Alfagiochi / L’oca locale

Antonella Sbrilli

Il logo di un’oca che avanza con un’aria curiosa e perplessa, disegnata al tratto da Valentina Mariani, accompagna i visitatori nelle salette del primo piano della Casina di Raffaello nella Villa Borghese di Roma, dove è allestita - fino al 6 gennaio 2019 - la mostra Il gioco dell’oca. Storia e significato di un gioco senza tempo.

Affacciata su Piazza di Siena, la così detta Casina di Raffaello è un bellissimo edificio restaurato dal Comune di Roma e destinato dal 2006 a ludoteca, con un programma consistente di attività che non escludono il pubblico adulto. La mostra in corso per esempio è pensata per interlocutori di diverse età: i bambini possono avvicinarsi a questo gioco da tavolo, realizzando anche, nei laboratori, un tavoliere personalizzato; ma la scelta dei pezzi esposti è anche un mini-viaggio nella storia del gioco dell’oca, dalle riproduzioni di esemplari seicenteschi, con le 63 caselle che si snodano a spirale fra le tappe della vita (e dell’anima), fino a riletture di artisti e artiste contemporanee.
Questo gioco di percorso mantiene infatti una sua attrattiva - se non come gioco da tavolo popolare - come un formato duttile e adattabile a contenuti e contesti diversi: c’è chi ha visto una sua variante tecnologica perfino in un’opera dell’artista Mary Flanagan, Career Moves, che indaga il percorso accidentato e contraddittorio delle carriere delle donne negli Stati Uniti.
Nella mostra alla Casina di Raffaello, la persistenza creativa del gioco dell’oca si ritrova nei tavolieri sempre diversi di Stefano Ferrante, dedicati ai dinosauri, a Pinocchio o al giro di Roma; così come nell’esemplare di Studiolabo, illustrato da Stefano Marra e ispirato all’idea pervasiva di gioco di Bruno Munari. Nella versione di Rebecca Agnes, La città delle oche, il tabellone si presenta come una mappa costellata di caselle con elementi paesaggistici e di altre vuote: saranno i giocatori a riempirle con disegni e risposte a domande che riguardano il territorio in cui vivono.
Sempre in mostra è esposto Il gioco del volo dell’oca di Maria Lai, una versione a 42 caselle - realizzata in origine per una scuola di Ulassai e diventata poi anche una installazione al Museo dell’Olio della Sabina - che mescola la matrice del gioco dell’oca con la storia di Pinocchio, le regole della tradizione con inserti poetici.

Curata da Le Macchine Celibi, la mostra si avvale della consulenza di collezionisti e di specialisti come Patrizia Giamminuti, che ha dedicato diverse ricerche alle origini, all’iconografia e alla simbologia di questo gioco di percorso.
Orari e informazioni a questo indirizzo: www.casinadiraffaello.it

Il gioco di questa settimana
Fra le curiosità che riserva la mostra alla Casina di Raffaello, c’è un esemplare seicentesco di gioco dell’oca che presenta stampato al centro un indovinello in forma poetica.

Ecco i primi tre versi:

"Da una Porta partir’ più pellegrini,

Per arrivare a un luogo desiato,

Spinti dall’ossa, ch’ han negli occhi il fato”


Alcuni pellegrini si mettono in viaggio verso una meta,

spinti dall’ossa, ch’han negli occhi il fato”.


Il gioco di questa settimana chiede di risolvere questo ultimo verso, anche con l’aiuto della visita alla mostra, dove la soluzione è esposta accanto all’indovinello.

La risposta può essere inviata scrivendo all’indirizzo redazione@alfabeta2.com o usando Twitter o Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

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