Michael Pollan e la nuova scienza psichedelica

Bernardo Parrella

Quanto siamo vicini a un mondo in cui la terapia psichedelica sia sancita e applicata dai medici, e come potrebbe operare un sistema di questo tipo? E perché mai lo stesso trattamento dovrebbe funzionare per disturbi apparentemente così diversi tra loro, quali depressione, dipendenza e ansia?

Queste alcune delle domande-chiave sulle potenzialità del revival psichedelico (sintetizzate in un articolo del novembre scorso) affrontate a fondo dal nuovo libro di Michael Pollan, How to Change Your Mind: What the New Science of Psychedelics Teaches Us About Consciousness, Dying, Addiction, Depression and Transcendence. A poco più di un mese dalla sua uscita negli Stati Uniti, tante le recensioni e le interviste apparse su pubblicazioni di ogni tipo, come pure i podcast e le discussioni online, oltre ad aver scalato rapidamente la classifica dei bestseller del New York Times e di Amazon.com. Aggiungendo lo strascico di rilanci sui social media e il tutto esaurito delle presentazioni in librerie da una costa all’altra del Paese (fino a Londra), è stato già raggiunto l’obiettivo primario del libro: informare in dettaglio e ampliare al meglio il dibattito pubblico su queste sostanze (senza voler suggerire comportamenti illegali di alcun tipo, visto che trattasi tuttora di “droghe proibite”).

Pollan è un giornalista-saggista alquanto noto (anche in Italia) per i suoi precedenti bestseller su questioni d’attualità affrontate con piglio decisamente originale, tra cui In difesa del cibo, Cotto, Il dilemma dell’onnivoro. Quest’incursione nell’ambito psichedelico, per quanto apparentemente lontana dalle sue precedenti indagini, in realtà ne integra il percorso non-lineare teso a indagare l’evoluzione biologica e culturale della nostra specie in stretta simbiosi con le altre specie e la natura in generale, fino ad affrontare l’eterno enigma della formazione della coscienza. Poiché «far parte del mondo naturale è un’attività reciproca», sostiene Pollan, l’ingestione di funghi magici, ayahuasca e altre piante psicotrope (dalla cui sintesi chimica sono poi derivati Lsd, Mdma e altri composti) rimane parte importante di questo rapporto reciproco fin dalla notte dei tempi. La pratica di sperimentare stati alterati di coscienza merita quindi un’esplorazione a tutto tondo proprio qui e ora, nel contesto contemporaneo occidentale, dove la nuova scienza psichedelica offre buone promesse per la ricerca scientifica e le malattie mentali, e fors’anche per il benessere dell’umanità e del pianeta stesso.

Si tratta di un bel tomo (oltre 460 pagine, di cui le ultime 50 per note, glossario e bibliografia), in parte dedicato alle esperienze di uno «psiconauta improbabile», come si auto-definisce l’autore, alle prese con sessioni a base di Lsd, psilocibina, Dmt e ayahuasca, sotto l’assistenza di guide esperte per quanto underground. Passaggi obbligati questi per capire davvero se e quali siano le qualità di simili “medicine per la mente”, sia per rinnovare il campo delle neuroscienze sia per validare una visione del mondo meno materialista. E portano a riflessioni personali come la seguente:

Se non altro, queste esperienze mi hanno insegnato che è la nostra struttura psichica a contrapporsi tra noi stessi e nuove incredibili dimensioni di esperienza, sia relative al mondo esterno che alla nostra mente. La consapevolezza è qualcosa di ben più grande dell’ego, e possiamo apprezzarla non appena quest’ultimo si azzittisce. Questa dissoluzione dell’ego (o trascendenza) non va affatto temuta, bensì diventa il prerequisito verso qualsiasi progresso spirituale.

