Alfagiochi / L’ora di arte

Antonella Sbrilli

Quando, nella scorsa rubrica, abbiamo proposto la ricerca della figura del prof di Storia dell’arte nelle storie di finzione, il ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli non aveva ancora detto, a Genova, il 18 settembre: “Anche io abolirei la Storia dell’arte. Al liceo era una pena”.

Alla fine di un lungo incontro con i sovrintendenti, in risposta a una osservazione tecnica sulle graduatorie da cui attingere organico, particolarmente affollate di storici dell’arte, Bonisoli si è lasciato andare alla battuta, incauta anche per la sua facile estraibilità dal contesto. Per rimediare, il ministro ha fatto appello all’ironia degli insegnanti, ma le polemiche per un po’ si sono accese, come era prevedibile.
Nella gerarchia percepita delle materie di studio, la storia dell’arte non gode dell’autorità secolare di Italiano, Matematica, Fisica, Filosofia ecc. Non avendo un grande peso curricolare, i docenti devono conquistare l’attenzione delle classi e organizzare lezioni multimediali con i mezzi a disposizione, visite ai musei ecc. È una materia complessa, che si muove su dorsali diverse e intrecciate, la storia, la tecnica, il gusto, l’immagine e la sua descrizione, l’estetica. È una materia che andrebbe incrementata nelle scuole di ogni ordine e grado, offrendo formazione diffusa al patrimonio culturale e maggiore occupazione ai tanti laureati del settore.
In questa prima domenica di autunno, insomma, siamo proprio tornati a scuola. E il nostro gioco di scandaglio sulla figura del professore o della professoressa di Storia dell’arte ha una sua inaspettata attualità. Grazie alla memoria di chi sta partecipando, il repertorio di esempi di professori narrati si accresce e rivela stereotipi e curiosità.

In prima battuta, emergono i film (ma ci sono anche dipinti e naturalmente racconti, di cui avremo modo di parlare).
Nel 2012 il film di Giuseppe Piccioni, Il rosso e il blu, permette a Roberto Herlitzka di incarnare i panni del “mitico professor Fiorito”, come scrive Stella Bottai che lo segnala. Mitico l’attore, il prof, e mitica la sua ultima lezione su “classicismo e romanticismo” i due poli fra cui oscilla disperatamente la preparazione all’esame di stato.
Un’altra storia che gioca sulla polarità – in questo caso fra parola e immagine – è il film Words and Pictures (2013), segnalato dalla storica dell’arte Cecilia Frosinini: competono nella formazione degli allievi un docente di letteratura e una docente di arte, la prof. Dina Delsanto, interpretata da Juliette Binoche.

Segnalata da diverse parti è poi la professoressa di Storia dell’arte dell’episodio Esami – Storia dell’Arte – Ceci n’est pas un Pips, dove Caterina Guzzanti interroga lo studente De Angelis (“mi parli dell’uso della luce nella fotografia di Marzia Pellegrino”), interpretato da Edoardo Ferrario, autore della serie.

Riproposizione di consolidate banalità, rari smascheramenti di luoghi comuni critici e storici, nostalgie e e passioni: il prof di storia dell’arte raccontato fin qui ci racconta questo. La ricerca va avanti.

Come sempre, si partecipa scrivendo a redazione@alfabeta2.it; su Instagram e Twitter seguendo l’account @alfabetadue e l’hashtag #alfagiochi.

IMMAGINE

Joseph Beuys, Come spiegare un dipinto a una lepre morta, 1965

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