Have a good day!

Daniele Vergni

Nel momento in cui inizia uno spettacolo si dissolve definitivamente quel vociare già fievole, scompare il calpestio degli ultimi arrivati e il bip dell’ultimo cellulare che si spegne. In quel momento s’avvia un respiro che non mi è ancora chiaro se si trattenga o rilasci. Il respiro è un modo essenziale per indicare un ritmo, per prenderlo, a volte stravolgerlo. Have a good day!1 – opera per 10 cassiere, suoni di supermercati e pianoforte, di Vaiva Grainytė, Lina Lapelytė e Rugilė Barzdžiukaitė – presentata a Roma all’interno di FLUX, Festival Lituano delle Arti, presso il Teatro Argentina, impone il suo ritmo fin da quando lo spettatore entra in sala. Vediamo dieci cassiere su dieci piattaforme separate e sotto dieci neon, uno per piattaforma, in fila orizzontale. Le cassiere hanno le divise blu, in mano un volantino con segnati i codici dei prodotti e lo strumento che registra e batte i codici a barre. Il neon s’illumina quando la sua cassiera ha da dirci. La sua cassiera. Quello che sembra è proprio che la cassiera appartenga alla sua postazione e in una logica baudrillardiana (è l’oggetto che ci pensa) qualsiasi messaggio è frammentato e/o mescolato con la pubblicità. Ma gli oggetti non solo ci pensano, in quest’opera “ci” fanno anche ambiente. Nessun respiro ci introduce nel mondo della scena: entrati in sala ascoltiamo fin da subito un vociare che sta per spegnersi ma è continuo e i bip dei prodotti battuti dalle commesse. Quest’ambiente sonoro come nei supermercati scandirà il tempo durante tutta l’opera con uno spessore puntuale. Questo sciame di bip accoglie bene nel suo ritmo ostinato la composizione che si gioca su ripetuti e ritornelli. Un certo gusto minimalista nella composizione è evidente. Gran parte della composizione è retta dalle voci delle cassiere, che passano dai soli illuminati sotto il neon ai cori, intervallando al canto momenti di parlato intonato.

