Alfagiochi / Raccontare, contare, visualizzare

Antonella Sbrilli

Cronaca di un anno è il titolo dell’Almanacco alfabeta 2019, che viene presentato oggi 2 dicembre al Festival DeriveApprodi a Roma, al Cinema Palazzo, piazza dei Sanniti 9a, ore 16.
Come negli anni passati (questa è la terza edizione), l’almanacco raccoglie gli articoli usciti con cadenza settimanale sulla rivista online, divisi per sezioni: poesia, narrativa, letteratura, teatro, arte, cinema, musica, fotografia, design, architettura, filosofia, sociologia, politica, storia, gastronomia; l’antologia quest’anno è introdotta da quattordici interventi di affondo critico su temi che intersecano le sezioni, mentre lungo le pagine si snodano le fotografie di Uliano Lucas.

Il primo intervento, L’accoglienza e il rigetto, è di Furio Colombo e riguarda proprio le immagini di Uliano Lucas, scattate nel centro di accoglienza “Teobaldo Fenoglio” di Settimo Torinese, pubblicate in volume nel 2017 dalle edizioni Fondazione Mudima. L’ultimo intervento è di Nanni Balestrini, Perché non ci fanno scendere?, racconto in tempo-reale e in differita, in terza e in prima persona, della vicenda della nave Diciotti. Fra questi due testi, le fotografie dei richiedenti asilo accolti nel centro piemontese danno il diapason all’Almanacco alfabeta 2019.

Quando parliamo di migrazioni ciò che separa il sentire comune dalla realtà spesso ruota intorno a poche informazioni. Tuttavia se è impossibile contare (e raccontare) tutte le storie che albergano alle frontiere che segnano la differenza tra essere dentro ed essere fuori, è molto facile confondere scelte individuali e urgenze globali, etnie e religioni, luoghi di approdo e mete desiderate”. Se l’Almanacco alfabeta 2019 racconta le migrazioni con parole e fotografie, c’è chi le affronta dalla prospettiva di dati, numeri, percentuali, e di come la loro visualizzazione - grafica o plastica - possa generare non solo riflessione, ma addirittura empatia.

Accade a Torino, dove nella piccola galleria WildMazzini (via Mazzini 33), si condensano domande sconfinate: “Quante persone servono per fare un esodo? Dopo quante generazioni una famiglia può dirsi integrata? Quanti chilometri da casa rendono qualcuno un migrante?”. Nella mostra collettiva Where When How Many? (aperta fino al 6 gennaio 2019) sono esposte una serie di elaborazioni visive di dati relativi a queste domande, realizzate da designer e artisti dell’infografica internazionale. Lo sguardo incontra sulle pareti diagrammi di linee, legende, convenzioni cartografiche, cifre e frecce, allestite di volta in volta in andamenti formali e cromatici diversi, che trasferiscono i contenuti dal piano della lettura di tabelle di dati a quello del percorso percettivo e cognitivo, non privo di sorprese e di esche per la memoria.

I flussi di svedesi emigrati in America nell’Ottocento sono rappresentati in forma di linee ondulate nella carta di Madelene Wikskär, dove “i dati diventano sinuosi tratteggi che richiamano le correnti d’acqua dell’Oceano Atlantico”. Sempre le migrazioni verso gli Stati Uniti negli ultimi due secoli sono rappresentate, nel diagramma di Pedro M. Cruz e John Wihbey, come una specie di sezione d’albero dagli anelli irregolari e granulosi. Ogni agglomerato di segni corrisponde a un set di dati, ogni linea a una direzione, nella carta dell’emigrazione italiana verso l’estero dalla fine dell’Ottocento al 2011 realizzata da Davide J. Mancino. E ancora, le origini demografiche delle province canadesi sono visualizzate come ramificazioni di segni sottili dai colori luminosi nel Ritratto etnico del Canada di Niel Caja Rubio e Christina Bonanno; la tavola Power of your passport di Marco Hernandez visualizza con un colpo d’occhio a raggiera il valore del passaporto di Hong Kong e la classifica dei passaporti in relazione al loro bisogno o meno di visti. In mostra c’è poi un’opera della cartografa Delphine Papin, l’autrice dell’Atlante delle frontiere (pubblicato in Italiana da add editore): una tavola che rappresenta diverse concezioni del mondo in una sola “inconsueta disposizione” della carta.
Oltre alla visualizzazione, la mostra propone anche un esempio di fisicalizzazione dei dati, in cui la rappresentazione delle informazioni si sostanzia in oggetti da toccare, scuotere, rovesciare. Si tratta dell’opera El Dorado di Max Hornäcker: sette capsule di vetro piene di chicchi di riso di diversi colori, monete di rame e monete dorate, grani di rosari, che visualizzano “a colpo d’occhio” la percentuale di italiani e stranieri in diversi contesti di lavoro e convivenza.

Questa settimana

Il gioco è sostituito dall’invito per chi è a Roma ad affacciarsi (oggi domenica 2 dicembre) al Cinema Palazzo alla presentazione dell’Almanacco alfabeta 2019 e per chi è a Torino a visitare la mostra Where When How Many? alla galleria WildMazzini, via Mazzini 33 (orari e info www.wildmazzini.com). Commenti, immagini, minirecensioni possono essere inviate all’indirizzo redazione@alfabeta2.com o usando Twitter o Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

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