Alfagiochi / Dati (e dadi)

Antonella Sbrilli

Una costellazione di pallini colorati collegati da connessioni rappresenta la quantità variegata di tweet che - durante le feste natalizie dell’anno scorso - hanno espresso sentimenti di disagio nei confronti del Natale e delle feste in genere. Salvatore Iaconesi li ha trasformati in una infografica che ora - stampata su forex e col titolo I hate Christmas - è visibile su una parete della pizzeria Formula 1, in via degli Equi a Roma.
I hate Christmas
è una delle tante opere dislocate in librerie, bar, ristoranti, centri di ricerca, atelier situati nel quartiere romano di San Lorenzo, che - tutte insieme - formano la mostra che accompagna la seconda edizione del festival HER She loves San Lorenzo 2018.

Promosso dal Centro di ricerca “HER Human Ecosystems Relazioni”, diretto dagli artisti-ricercatori Salvatore Iaconesi e Oriana Persico e curato da Arianna Forte, per due mesi il festival ha organizzato incontri, laboratori, passeggiate, lezioni magistrali, conferenze sul tema delle intersezioni fra la cultura dei dati e i linguaggi artistici.

La gran parte delle iniziative si è già svolta, ma la mostra diffusa nel quartiere è ancora visitabile, fino al 20 del mese di dicembre.

Il catalogo delle opere (Beloved projets) con gli indirizzi di collocazione (Lovers) si trova qui e permette di fare un doppio tour. Un viaggio nel dedalo dei luoghi attivi che San Lorenzo riserva, fra cui la sede di HER/4Changing in via dei Rutoli 4, e insieme nel panorama della creatività contemporanea che lavora sull’immaterialità di dati e informazioni, trasformandoli in paesaggi e oggetti (visualizzazione e fisicalizzazione dei dati), attraversandoli con domande diagonali, connettendoli di nuovo con il mondo fisico.

Il Festival lascia in eredità al quartiere anche il nucleo fondativo della Scuola di Arte e Dati di San Lorenzo, una scuola sperimentale che mira a creare fonti di dati generate con le persone, che possano intercettare bisogni, esigenze, visioni per il futuro prossimo.
E il nostro gioco?

Durante uno degli incontri del festival, Looking for Data, dedicato al tema dei cambiamenti climatici e condotto da Elena Giulia Rossi, nel RUFA Space di via degli Ausoni, l’autore Giorgio Cipolletta ha esposto una serie di acrostici della parola ANT(H)ROPOCENE. Le undici lettere iniziali (dodici con la H fra parentesi) danno l’incipit a riflessioni sul pianeta e sull’uomo: “Ambienti Naturali Tremano. (Humani) Raramente Operano Processi Olistici. Cataclismi Eccedono. Nascono Eccidi”.
Seguendo il suo esempio, si aspettano proposte di composizioni coerenti con il tema del clima e dei dati, che usino le lettere ANTR(H)ROPOCENE.

Le proposte - che saranno condivise con l’autore - possono essere inviate scrivendo all’indirizzo redazione@alfabeta2.com o usando Twitter o Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

Il gioco in sospeso: risposta

Nella scorsa rubrica siamo entrati nella mostra dedicata al Gioco dell’Oca presso la Casina di Raffaello di Roma, scoprendo che le oche, popolarmente sottostimate, sono dotate di memoria per i percorsi e per questo accompagnavano i pellegrini diretti a mète lontane come Santiago de Compostela. E pellegrini sono anche i giocatori che intorno al tavolo affrontano le 63 caselle del percorso del Gioco dell’Oca. Nella riproduzione di un tavoliere antico, avevamo trovato un indovinello, che segue i pellegrini/giocatori lungo le diverse tappe, il ponte, l’osteria, la prigione, il labirinto… Un verso criptico dice che - in questo viaggio/gioco - essi sono spinti avanti “dall’ossa, ch’ han negli occhi il fato”. Che cosa saranno le “ossa che hanno negli occhi fato?”. Viola Fiore via twitter ha inviato la soluzione di questo verso, che allude alla parola “dadi”, anticamente fatti con un osso del tarso posteriore di capre o montoni (l’astragalo), che poteva essere naturale o riprodotto.

La mostra resta aperta fino al 6 gennaio 2019 (info orari a questo link http://www.casinadiraffaello.it).

Una risposta a “Alfagiochi / Dati (e dadi)”

  1. Anche l’imperatore Augusto aveva la passione del gioco. Di lui abbiamo due lettere al figliastro Tiberio, riportate da Svetonio (“Vite dei Cesari”, Augusto, 71) che ci mostrano un suo aspetto privato e umano, una testimonianza dei suoi passatempi: la sua passione per gli astragali, gioco molto diffuso e antico, simile a quello dei nostri dadi. Si praticava già nell’antica Grecia. Si usavano le piccole ossa dei talloni delle zampe posteriori di pecore, capre, e altro bestiame di piccola taglia. Ogni ossicino presentava quattro facce, ciascuna con valore diverso. Il gioco consisteva nel lancio e nelle combinazioni dei valori delle varie facce. Il “colpo del cane” era il peggiore e si aveva e quando ciascuna faccia dei quattro astragali presentava lo stesso numero; il “colpo del sei”, quando le quattro facce presentavano ciascuno il sei. La combinazione migliore, il “colpo di Venere”, si aveva quando i quattro ossicini presentavano quattro valori diversi. Così scrive Augusto:
    «O mio Tiberio, durante il pranzo ho giocato con i soliti amici[…],ci siamo divertiti alla maniera dei vecchi, sia ieri che oggi; infatti, gettati gli astragali, ciascuno, a seconda del punteggio che aveva ottenuto, il “cane” o il “sei”, aggiungeva alla posta in gioco un denaro per astragalo; e chi aveva fatto “Venere” se li prendeva tutti».
    «Noi o mio Tiberio abbiamo trascorso le feste in onore di Minerva abbastanza piacevolmente; infatti abbiamo giocato ad astragali durante tutti i giorni […] Da parte mia ho perso ventimila sesterzi, ma perché sono stato eccessivamente generoso nel gioco, come sono il più delle volte. Infatti se avessi preteso le poste che condonai a ciascuno, o avessi trattenuto ciò che a ciascuno regalai, ne avrei vinti anche cinquantamila. Ma preferisco così; la mia liberalità infatti mi innalzerà alla gloria celeste».

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