Il popolo, l’abisso e il pilota automatico

Franco Berardi Bifo

Dopo le elezioni italiane del 2013 Mario Draghi disse: “nessuno si preoccupi, l’economia europea va avanti con il pilota automatico”.

L’avanzata dei cinque stelle mostrava che l’austerità finanziaria stava spostando gli equilibri elettorali e l’umore degli elettori, ma col suo malinconico sorriso intelligente Draghi suggeriva che la società ha il diritto di esprimere il suo parere e la sua volontà attraverso democratiche elezioni, ma questo alla fine non cambia niente, perché la finanza è una cosa seria e non si lascia certo influenzare dal volubile sentimento delle genti.

Come abbiamo visto negli ultimi dieci anni Mario Draghi aveva ragione. Milioni di persone sono scese nelle strade nel 2011 per protestare contro il prelievo sui salari e le pensioni operato dal sistema bancario. Ma il prelievo non si è mai interrotto, anzi è stato costituzionalizzato con il nome fiscal compact. Nel 2015 il 62% dei greci ha votato no al memorandum delle troika ma Tsipras ha dovuto piegare la testa e levarsi la giacca. Mezzo milione di giovani greci hanno abbandonato il paese che intanto sprofondava nella depressione.

Questo è accaduto dovunque: una piccola minoranza si è impadronita della ricchezza prodotta dalla società e i lavoratori hanno perduto metà del loro reddito, hanno perduto i servizi sociali che rendevano la vita tollerabile, e sono costretti a lavorare di più e in condizioni sempre più precarie. Alla fine la società ha perduto la calma, come non capirlo? ed è venuto fuori il popolo.

E il popolo vuole una cosa sola: vendetta. E vendetta avrà. La vendetta non vuol sentir ragioni perciò è inutile spiegare, argomentare, cercar di convincere o dissuadere. Chi vuole vendetta è pronto a qualsiasi orrore, è anche ciecamente pronto a finire nell’abisso.

Perciò mettiamoci l’anima in pace: in quale abisso finiremo esattamente non è chiaro, ma chi avrà la sventura di vivere nei prossimi dieci anni l’abisso non lo eviterà.

Chi ha predisposto le condizioni per l’abisso? La smorfia ringhiante di Matteo Salvini, o il malinconico sorridente Mario Draghi?

Il pilota automatico è la ragione sottomessa all’algoritmo. Ora il popolo si è arrabbiato e non intende più ascoltar la ragione. La ragione è spenta, parla il popolo.

Il popolo non esiste, naturalmente. È un’astrazione romantica che finge di essere molto concreta. Ha i muscoli tesi, la bava alla bocca, gli occhi fuor dalle orbite, ed è assetato di sangue.

Il popolo è la società che ha perduto il ben dell’intelletto, la società privata della capacità di parola, di analisi e di sintesi, il popolo è la società quando la complessità dei conflitti e delle mediazioni è stata cancellata dall’automatismo della finanza, e la ricchezza delle forme di vita è ridotta all’identità.

Come Hitler e come Mussolini, che strepitarono all’inizio contro la finanza per diventarne alfine i beniamini, anche Matteo Salvini sa bene che il pilota automatico è un nemico troppo forte per lui. Quindi inventa dei nemici deboli, anzi sceglie i più deboli di tutti, quelli che non hanno l’energia per difendersi né per reagire, quelli che il colonialismo bianco ha ridotto alla miseria e le guerre euro-americane hanno precipitato nel caos. Quelli che travolti dai flutti cercano un porto sicuro e trovano la guardia libica.

Ma Salvini non è il primo assassino che abbia occupato il posto di Ministro degli Interni. Senza risalire a Mario Scelba, ricordo che quaranta anni fa un Ministro degli Interni uccise un mio amico che si chiamava Francesco Lorusso. E ricordo che negli ultimi tre anni un altro Ministro degli Interni ha decretato con grande approvazione di tutti i democratici che i migranti vanno bastonati mentre annegano, o vanno consegnati ai torturatori libici.

L’incombente assassino degli Interni è soltanto più stupido, più fanatico, ma non per questo più pericoloso. Pericoloso infatti non è Salvini, ma l’assenza di un’alternativa alla sua demenza criminale.

I liberal-democratici credono (o fingono di credere) che il nazional-socialismo sia una tempesta temporanea e alla fine la democrazia ragionevole tornerà. Si fanno delle illusioni: la democrazia è morta e non risorgerà né in Italia né negli Stati Uniti.

