Riflessioni marginali sul fare politica

Michele Emmer

Bisogna cambiare il modo di affrontate la tipologia demagogica e qualunquista di affrontare qualsiasi questione che di questi tempi va per la maggiore. Bisogna recuperare il dominio della ragione e della logica, pur tra le mille difficoltà. Non bisogna rispondere sullo stesso piano. Il rumore di fondo è diventata l’unica cosa che viene percepita, la chiarezza, la logica, il cercare di dimostrare la illogicità ed assurdità di tante frasi rischia di essere una battaglia persa perché non conta tanto quello che si afferma quanto la violenza verbale (per ora) con cui le affermazioni sono gridate, cambiando ogni giorno l’obiettivo della invettiva di turno, in modo tale di impedire di fatto una qualsiasi riflessione su quanto affermato poche ore prima.

La formazione culturale e politica che tanti anni di attività politica hanno generato porta a volere spiegare, convincere, tramite discorsi, incontri, colloqui, scritti, parole, addirittura libri! E tutto questo richiede riflessioni, analisi, ponderazione. Il che significa tempo. Non ci sono dubbi che alla lunga questo modo di affrontare le questioni, ancora prima dell’indicare le soluzioni ai problemi, che richiedono altrettanto tempo se non di più, è l’unico possibile e l’unico che porterà ad una sicura affermazione sulla demagogia inefficace e falsa. MA il fattore tempo è importante, essenziale, vitale.

La complessità (parola abusata) ha portato con sé il valore assoluto della semplificazione. Vogliamo cose semplici, chiare, vogliamo soluzioni rapide, veloci che chiudano definitivamente le questioni e senza grandi discussioni. Affidiamoci a chi urlando e sbraitando magari le questioni le lascerà alla lunga irrisolte ma che nell’immediato fa credere che finalmente qualcuno che decide, presto e forse anche bene c’è. E basta con tutte le lungaggini della democrazia, della complessità della democrazia che deve per sua (buona) natura mediare cercando di raggiungere l’interesse generale.

Caso esemplare i vaccini. Perché non pubblicare i risultati ottenuti con i vaccini che sono stati scoperti nel Novecento e confrontare le statistiche, da quando i dati si conoscono, con i periodi in cui i vaccini non c’erano ancora? Servirà a qualche cosa? Non credo perché il problema non è cercare di farsi capire e spiegare ma la convinzione che si fa passare è che l’autorità sia essa politica, scientifica, culturale (parola odiata) è per sua natura corrotta e quindi qualsiasi cosa si afferma, se chi lo afferma fa parte dell’establishment culturale, siano essi anche medici, sarà perché si cercherà sempre un proprio tornaconto per fare quelle affermazioni. Non è molto meglio un sano e buon individualismo, del tipo “io conosco le esigenze del mio bambino, nessuno più di me” (non dimenticando anche le affermazioni sui vaccini che rendono autistici). Se non si accetta il principio della logica aristotelica, se non si accetta che ci sono persone che ne sanno di più di noi su un certo argomento, allora entra in crisi la motivazione stessa del fondamento della umana convivenza. Ma si dirà deve esserci la libertà di cura, io voglio curarmi come voglio. Come per il caso Di Bella, con migliaia di persone in piazza a reclamare la libertà di cura, di usare dei farmaci che un anno dopo i risultati della sperimentazione hanno mostrato essere inefficaci ed inutili con una percentuale quasi del 100%. Il che non impedì all’allora primo ministro D’alema e alla ministra della Sanità Rosy Bindi di fissare un ticket che pagavano anche i malati terminali (parola del tutto assurda utilizzata dai media). Noi ce lo ricordiamo bene. Rosy Bindi qualche mese dopo si scusò pubblicamente.

