Alfagola / Biblioteca colturale di gastronomia del dopolavoro

Alberto Capatti

È lì che si pescano I formaggi italiani, di Luciano Voegelin, anno 1933. In apertura quattro massime di Mussolini, due paginette dell’autore dell’Arte cucinaria in Italia, 1911, Alberto Cougnet (storpiato in Gougnet), la pagina pubblicitaria di Maghenzani Primo & Figli, parmigiano-reggiano, e poi si comincia con i formaggi duri, primo il grana. Quindi le ricette, non scontate in questo campo in cui domina il pane, precedute dalle varie paste per pasticceria a supporto dei formaggi stessi. Cogliamo al volo la

Mezza crema alla moderna

Mescolate della ricotta con della panna montata, nella proporzione di due terzi di ricotta per uno di panna. Dolcificate leggermente e mescolate con delle fragole di bosco o con dei lamponi, oppure con delle ciliegie snocciolate. Preparate il composto in scodelline di vetro e cospargetelo di noci tritate.

Per chi vuole marciare su un sentiero piano e dritto, senza grilli nella testa, in questo ricettario di stirpe lombarda – cominciare col Grana, cui segue il Grana Parmigiano Reggiano , è dare la parola d’ordine, troverà la

Coppa di mascarpone

Passate il Mascarpone per lo staccio e rendetelo malleabile con panna montata. Dolcificatelo, mettetelo in coppe che guarnirete con fette di banane zuccherate, anici, e nocciole tagliate per mezzo e tostate.

Attualizzare con il frullatore, accettare la banana che data la ricetta, e sgranocchiare qualche nocciola intera prima di guarnire …

2 risposte a “Alfagola / Biblioteca colturale di gastronomia del dopolavoro”

  1. A proposito di dolci mi viene in mente un poemetto del poeta greco Matrone (poeta greco, seconda metà del sec. IV a. C.) che descrive il dessert offerto in un banchetto :

    Fu poi allestito il dessert, su tavole colme:
    c’erano pere e mele succose,
    e melegrane e uva, la nutrice del dio Bromio,
    e di quella di fresco raccolta che chiamano “uva di pergola”.
    Proprio niente di questo assaggiai e pieno restavo sdraiato.
    Ma quando, gente, vidi entrare una bionda, dolce, grande,
    rotonda figlia di Demetra, una ciambella sfornata,
    come potevo allora astenermi da quella ciambella divina?

    (vv. 111-118) dal ” Banchetto attico” Di Matrone

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