In una tempesta di merda i germi della possibilità

Matteo Moca

In quel piccolo e aureo libretto Che cos'è il contemporaneo?, che non ci si dovrebbe mai stancare di rileggere, e ancor di più in tempi come questi, Giorgio Agamben si cimenta nel difficile tentativo di individuare una possibile chiave di lettura per la nostra epoca. Ci sono un paio di estratti da tenere a mente, riduttivi in confronto all'opera, ma certamente indicativi rispetto ad una via da seguire: «Può dirsi contemporaneo soltanto chi non si lascia accecare dalle luci del secolo e riesce a scorgere in esse la parte dell’ombra, la loro intima oscurità» scrive Agamben, oppure, poco dopo, che «tutti i tempi sono, per chi ne esperisce la contemporaneità, oscuri». C'è infine un passaggio che recita che «contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo» ed è in particolare quest'ultimo a saltare alla mente leggendo il nuovo libro di Franco Berardi Bifo Futurabilità, pubblicato dalla casa editrice Nero nella collana Not (anch'essa strumento di grande aiuto per leggere la nostra epoca), traduzione, con aggiustamenti, dell'edizione inglese Futurability. The age of Impotence and the Horizon of Possibility (Verso Books, 2017). Il legame tra il libro di Agamben e questo sorge perché Berardi, con la forza dialettica ed evocativa che gli è propria, non solo guarda con intensità il fascio di tenebre del nostro tempo, ma squaderna davvero un pensiero nuovo per studiare la contemporaneità, un pensiero che non si nutre di alcuno spettro del passato (e non a caso in uno dei passaggi più duri del libro Berardi, sulla stessa scia di Agamben, scrive che «se vogliamo trovare una via di uscita, dobbiamo guardare la bestia negli occhi»). In Futurabilità, libro estremamente ricco di suggestioni e chiavi di lettura innovative, certo non ci saranno le risposte a tutte le questioni che solleva e che il presente richiede, ma certo è possibile rintracciarvi luoghi di grandissimo interesse da cui muovere: «La sola cosa che possiamo fare – oltre a non perdere mai il buon umore e l’ironia – è forgiare concetti per la comprensione del mondo che sta emergendo, per quanto orribile esso sia. Nel breve tempo di vita che rimane alla mia generazione, altro non resta che consegnare al futuro la possibilità di vita felice che rischia di essere seppellita dalla tempesta di merda. E capire, nel pieno di questa tempesta, dove covino i germi della possibilità».

Il punto da cui parte la lettura di Berardi è che i popoli, intrappolati nella loro impotenza, colpiti dalle forze convergenti del discorso libertario e dalle falle, ben nascoste, della tecnologia digitale, «hanno perso la calma». In questa nuova sfera in cui trovano a muoversi gli individui, la forza solipsistica identitaria e una stagnante cultura di appartenenza al proprio gruppo hanno sostituito qualsiasi afflato di solidarietà sociale, azzerando completamente le eredità dell'umanesimo, del rinascimento, dell'illuminismo e anche del socialismo (su quest'ultimo punto Berardi va molto in profondità, rileggendo in questa chiave anche i successi del discorso politico di Trump, Putin, Salvini e Orban). Nell'età dell'impotenza in cui l'uomo si trova a vivere oggi, sballottato tra i mondi incomprensibili della finanza globale e di una guerra permanente a bassa intensità che ha luogo nella vita quotidiana («l’incontro privo di sorriso nello spazio metropolitano, la violenza incessante dell’economia»), è evidente a tutti l'esigenza di un cambio di paradigma radicale ma esso sembra impossibile non solo da raggiungere, ma anche da pensare (su argomenti simili si attesta anche un altro libro piccolo e molto denso di Berardi uscito recentemente per DeriveApprodi, Il secondo avvento. Astrazione, apocalisse, comunismo, che rilegge l'attuale divenire del mondo secondo la metafora dell'apocalisse). A peggiorare ancora di più questo tipo di situazione è, secondo Berardi, la morsa duplice che stringe il mondo, cioè da una parte le forze del neoliberismo e dall'altra il nuovo ordine dei vari governi come quello di Orban e di Trump («sono tutti politici di cultura mediocre che annusano la possibilità di guadagnare potere incarnando la volontà di potenza della razza bianca all’inizio del suo declino»). Per analizzare la complicata questione qui rapidamente delineata, Berardi si affida a tre concetti, che sono poi le tre grandi sezioni in cui il libro è diviso, secondo lui mezzi in grado di aiutare la comprensione del presente e quindi fornire gli strumenti adatti per un suo cambiamento. Essi sono la «potenza», ovvero la volontà che piega e sottomette il possibile per ridurlo all'ordine («una potenza che può dispiegarsi solo quando il corpo diventa movimento»), il «potere» ovvero la scelta di un preciso campo di azione («chiamo potere la condizione di imposizione temporanea di un piano di possibilità, a sua volta selezionata tra molti piani di possibilità») e infine la «possibilità», che per trovare attuazione necessita di una potenza che permetta al soggetto di dispiegarla.

La secca in cui imperversa il mondo descritto da Berardi sembra però nascondere una possibilità di ribaltamento e soluzione: punto nodale deve essere la Silicon Valley, non intesa solamente come sfera di produzione in cui milioni di «semi-operai cooperano per la costruzione dell'automa di rete», ma come una rete vivente di legami e relazioni tra i lavoratori, anch'essi immersi in un variegato sistema di diverse condizioni sociali. Berardi chiude il suo libro con un'immagine assai evocativa: scrive che è necessario guardare alla Silicon Valley con lo stesso sguardo con cui Lenin guardava le officine Putilov nel 1917 o come veniva vista, negli anni Settanta, dagli autonomi, la Fiat Mirafiori, ovvero «come il nucleo centrale del processo di produzione, come il posto in cui il livello più alto di sfruttamento incontra la più alta potenza di trasformazione». È necessario allora un risveglio etico e una comune coscienza solidale dei «neuroproletari» per riuscire a scorgere le luci lontane della Futurabilità del titolo, «la molteplicità di possibili futuri immanenti: un divenire altro, che pure è inscritto nel presente».

Franco Berardi Bifo

Futurabilità, Nero 2018

pp. 246, euro 20

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