Separatezza e razzismo in forma di trattino

Andrea Comincini

Anthony Julian Tamburri è decano presso l’Istituto Italiano Americano John D. Calandra a New York e Professore di Lingue e Letterature Europee. Docente, saggista e curatore di vari scritti e riviste culturali, nel 2017 è stato insignito del titolo di Uomo dell’Anno dal National Council of Columbia Associations. Persona poliedrica e di incontestabile acume intellettuale, come si può notare in un breve saggio apparso nei primissimi anni Novanta e divenuto già un classico: Scrittori Italiano[-]Americani non racconta semplicemente lo stile, le forme e le esperienze di differenti connazionali, ormai americani a tutti gli effetti, raccolte nei loro libri e nella scrittura che li racconta, ma è un vero e proprio piccolo trattato di sociologia e un manifesto antirazzista.

In quel breve segno, il trattino, all’apparenza innocuo, si radica il simbolo di un mondo colonialista e classista che non esita a insinuarsi nella nostra vita quotidiana. Proprio nel linguaggio si annidano i pensieri e le azioni più pericolose: lungi dall’essere neutrale, ovviamente, la parola esprime non solo qualcosa di cui si parla, ma anche la mentalità dell’autore, il quale, se prevenuto, informerà il contenuto stesso di significati altrimenti assenti. Il razzismo ideologico è sempre linguistico, non esiste alcuna innocenza quando si selezionano le parole: l’uso del trattino, invece di unire o collegare due mondi, disgiunge, separa, allontana. È un “atto politico” ridondante dalla parte del dominio, spinge alla classificazione etnica, religiosa e sessuale. Come viene detto nella introduzione all’edizione italiana, “è segno colonizzante che, sotto la guisa della correttezza grammaticale, nasconde la sua ideologica e soggiogante forza”.

Cosa si cela dunque in questo millimetrico segno, tanto da creare tale cataclisma democratico? È chiaro: un non-luogo viene a crearsi, uno spazio dove non si è accettati dalla vecchia tradizione né assimilati nella nuova, oppure un in-between – espressione dello studioso Homi Bhabha – dove i soggetti postcoloniali vengono ghettizzati brutalmente.

La storia degli italiani d’America è specchio del linguaggio che li descrive: i linciaggi nel sud subiti dai neri vengono patiti anche dai nostri connazionali perché giudicati di pelle scura. Un razzismo nato da mostruose classificazioni, a cui non sfuggirono nemmeno gli irlandesi, sebbene bianchissimi secondo il canone Wasp (White Anglo Saxon Protestant), però appunto cattolici e non protestanti – dunque ottima carne da macello.

Il linguaggio e la grammatica tuttavia, come la storia, non si possono ingabbiare, addirittura si rivolgono ironicamente contro gli oppressori, ed ecco che nel libro appaiono neri autospacciantesi per bianchi poiché “sufficientemente chiari”, abili nell’ingannare l’oppressore e nell’utilizzarne le strategie. Si tratta dunque di contaminazioni, mescolanze, non solo linguistiche ma esistenziali, capaci di rivelare l’inconsistenza di qualsiasi razzismo, e l’energia magmatica di una nazione, l’America, dove l’identità è spesso una consapevolezza da conquistare.

Tamburri ci introduce a scrittori più o meno famosi, da Mario Puzo a Gilbert Sorrentino, e alla loro predisposizione psicologica nei confronti degli Stati Uniti: desiderio di essere accettati, omologazione, universalismo e ritrasformazione del proprio patrimonio d’origine. Tutto questo in sintonia con le istanze suddette, a dimostrazione che ala letteratura non vive in una torre d’avorio, ma è sempre espressione di persone e fatti reali. Al trattino, in definitiva, preferisce la sbarretta, (/), la quale altro non è se non una porta girevole da cui ognuno entra e ritorna, attraversando la propria vita. Scrittori italiano/americani quindi, per superare il gap ideologico della segregazione, e per evitare il passaggio dall’hypenation all’alienation, per sconfiggere la tendenza di compiacere il pensiero dominante e vivere con orgoglio – ma con semplicità, aggiungiamo noi – la bellezza di una identità che è soprattutto tale quando arricchita da più voci.

Anthony Julian Tamburri

Scrittori Italiano[-]Americani. trattino sì trattino no

prefazione di Anna Camaiti Hostert

MnM edizioni, 2018

è possibile acquistare questo libro in tutte le librerie e su Ibs.it

Una risposta a “Separatezza e razzismo in forma di trattino”

  1. Divertente!
    (involontariamente, purtroppo: la tesi “trattino razzista, slash porta girevole” sembra proposta davvero seriamente)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.