The Szechwan Tale. Bertolt Brecht, Mei Lanfang e lo straniamento nel teatro

Eleonora Roaro

Il drammaturgo Bertolt Brecht (Augusta, 1898 – Berlino est, 1956) e l’attore dell’opera di Pechino Mei Lanfang (1894-1961, Pechino) sono due figure cardine all’interno della mostra The Szechwan Tale. China, Theatre and History a cura di Marco Scotini, attualmente in corso presso FM Centro per l’Arte Contemporanea e originariamente concepita nell’autunno del 2017 in occasione della prima Biennale di Anren nel Sichuan. Proprio nel Sichuan è ambientata un’opera teatrale di Brecht, L’anima buona di Sezuan (Der Gute Mensch von Sezuan) scritta tra il 1938 e il 1940 e messa in scena per la prima volta a Zurigo nel 1943, a cui il titolo si ispira. Il drammaturgo tedesco è profondamente legato alla Cina: in esilio durante il nazionalsocialismo fa ricorso ad ambientazioni e luoghi cinesi per mostrare in maniera favolistica il dramma europeo in atto; la sua casa berlinese (Brechthaus) è decorata con numerose cineserie, segno d’affezione e di interesse verso la cultura orientale. Nei suoi scritti si incontra una Cina fittizia e sognata, una Cina che non visita mai direttamente. È un luogo immaginario, che esiste solo nella letteratura e che corrisponde a ciò che lo sguardo occidentale, con una certa fascinazione verso l’esotismo, è in grado di visualizzare. Vi è, però, un’occasione di incontro con l’Oriente nella vita di Brecht durante la tournée di Mei Lanfang a Mosca nel 1935, a cui presenziano numerosi intellettuali come Konstantin Stanislavskij, Vsevolod Mejerchold, Edward Gordon Craig, Sergej Eisenstein, Bernhard Reich, Erwin Piscator. È un momento simbolico in quanto è l’ultimo punto di contatto tra la cultura cinese, europea e russa prima delle forti repressioni di Stalin, in anni in cui si crede che Mosca possa diventare una nuova capitale della cultura e ospitare gli artisti in esilio. L’interpretazione di ruoli femminili da parte dell’attore Mei Lanfang, che, con la sua recitazione ritmica e la sua voce suadente, fa diventare per la prima volta il ruolo di giovane donna (dan) un personaggio d’élite, lascia incantati gli astanti. Non a caso L’anima buona di Sezuan è un gioco di maschere, di travestimenti e di cambi d’identità: il personaggio femminile, una prostituta, ad un certo punto della pièce finge di essere suo cugino, proprio come Mei Lanfang, che nella vita è un uomo e nella finzione una donna. La tradizione antica dell’Opera di Pechino è vista come avanguardia e ispira drammaturghi e registi che desiderano rinnovare il teatro occidentale, contrapponendosi alle azioni reazionarie in atto che mirano a cancellare ogni tipo di sperimentazione e di avanguardismo in favore del realismo socialista. È un teatro fortemente simbolico: per esempio il numero delle bandierine che un generale porta sulle spalle corrisponde al numero dei reggimenti da lui comandati, o ancora la condizione di povertà è espressa cucendo sulle vesti di seta pezzi irregolari di vari colori. Questo complesso sistema di simboli risulta totalmente opaco al pubblico occidentale, che non è in grado di decifrarli. Brecht interpreta, o meglio misinterpreta, la gestualità degli attori dell’Opera di Pechino in maniera volutamente fittizia, esasperata nella loro finzione meccanica che porta ad evitare ogni tipo di coinvolgimento e di immedesimazione. I dispositivi scenici sono esposti direttamente, senza filtri e non c’è l’illusione dello spazio scenico come nel teatro occidentale: “L’attore cinese non recita come se esistesse una quarta parete, oltre alle tre che lo circondano. Egli anzi sottolinea la sua consapevolezza di essere visto, e con ciò elimina una delle illusioni tipiche della scena europea. Il pubblico non può più illudersi di assistere da spettatore invisibile ad una scena che sta realmente accadendo”, scrive Brecht in Effetti di straniamento nell’arte scenica cinese scritto nel 1937, ma pubblicato solo nel 1954. Si genera così lo straniamento (Verfremdungseffekt), ovvero una distanza che si crea nello spettatore non identificandosi sentimentalmente con un personaggio o con l’ambiente, ma rappresentandolo come diverso da sé. Questo tipo di falsità dichiarata è legata a un’utopia politica: quella di risvegliare la coscienza con un atteggiamento analitico e critico. Brecht scrive che “un teatro nuovo, per un’azione di critica alla società, per la sua esposizione storica dei rivolgimenti avvenuti, dovrà, fra gli altri effetti, necessariamente valersi dell’effetto di straniamento”. Ed è questo stesso straniamento che la mostra mira a ricreare, mettendo in scena gli elementi del teatro e dichiarando apertamente il proprio carattere di finzione.

The Szechwan Tale. China, Theatre and History
a cura di Marco Scotini
FM Centro per l’Arte Contemporanea
via Piranesi 10, Milano

(all'interno della mostra la sezione Mei Lanfang e il teatro del proletariato russo è a cura di Andris Brinkmanis)

fino al 15 luglio

Orari di apertura:
dal mercoledì al venerdì 17.00-22.00
sabato e domenica: 11.00-18.00

ingresso gratuito

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