuete, masse abbandonate al selfie e al social di turno.

Mimmo Rotella. Manifesto

Galleria Nazionale, Roma

fino al 10 febbraio 2018

catalogo Silvana Editore

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