Pur mostrandosi scettico riguardo ai resoconti di taglio mistico (o finanche religioso) proposti in passato da note figure, tra cui l’autore britannico Aldous Huxley o lo psicologo americano William James, neppure Pollan può dunque evitare di ricorrere alla medesima terminologia per descrivere “l’ineffabile” delle sue stesse esperienze. Da navigato giornalista sta però ben attento a non cadere nella trappola dell’evangelizzazione – come è stato invece il caso di Al Hubbard, che tra il 1951 e il 1966 si stima abbia fornito legalmente l’Lsd a circa seimila individui in Usa ed Europa, e poi dell’etnobotanico visionario Terence McKenna scomparso nel 2000 – la cui eccessiva disinvoltura ha inconsapevolmente contribuito alla messa fuorilegge di queste sostanze e al conseguente blocco delle promettenti sperimentazioni scientifiche avviate degli anni ’50 e ’60. Né mancano le ripetute critiche a quel bagaglio socioculturale – lo stigma– che gli allucinogeni si portano dietro fin da certi eccessi della controcultura innescati da Timothy Leary, docente a Harvard poi trasformatosi in guru dell’acido, inclusa l’isteria mediatica e le leggende urbane sui danni irreversibili al cervello e l’ondata di suicidi (eventi mai comprovati).

In ogni caso, gran parte del testo Pollan rimane impegnato a scandagliare con rigoroso piglio investigativo le recenti indagini scientifiche e i test clinici in corso nel mondo anglofono, intervistando ripetutamente i ricercatori e gli esperti in prima linea: da Robin Carhart-Harris, co-responsabile delle prime scansioni high-tech del cervello umano sotto Lsd realizzate nel 2016 all’Imperial College londinese, al factotum della Maps (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies), Rick Doblin, fino alla massima autorità nel campo della micologia, l’autodidatta ed eclettico Paul Stamets. Un intero capitolo è dedicato alle odierne terapie psichedeliche autorizzate, riportando le riflessioni dei pazienti (e loro famigliari) coinvolti nei test in corso alla New York University e alla John Hopkins University di Baltimora sull’uso della psilocibina per alleviare l’ansia dei malati di cancro terminali, e alte sperimentazioni contro la dipendenza da nicotina (ancora alla Johns Hopkins) e da alcol (presso l’Università del New Mexico). Si tratta per lo più di resoconti positivi e promettenti, forieri di ulteriori studi relativi a un maggiore numero di soggetti, passo obbligato nel lungo processo verso la terapia legalizzata. E pur passando in maniera fluida da un aspetto all’altro dell’intricato percorso psichedelico, i vari capitoli del libro aderiscono a un inesorabile fact-checking ed evitano i toni semplicistici, senza nascondere rischi o problemi e proponendo un percorso multidisciplinare basato su un approccio sempre scettico e prudente.

Se c’è una conclusione che si può trarre dal libro, riguarda infatti l’urgente necessità di proseguire al meglio le sperimentazioni a tutto campo, evitando «certi facili entusiasmi della comunità psichedelica, ieri come oggi», come ha insistito Pollan anche nelle presentazioni dal vivo, inclusa quella tenuta al campus dell’Università del New Mexico ad Albuquerque a cui ero presente. Ennesimo evento da tutto esaurito: oltre 400 persone, per lo più di mezza età e a maggioranza femminile, insieme a gruppi di studenti e altri dell’ambiente accademico locale. A conferma del fatto che comunque sia il target primario di How to Change Your Mind sembra rimanere la middle-class americana bianca, soprattutto quanti poco o nulla sanno del percorso psichedelico dipanatosi nell’ultimo mezzo secolo. E pur a fronte del dibattito su pro e contro di queste sostanze innescato dal successo mediatico-commerciale del libro, resta da vedere se e quanto ciò potrà effettivamente “liberalizzare” le conseguenti terapie, al di là di pochi test clinici basati su criteri assai stringenti per i pazienti qualificati, i quali poi ricevono solo parziali rimborsi-spese e assai onerosi per gli enti che li promuovono, costretti a chiedere donazioni ovunque. La speranza è che, insieme all’avanzare della cannabis legale in molti Stati americani (e a breve anche in Canada, dopo l’Uruguay), l’efficacia terapeutica dimostrata dalle “droghe” psichedeliche possa far breccia in un proibizionismo che sembra scricchiolare ma vanta ancora il cruciale sostegno politici e legislatori Usa, se non più della maggioranza dei cittadini.

Michael Pollan

How to Change Your Mind: What the New Science of Psychedelics Teaches Us About Consciousness, Dying, Addiction, Depression and Transcendence

Penguin Press

pp. 480 $ 28

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