Alfadomenica # 5 – settembre 2018

Con il testo di Manuela Gandini sulla mostra di Marina Abramović in corso a Firenze, che avevamoannunciato la settimana scorsa, apriamo oggi un Alfadomenica nel segno della visualità. Il sommario infatti, oltre a questo intervento, comprende un sentiero di lettura sulla fotografia firmato da Elisabetta Marangon, un percorso di Michele Emmer su due mostre newyorchesi e una ricognizione di Ada De Pirro intorno alle molteplici valenze (anche artistiche) della scrittura a mano. Seguono due articoli che, a partire da libri recenti, si interrogano su legami e separatezze: Stefano Zangrando scrive dei ponti letterari tra Italia e Germania, Andrea Comincini del trattino (hyphen) come emblema di una visione razzista. In chiusura, l’Alfagola di Alberto Capatti. (Nota: il minispeciale dedicato a Paul Virilio sarà pubblicato nel prossimo Alfadomenica).

Manuela Gandini, Marina Abramović. Una donna sdraiata in una stella in fiamme

Elisabetta Marangon, La visione come costruzione

Michele Emmer, Corpi celestiali e altre ossessioni

Ada De Pirro, Scrivere a mano, una magia da mantenere

Stefano Zangrando, Aprire un secolo: ponti letterari italo-tedeschi

Andrea Comincini, Separatezza e razzismo in forma di trattino

Alberto Capatti, Alfagola / Paperino e la buona colazione

 

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