Ognuno ha i suoi bip da ascoltare otto ore al giorno e l’apertura dell’opera ci mette davanti a una cassiera che canta una ninna nanna ai suoi prodotti, ce li racconta come fossero i suoi bambini “la panna dorme, lo yogurt soffre d’insonnia / orgoglioso di non essere scontato”. Quella che sembra essere una assurda ninna nanna per i prodotti del discount rivela dei passaggi in cui dai prodotti si passa ai corpi che lavorano, alle loro mansioni, ai loro movimenti che si ripetono quotidianamente. È una ninna nanna che racconta un lavoro che nasconde un mondo in cui i sorrisi ai consumatori rivelano la loro natura: quella di interfaccia. “Salve, grazie, buona giornata” ripetono tutte in un incastro ritmico da cui pian piano le voci si sciolgono lasciando una sola voce, per poi aumentare di nuovo, mentre una cassiera ci racconta il sogno che una volta era americano e oggi è un’illusione su scala mondiale: “guardare da uno scaffale come da una finestra di Miami Beach”. I cori ripetono i nomi dei prodotti e soprattutto ci ricordano di comprare. Buio. Le cassiere riprendono a battere i loro prodotti. Sulla destra, fuori dal palco, c’è un altro neon e un pianoforte, suonato dalla guardia del supermarket. Vediamo le piccole luci rosse che battono i prodotti e ascoltiamo il pianoforte tra i bip. Si riaccendono i neon e le cassiere cantano i codici dei prodotti, mentre una di loro ci racconta di come accadono gli errori sul posto di lavoro, bisogna poi dirlo al capo, un po’ di vita privata che irrompe e rende la figura un bordo che si fa riva tra la fatica quotidiana d’essere un numero e la fatica da compiere nel poco tempo rimasto ad essere sé stessi, con le proprie piccole storie, come ad esempio le vacanze da organizzare o un nuovo contratto da firmare. Questi piccoli spazi intimi sono sempre un po’ schiacciati dai cori di prodotti, di pubblicità, o accompagnati da cori di “i”, di “o”, di “e”. C’è una tendenza negli interventi delle prime cassiere a concludere sempre nel coro, in fondo ogni storia è la storia di tutte, e di tutti. Non fino in fondo però, ci sono anche i modi di cantare e parlare che differenziano i vissuti, le storie, mentre le pubblicità sono i ritornelli che tornano a ricordarci che quelli sono bip e non cicale durante una scampagnata. Veniamo a sapere che il figlio di una commessa sta andando con la nonna al cimitero a trovare i parenti, proprio mentre lei ha messo dei prodotti congelati nel reparto sbagliato, quando non ha applicato i nuovi prezzi. È un parlato intonato e veloce il suo, sembra nascondere un canto che vorrebbe uscire fuori da quell’alienazione, ma è lì, mentre il flusso lo percuote. Segue lo schema che fa del buio la cesura tra le storie e si susseguono una serie di interventi che strappano sorrisi agli spettatori, tra storie di consumatori bislacchi o troppo furbi. Anche la cesura ambient fatta con pianoforte e bip si ripete, prima dell’ultima parte dello spettacolo che continua con lo schema delle storie: chi ha il figlio lontano che vorrebbe andare a trovare ma che per ora può solo sentire attraverso Skype, il classico figlio che vive a Londra e cucina male – “immagino cosa mangi” ci dice, strappandoci un sorriso familiare; chi fa la dottoranda; chi vive la vita come un regalo cantando a loop “ogni giorno è un regalo”, mentre il coro dice che ama la fine del mese, le bollette, i corridoi dei prodotti to buy the same you bought. Ostinata e martellante la voce passa dalla lista dei prodotti ai giorni della settimana. Si affievoliscono le luci mentre il coro continua, aumenta il suono di fondo dei bip e il vociare, sempre più insistente e presente, i neon traballano, qualche scatto di luce ma è sempre tutto più scuro, fino a quando permane un effetto flicker (strobo) irregolare. Il coro e il suono continuano incessanti e a volume sempre maggiore finché si accendono tutte le luci, rimane il bip e il vociare in sottofondo, le cassiere battono i loro prodotti e l’opera è finita, ma non il suo respiro, presente da prima e che non cessa nella quotidianità dei lavori che siamo.

Con Have a good day! Vaiva Grainytė (autrice del libretto), Lina Lapelytė (compositrice e direttrice), Rugilė Barzdžiukaitė (regista e scene) ci presentano un’opera che sceglie l’ironia per mostrare un altro volto del capitalismo. Non ci sono denunce morali, come non c’è un inizio e una fine, ma solo un pezzo di tragitto che tutti facciamo tra i bip, tra le proprie storie e quel prodotto nuovo che dicono sia davvero rivoluzionario!

Have a good day!

Libretto di Vaiva Grainytė
composizione e direzione Lina Lapelytė
regia e scene Rugilė Barzdžiukaitė
luci Eugenijus Sabaliauskas
costumi Daiva Samajauskaitė
ingegnere del suono Arūnas Zujus
prodotto da OPEROMANIJA

Cassiere: Indrė Anankaitė-Kalašnikovienė, Liucina Blaževič, Vida Valuckienė, Veronika Čičinskaitė-Golovanova, Lina Valionienė, Rima Šovienė, Milda Zapolskaitė, Rita Račiūnienė, Svetlana Bagdonaitė, Kristina Svolkinaitė
Security Guard: Kęstutis Pavalkis (piano)

1 L’opera Have a Good Day! nel 2013 è stata selezionata dall’International Theatre Institute (ITI) per la finale del concorso mondiale Music Theater NOW (Biennial for Performing Arts, Jönköping, Sweden), dove è stata premiato con il Globe Teana-Theater Observation. Nel 2014 è stata premiata con il Golden Stage Cross e due premi del Baltic Theater Festival. Nel 2015 l’opera è stata premiata con il Main Prize del festival Fast Forward di Braunschweig (Germania).

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