Alcune cose, tra le tante, sono alla base dell’evoluzione della unica razza umana che esiste, l’Homo Sapiens:

  • la medicina per sua natura non è e non sarà mai una scienza esatta. Ogni persona è diversa anche nei riguardi della malattia, ogni organismo reagisce in modo diverso. Ma la medicina ha compiuto enormi progressi (le grandi epidemie sterminavano in gran parte le popolazioni della terra in percentuali impensabili ai giorni nostri) perché la ricerca è riuscita a stabilire delle linee mediche di intervento che agiscono su grandi percentuali di individui, non su tutti, impossibile, ma su tanti, tantissimi. E ci sarà sempre un caso di tumore incurabile che poi non porta inspiegabilmente alla morte del paziente e ci sarà sempre qualcuno che morirà per le cure a cui è sottoposto. Ma le percentuali significative sono quelle che guidano le linee guida per gli interventi dei sistemi sanitari nazionali. Cercando di curare anche chi non ha speranze ragionevoli di vita, badando a non buttare risorse in sperimentazioni insensate, badando all’interesse generale della popolazione e cercando di salvaguardare il maggior numero possibile di persone. Nessun bambino immuno-depresso perché in cura per gravi malattie deve essere messo a rischio. L’interesse generale prevale sull’interesse delle singole persone. E’ una delle regole che deve governare le linee guida della sanità pubblica. Ed è quello che la logica richiede e non ci sono terze vie. Le malattie hanno sterminato intere popolazioni, soprattutto quelle dove sono arrivati i colonizzatori, che portavano le armi da fuoco ma ancora peggio portavano virus sconosciuti agli abitanti del luogo che non avevano difese.

Un'epidemia di morbillo ha colpito la tribù amazzonica dei Yanomami, isolata al confine tra Brasile e Venezuela. "Se non saranno adottate al più presto misure d'emergenza, potrebbero morire centinaia di indigeni", è l'allarme lanciato da Survival international un paio di mesi fa.

Quanto ci ho messo a dire queste cose? Parole, parole. La formula vaccinazione obbligatoria/facoltativa è molto più efficace nella sua mancanza di logica. Dobbiamo accettare questo modo di discutere? No, ma dobbiamo sviluppare mezzi per ribadire, ribattere, cambiare le opinioni che siano veloci ed efficaci. E le nuove tecnologie possono essere molto efficaci da questo punto di vista. Non le barzellette dei referendum virtuali a cui partecipano poche migliaia di persone, ma coinvolgere milioni di persone. Abituando le persone a capire come usare in modo intelligente ed efficace la miniera di informazioni corrette che ci sono in rete (molte di più delle informazioni false). Cambiare e rendere più efficace la politica come ha fatto in un caso anche la comunità Europea cercando di coinvolgere nelle decisioni i popoli europei. Non con messaggi di poche parole, ma ragionando, confrontandosi, cercando di chiarire.

È duro, faticoso, ma solo così si costruiscono i sistemi difensivi per reagire alle ondate di falsità e fantasie.

Certo un elemento essenziale è il riuscire ad analizzare la propria storia cercando di capire il perché degli errori commessi e come evitarli in futuro.

Ed il grande problema è lo stato di confusione e di sfiducia che i cittadini hanno nell’unico partito per ora sopravvissuto, il PD. La percezione che il PD non sia in nessun caso una soluzione ma sia anzi una delle cause della situazione attuale, che la sua classe dirigente sia oramai impresentabile, è un fatto che predomina nel paese. Era un fatto ineluttabile, ci sono stati errori dei dirigenti, sono state scelte sbagliate? E soprattutto perché? O invece le cause sono tutte esterne, il popolo è ignorante e non capisce quanto di buono è stato fatto, la storia è ingiusta e prima o poi la storia stessa si vendicherà e il bene trionferà.

La storia ha insegnato in anni di guerre, stermini e genocidi che i “buoni”, ammesso che si siano, non vincono sempre. Anzi, non solo la storia, le singole comunità umane, se si guarda indietro nei secoli, hanno passato la maggior parte della loro vita in mezzo a tragedie e lutti e drammi di tutti i tipi. Malgrado questo nel nostro DNA per motivi di sopravvivenza pensiamo, ci illudiamo, che la logica, la verità, la solidarietà vincerà. Oggi è uno di quei periodi in cui non si vede come questo possa accadere in tempi brevi. E da qui il grande spaesamento. Ed è in questi periodi che si vede chi è in grado di fare previsioni, stabilire strategie, indicare una direzione di marcia che deve portare a modificare la situazione. Perché a distruggere ci vuole molto poco, a ridare la speranza, la fiducia, la volontà di reagire si fa molta fatica. Nel caso specifico della politica chi è uno statista lungimirante e chi non lo sarà mai. E come in medicina nulla è deciso a priori, si può benissimo avere la ragione dalla propria parte e non riuscire a modificare nulla. Il ruolo dei leader politici diventa quello che indicare queste vie, se si riesce ad individuarle. Ridando la speranza anche se la situazione è disperata.

