‘Oh sole mio, Tomas Saraceno a Genova

Francesca Pasini

Ci sono artisti che danno figure all’immaginazione della scienza. Tomas Saraceno indaga la possibilità di “abitare l’atmosfera”.

Alla galleria Pinksummer di Genova, fino al 5 ottobre, presenta Albedo, una collezione di opere che si prefiggono l’interdipendenza con l’aria. Non si tratta solo di una magistrale capacità compositiva, ma di uno studio sull’energia solare e sulla possibilità di usarla per eliminare, o almeno ridurre, l’uso di combustibili fossili o nucleari.

Da questa prospettiva nasce Aerocene, una comunità di studio, fondata dallo stesso Saraceno che così la definisce. “E’ un tentativo artistico interdisciplinare di elaborare nuovi modelli di sensibilità riattivando l’immaginario comune, attraverso la collaborazione etica con l’atmosfera, e l’ambiente. L’attività si manifesta nell’analisi e nella diffusione di sculture più leggere dell’aria, che galleggiano solo con il calore del Sole e i raggi infrarossi della superficie terrestre. Aerocene immagina nuove infrastrutture che sfidano e ridefiniscono il diritto internazionale alla mobilità, rovesciando l’approccio estrattivo e incoraggiando la spinta ascendente”. Un’ozione scientifica che Saraceno raffigura artisticamente.

Il luogo della mostra è una coincidenza significativa. A Genova è vissuto Giovanni Francia un pioniere della ricerca solare. Nel 1961 a Roma, alla Conferenza delle Nazioni Unite sulle nuove fonti di energia, presentò i risultati della sua ricerca per trasformare in energia il calore del sole, abbondante ma a bassa temperatura. Consiste in questo: attraverso campi di specchi piani, a concentrazione lineare e puntuale, si cattura il calore che, generando vapore, aziona una turbina, che a sua volta aziona un generatore elettrico. Concentrando in un punto il calore del sole si ottiene, infatti, la temperatura necessaria per attivare i generatori, senza tuttavia un aumento di temperatura nell’atmosfera, come avviene con i sistemi a carburanti fossili/ estrattivi.

Da questa intuizione Francia costruì, a metà anni ’70, sulla collina di Sant’Ilario a Genova, la stazione solare a torre a concentrazione puntuale, all’interno dell’Istituto Agrario Bernardo Marsano. Fu ultimata nel 1980, anno della morte di Francia, ma nel 1985 Enel la chiuse. Finito lo choc petrolifero del ’73, calò, infatti, l’attenzione sui nuovi modelli di energia.

L’impianto di Giovanni Francia è però tuttora esistente e Tomas Saraceno l’ha usato, nel mattino dell’opening, per far volare un pallone/mongolfiera e mettere in pratica il dialogo tra arte e scienza.

Già nel 2010, in Argentina, aveva realizzato l’esperimento di sollevare attraverso un pallone/ mongolfiera una piccola tenda, su cui si trovava lui stesso (Space Elevator). Ne aveva tratto fotografie e video del luogo e di se stesso, sospeso in questa tendina da campeggio. Una fantascientifica esperienza dell’abitare nell’atmosfera, resa visibile attraverso l’arte.

Nella mostra Albedo, di Genova, Saraceno incarna l’idea leonardesca dell’artista inventore e propone un percorso energetico alternativo, con studi e potenzialità reali alle spalle. Da un lato ci ammalia con le sue sculture; dall’altro ci mette a conoscenza di un campo di ricerca. Il legame “arte scienza”, spesso evocato nel suo aspetto concettuale, trova una dimensione educativa, storica, critica. E questo aiuta la comprensione sia dei suoi esperimenti artistici, sia di una straordinaria invenzione scientifica, dimenticata dai più.

Saraceno parla di corridoi d’aria in grado di veicolare l’energia della torre a concentrazione puntuale di Giovanni Francia, in cui far volare le sue sculture e rendere attivi sistemi energetici che diminuiscano la pressione di calore sul pianeta. Sembra un’utopia, ma sappiamo che l’arte e la scienza hanno visioni che vanno oltre il sentimento comune di realtà e che resistono nel tempo. Per questo penso che Tomas Saraceno abbia seguito con criteri contemporanei la lezione di Leonardo.

E quando, in un angolo della galleria Pinksummer, una scultura riflettente, leggerissima, dalla forma di un ombrello aperto, cattura luci, ombre, figure umane, altre sculture in sottili bacchette di carbonio che disegnano immaginarie orbite di pianeti immaginari, intuiamo i corridoi di Saraceno per utilizzare l’energia del sole e la possibilità di “colmare un abisso con l’aria”, come scriveva Emily Dickinson.

Tomas Saraceno, Albedo, 6 luglio – 5 ottobre 2018

Galleria Pinksummer Palazzo Ducale – Cortile Maggiore

Piazza Matteotti, Genova

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