Presto coloro che hanno votato per Trump o per Salvini capiranno che il loro salario non ha smesso di diminuire, e che la precarietà e la disoccupazione non sono destinate a recedere, ma non per questo torneranno a votare per i patetici politici della sinistra. I nazional-socialisti cercheranno piuttosto un capro espiatorio, anzi lo hanno già a portata di mano: le vittime di cinque secoli di colonialismo premono ai confini d’Europa e sono già rinchiusi in campi di concentramento tutt’intorno al mar Mediterraneo.

La memoria dell’Olocausto novecentesco è destinata a impallidire di fronte all’Olocausto che si sta preparando. La differenza è che oggi dalla parte dei nazisti c’è uno stato che si definisce ebreo.

Il processo che ha portato al trionfo del nazional-socialismo in larga parte dell’occidente assomiglia a quello che si svolse negli anni trenta del secolo passato, ma la conclusione sarà differente.

Non sarà la resistenza a portarci fuori dall’abisso, ma solo l’emergere di una soggettività collettiva cosciente che sia capace di smantellare il pilota automatico, di sostituire l’automatismo finanziario capitalista con un programma al servizio dell’utile sociale.

Ma una soggettività all’altezza della catastrofe non potrà emergere se non dallo sconvolgimento che la catastrofe sta preparando. Nel frattempo occorre anzitutto non smettere di capire, e occorre moltiplicare i giusti tra le nazioni: coloro che non si riconoscono in nessuna razza e in nessun popolo, coloro che non si piegano all’infamia e restano umani, silenziosamente o rumorosamente.

9 risposte a “Il popolo, l’abisso e il pilota automatico”

  1. BRUCERANNO DIECIMILA TROIA. E NON SARANNO STATI I GRECI A DARLE FUOCO…. *

    – Roma soggiogò la Grecia,
    – la Grecia soggiogò Troia,
    – ma Troia soggiogò la Grecia,
    – soggiogò Roma,
    – e tutta la Terra.

    – Non sarà niente di previsto!
    – Hitler, il Vietnam saranno niente a confronto.
    – La violenza subita e immagazzinata da secoli
    – nel nostro corpo – terrestre!,
    – tenuta a bada da catene sempre più solide,
    – infine eromperà.
    – L’inimmaginabile!

    – Chi sogna l’età dell’oro? Chi dello Spirito?

    – Occorre prima liberare la bestia legata
    – nel buio sotterraneo della storia.
    – Quale follia tenerla in eterno legata
    – nel più profondo degli abissi.
    – Esploderà e disintegrerà l’universo dal più profondo …
    – fino all’Altissimo.

    – Nessuna maschera servirà più. La follia esploderà
    – immensa.
    – Solo allora e solo allora l’alba di un nuovo giorno.

    – BRUCERANNO DIECIMILA TROIA.
    – E NON SARANNO STATI I GRECI A DARLE FUOCO.

    – Quasi-Sole sarà la Terra. Nessuno potrà nascondersi.
    – Le fiamme arderanno e bruceranno tutte
    – le miserie dei millenni.
    – Il calore fonderà un altro essere.
    – Un oltre essere umano allieterà la Terra.

    – Chi riuscirà a traversare il fuoco?
    – Chi si lascerà traversare dal fuoco?

    – Una freccia di fuoco illumina il mondo.
    – Virgilio, Gioacchino, Francesco…
    – Dante ha già capito ed è andato oltre.
    – Oltre la preistoria, oltre la tragedia.

    Federico La Sala (1977)

    * Cfr.: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1612

  2. Non è la vendetta il problema ma il popolo che, anche se non esiste, anzi proprio per questo, è GESTITO da algoritmi che non sono solo finanziari ma dispositivi polizieschi, economici. linguistici, psicologici, “politici” e “sociali”.
    E la vendetta va ricercata, organizzata e praticata e consumata. Con metodo e a freddo.
    Invece sul terreno dell’illuminismo, della ragione e del linguaggio, della parola e della morale si alimenta lo Stato e lo stato di cose presenti.
    La ragione è dei fessi fa un antico detto popolare. Ed è cosi. La ragione senza potenza è niente, E’ una non-prassi consolatoria e compiacente e quindi impotente e inutile se non per produrre una autorefenzialità da setta.
    Occorre organizzare la potenza di parte con la sua ragione. E c’è stato un tempo in cui l’abbiamo fatto. Con sbagli anche enormi. Ma che possiamo non ripetere.
    Siamo alla fine di epoca e l’apocalisse verrà, è inevitabile.
    E noi dobbiamo stare dalla sua parte non con l’eterno presente.