Si sono dimostrati all’altezza i leader (chiamiamoli così) del PD o non hanno e stanno continuando a contribuire a distruggere qual poco che è ancora rimasto in piedi di un partito di persone che pretende che le parole hanno un senso, che la logica e la solidarietà siano alla base della convivenza umana? Hanno fatto tesoro degli errori fatti, delle scelte non fatte o subite, hanno avuto un giusto ruolo l’ammissione e l’interesse collettivo? Hanno in poche parole dimostrato di essere all’altezza? Hanno sviluppato una qualche strategia che nel breve o medio periodo porti ad un cambiamento che non avverrà come diceva il presidente Mao, aspettando sulla riva del fiume che gli avversari siano sconfitti? Hanno contribuito a far rinascere la speranza ed una sana utopia in cui continuare a credere?

Il problema ed è una delle cause principali della inazione è che le risposte a queste domande sono tanti no. Basta chiedere tra le persone, sentire quello che viene detto. Certo è anche un effetto di una demagogica propaganda che utilizza tutti i mezzi per presentare la realtà come esattamente si vorrebbe che fosse, senza dover fornire alcuna prova. Certo è anche un effetto dei tanti problemi che ha il paese, problemi che continuano da anni e che vengono affrontati con scarsa convinzione e ancora più scarsa capacità di fornire soluzioni. La magistratura, la sanità, l’educazione, il lavoro dei giovani, la povertà. Ci sono situazioni eccellenti in molti di questi settori in Italia, ma quello che è sicuramente una realtà è che il paese non è tutto eguale, è profondamente disomogeneo e queste sono cose che vengono dette da anni con una stanca liturgia. E allora perché non sfruttare queste incapacità, queste situazioni insostenibili, non per risolverle ma per indicare alle persone i colpevoli della situazione? Non siamo in grado di darvi una soluzione (questo ovviamente non è detto esplicitamente) ma vi forniamo i colpevoli. Sono loro la causa di tutto. Strategia che regge per un breve periodo, ma che produrrà danni incalcolabili nel tessuto sociale del paese, creando e stimolando tensioni, odi e rancori su cui qualsiasi società è destinata a sfasciarsi. Un inciso: ovviamente che cosa succede nel mondo è assente da qualsiasi discorso perché per definizione abbiamo deciso che tanto noi nel mondo non contiamo nulla e quello di cui ci occupiamo è solo l’oggi e il subito in Italia.


ALCUNE OSSERVAZIONI SUL PD

Dunque il PD. Non occorre andare molto indietro nel tempo. L’articolo di Veltroni su Repubblica qualche settimana fa aveva molte affermazioni condivisibili. Una cosa che mancava nell'articolo che pure parla della rottamazione, è l'esplicita richiesta di farsi da parte a Renzi e tutto il suo entourage nonché alla chiusura di qualsiasi pratica correntizia nel PD. E di dare delle risposte etiche ad alcune domande. Cose che sino a quando sono stato nel PD ho richiesto con forza. Ne sono uscito tre anni fa quando avevo capito che le riunione dovevano essere solo riunioni elettorali.

E credo che la richiesta del passo indietro riguardi gran parte del gruppo dirigente. Ecco spiegato perché (e non ci sono dubbi che questa convinzione è molto diffusa):

- È possibile che in un partito più di cento membri in parlamento abbiano votato contro il fondatore del partito senza mai avere il "coraggio" di dirlo? Diranno i più, ah ancora con questa storia, è roba passata: no, non lo è.

- È mai possibile che chi ha portato avanti una campagna assurda sul referendum ed abbia ripetutamente affermato che si sarebbe ritirato a vita privata continui a commentare quando gli viene in mente, non sapendo che ad ogni affermazione sua il PD perde ancora?

- È mai possibile che i tempi della politica del PD siano biblici rispetto alle urgenze del presente?  Riunioni delle correnti, il rito del congresso da fare con comodo quando ci sarà il tempo?

- È mai possibile che si sia negli ultimi anni svuotato di ogni contenuto di discussione politica serie le sedi nel territorio del PD teorizzando la loro trasformazione in comitati elettorali?