  3. Per contenere l’ondata, se di ondata si tratta e non di un fenomeno strutturale, occorre dismettere i panni arrendevoli più o meno riconducibili ad un metafisico “fato”e con pazienza e coraggio mettere assieme le intelligenze di sinistra dismettendo i panni di possessori di verità e invitando ad attivarsi ,ciascuno nel proprio ambito, senza però chiudervisi. Una nuova alleanza di cultura e politica, di analisi radicale e proposta politica. Individuerei nella più trascurata idealità della triade rivoluzionaria, fraternité, nel suo versante laico – senza alcuna polemica con il mondo delle religioni – la parola d’ordine da cui ri-partire. Essa mi pare riassuma le altre due senza contraddirle, anzi, potenziandole e senza cadere in facili sentimentalismi peraltro facilmente smentibili alla luce dei miti di fondazione.

  4. Coraggio, penso e sento come te, caro Bifus: sappiamo come coltivare e crescere l’amorevole amichevolezza verso noi stessi, l’ambiente e chi ci è prossimo
    Abbracci Marcella

  5. UNA PICCOLA “ODISSEA”. Le pene del lino contro le pene dell’inferno …

    SE consideriamo “il presente come storia” (e non seguiamo la “moda” – W. Benjamin!) e ri-flettiamo appena un po’, comprendiamo che il programma del “qui ci faranno diventare tutti fascisti” (Pietro), almeno dal 1977 a oggi, avanza al galoppo, e, continuare a non saper delle “pene del lino” porta l’intero “popolo” immediatamente e solo a vivere le “pene dell’inferno” (cfr.: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1612#forum3143987 ). L’abisso è già spalancato….

    Federico La Sala

  6. “La pietra che qualcuno lancia nei centri di commando del Capitale e la pietra renale di cui un altro soffre sono intercambiabili. Proteggiamoci da pietre renali!”
    SPK – Fare della malttia un’arma, 1972

    La ‘tanto desiderata’ via d’uscita dall’impasse in cui ci ha condotto l’automa finanziario capitalista e, purtroppo, anche l’incapacità di una sinistra del colletto ritto (con o senza cravatta) consisterebbe quindi nella “soggettività collettiva”.

    Di chi e di che cosa? Nel suo nuovo contributo il compagno Franco Berardi Bifo ha sostituto i “lavoratori cognitivi iperconnessi” della Silicon Valley in cui poneva la sua speranza che saltassero l’Apocalisse (vedi il suo articolo “Saltare l’Apocalisse”, pubblicato da Info-Comune il 15 luglio 2018.

    Davvero una prova della propria inettitudine o un segno di inadeguezza? Oppure un tentativo inadeguato di reintrodurre con 40 anni di retardo – seppure storpiando e mutilando – quanto sostenuto dal Collettivo Socialista di Pazienti (SPK) già nel 1970.

    Convincetevi voi stessi. Nel suo famoso libro SPK – Fare della malattia un’arma i pazienti rivoluzionari dell’SPK scrivono fra l’altro, già nel 1972:

    “Secondo Marx, esiste una necessità che dalle contraddizioni insite nel capitalismo risulta il socialismo. Questa necessità, che deve essere ancorato in ogni singolo individuo, è la malattia, la sofferenza soggettiva, le contraddizioni immanenti dell’individuo che cambiano la coscienza e spingono all’azione. La necessità è il disagio sensoriale di cui il singolo individuo diventa cosciente.”

    (Vedi http://www.spkpfh.de/KKW_ital_Indice.htm , vi anche la tavola cronologica della storia dell’SPK e del Fronte di Pazienti, prologo di Wolfgang Huber, fondatore dell’SPK e primo paziente del Fronte di Pazienti, prologo di Jean-Paul Sartre).

    Su simili tentativi di plagio o fondatore dell’SPK e del Fronte di Pazienti avvertiva il pubblico italiano già negli anni 90:

    “Chi verrà ad introdurci così maldestramente tra trent’ anni?, invece di introdurCi finalmente stretto, conciso e preciso, e di molto in anticipo sui tempi, com’ è già possibile, ma come non è stato fatto da altri a partire dagli anni 70, e ciò malgrado le dimensioni, la vastezza e la qualità dei nostri materiali, presentati così come mai è avvenuto in altri contesti rivoluzionari.”

    Ed egli conclude: “La specie umana che ancora deve essere creata da tutti e per tutti (eccezione PF/SPK(H)!) – e la specie umana si può far’ sorgere soltanto dalla malattia – non conosce né separati né esclusi o oggetti-cose per i politici che fanno politica e politica della redazione, non li conosce né prima e, a maggior ragione, neppure dopo la neo-rivoluzione in forza di malattia. Ogni singolo conta, e nessuno si trova situato al di fuori di questo nesso. Un extra-comunismo, un extra anarchismo, un extra Internetismo non esiste. Senza tutti, tutto è niente.” (Wolfgang Huber)

    Va da sé che vi sono inclusi anche i rifugiati e i profughi da qualsiasi paese provengono.

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