- È mai possibile che per anni il PD sia stato appiattito sul sostegno al leader anche quando il gruppo dirigente (di cui fa parte a pieno titolo anche la minoranza) compiva scelte e soprattutto gestiva il PD in un modo verticistico, arrogante e velleitario?

- E nel frattempo? L'idea è che basta aspettare sulla riva del fiume, le politiche del governo del paese andranno i crisi prima o poi? Anche se andrà in contemporanea in crisi il paese, trascinato in una crisi economica e politica dalle conseguenze imprevedibili?

È ora adesso, e non credo che la rovina del paese sia una buona strategia, come quella di dare qualche volta un’ intervista in risposta a qualche atto del governo. Un’ idea di lunga strategia per il rilancio dell'Europa delle libertà e della fratellanza e della pace e della cooperazione tra i popoli Europei. Pensando anche a come espellere dall'Europa quelli che non rispettano le libertà civili su cui l'Europa è stata fondata (con qualche ambiguità). Se la Grecia non avesse rispettato la road map dei fondi ottenuti probabilmente sarebbe stata in qualche modo allontanata dall'Europa. Solo questo interessa?

Si potrebbe continuare, e questo non è “fuoco amico” perché io dal PD me ne sono andato tre anni fa. Me ne sono andato quando ho capito che perdevo il mio tempo. Non perché le mie posizioni non venivano accettate o condivise. Anzi, a livello di base lo erano abbastanza. Perché si avvertiva che l’ultima cosa che interessava i vertici del partito era avere una sana, schietta e diffusa discussione sulle questioni da affrontare. Si cercava l’adesione, ci si contava e questa non è la democrazia che uno desidera. Ed è in gran parte questo che ha portato alla grande insoddisfazione e disaffezione. Ed è anche questa la causa e l’effetto delle correnti. Io amo la politica del confronto in cui si dibatte e si cerca di confrontarsi, chiarirsi e convincere. E per fare questo non c’è nessun bisogno di correnti, correnti organizzate. Correnti di pensiero quelle sì, ma non si trattava di questo. La sensazione era che si assisteva ad una guerra per bande e se la corrente mia non vinceva tanto valeva restare sulle proprie posizioni e portare avanti la “opposizione” della propria corrente. E tutto questo è andato avanti per mesi davanti agli occhi attoniti degli iscritti, degli elettori e del paese sempre più stufo.

A cui si aggiunge anche il fatto che per anni il governo che ha gestito il potere non è stato eletto. Ed un altro grande errore è stato non fare le elezioni quando le condizioni erano favorevoli. Tutto sarebbe stato forse più semplice e chiaro. Un altro tremendo errore politico. Certo, le elezioni si potevano anche perdere allora, ma da quel momento in poi sono state perse tutte, quindi è difficile non condividere l’affermazione che peggio di così non era possibile.

Certo ci sono quelli che condividono tuto quello che è stato fatto, che sono d’accordo su tutto, che amano alla follia essere di una corrente (perché evidentemente hanno difficoltà ad elaborare una propria linea di pensiero da condividere) .

Una prima proposta:

cancellare immediatamente la coincidenza tra leader del PD e primo ministro. Le due cariche sono incompatibili dal punto di vista politico ed anche etico e pratico. Sarebbe un segnale che le cose cambiano, anche se ci vorrà ben altro. Certo oggi abbiamo una figura nuova di premier, in conto terzi…

Una seconda:

attivare tutti i canali telematici possibili per coinvolgere nell’elaborazione di un programma di governo per l’Europa e per il paese. Con l’idea di riuscire ad avere milioni di risposte. Il rito delle riunioni dei circoli (quelli che ancora hanno un anima) che danno tre minuti agli iscritti (parole che nessuno ascolta) per poi arrivare alla fine della riunione alla conta delle correnti e dei delegati, ha stufato qualsiasi persona che non si senta parte di una tribù che spera vinca e si porti a casa il potere (?). Una sorta di twitter detto di persona. Coinvolgere il più possibile, svolgere queste discussioni in rete parallelamente alle riunioni dei circoli, con indicazioni precise sulle questioni a cui le persone possono essere interessate, comprese le decisioni (e le non decisioni) che prende l’attuale governo, le scelte europee, le alleanze, ecc. Delle vere primarie delle idee in cui alla fine le persone che hanno partecipato si sentano partecipi ed accettino le possibili conclusioni, lasciando perdere le correnti nei fatti, accettando dopo essere stati in parte coinvolti le decisioni della grande maggioranza.

È un processo lungo e faticoso, in cui bisogna coinvolgere i veri protagonisti, i giovani. In cui inevitabilmente verranno fuori nuovi leader. E tutto questo deve essere favorito dagli attuali dirigenti che devono riuscire a stimolare le discussioni facendo chiaramente capire che quello che si prepara è un cambiamento epocale (e non l’idiozia della rottamazione, ci sono quarantenni già fusi, senza fare nomi, e ottantenni geniali) di cui loro, i leader attuali (o presunti tali) non saranno più parte riconoscendo finalmente che alcuni hanno molto più colpa di altri nella disfatta.

Si dirà: ma si perderanno le elezioni prossime (ci sono sempre elezioni prossime). Probabilmente sì, ma forse il futuro sarà diverso, profondamente diverso. Se questo passo inevitabile non sarà compiuto si perderanno le elezioni ma soprattutto non ci sarà un futuro prossimo.

Una ultima proposta potrebbe essere interessante:

si sa che  i  docenti universitari non lavorano mai, non fanno un mestiere faticoso, lavorano quando vogliono, in fondo la maggior parte di loro non è affatto "utile". Bene il taglio delle pensioni d'oro ma le pensioni sono il risultato degli "stipendi d'oro". Tagliamo a loro e a tutti quelli che hanno "stipendi d'oro" gli stipendi. Stabiliamo per legge quale è lo stipendio non d'oro e quindi anche le pensioni.

La cosa più tragicomica della proposta del governo (mezzo governo?) è che si fa passare l’idea che le pensioni sono basse perché ci sono quelli che hanno le pensioni d’oro che rubano i soldi a quelli che hanno la pensione bassa. Dimenticando che le pensioni sono pagate con i contributi di tutti (compresi gli immigrati) e quello che si deve fare è aumentare le pensioni minime con la solidarietà di chi guadagna di più (non solo i pensionati, tutti coloro che hanno redditi di qualsiasi tipo; insomma la solidarietà che è alla base dello stato sociale. Purtroppo i professori universitari sono pochi e quelli come me che hanno lavorato sino a 70 anni con in media 45-49 anni di contributi hanno una quota pari a 120 sommando anni di contributi ed età. E è stato loro impedito di lavorare (si fa per dire) sino a 72 perché la legge Gelmini tolse i due anni in più. Nei paesi normali i migliori professori universitari restano al lavoro (senza stipendio) sino a quando sono produttivi, mentre vengono allontanati quelli che già a 40 sono fusi (senza fare nomi).

Ma Tria se è un ministro serio deve trovare i fondi. Logica: una forza politica va alle elezioni con un programma, si pensa che le proposte che vengono formulate che hanno un costo economico rilevante contengano anche una idea di come finanziare quelle proposte. Vecchia politica! Bisogna essere creativi e pensarci dopo a dove trovare i fondi. Giusto.

Avvertenza: è una proposta provocatoria, ironica, grottesca, quella di tagliare anche gli stipendi, non si sa mai.

PS: sembra che le pensioni saranno già tagliate per decreto dal mese prossimo! Evviva!

Una risposta a “Riflessioni marginali sul fare politica”

  1. Qualcuno potrebbe condividere che, in Europa, la prima urgenza da promuovere sia assegnare primato civile-etico-politico alla cura-salvaguardia dei territori storici?
    Una tale scelta non comporterebbe pure di smettere di affidare il governo dell’Unione ai Presidenti dei singoli Governi (si pensi come, in Italia, la periodica assemblea dei Governatori regionali – ciascuno con diritto di veto – potrebbe governare il nostro già disastrato Paese)?
    Finché non ci sarà un principio comune di priorità politica, tutto sfuggirà di mano a tutti, maggioranze e opposizioni.
    Il ruolo dei professionisti della cultura (molti dei quali sono volontari degnissimi) è proprio quello di indicare processi di riconoscimento del primato etico-civile dell’Europa: perché non riprendiamo il lascito di Vincenzo Gioberti per la politica e di Giovanni Urbani per la cultura?

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