That’s It, nuove lenti per la generazione Y

Serena Carbone

A un anno dalla nomina di direttore artistico del network del contemporaneo bolognese (MAMbo, Villa delle Rose, Museo Morandi, Casa Morandi e residenza per artisti Sandra Natali), il trentaseienne Lorenzo Balbi, ex curatore della Fondazione Sandretto, apre le porte a That's It!, esponendo al MAMbo le opere di 56 artisti nati tra il 1980 e il 2000, i cosiddetti millennials o generazione Y.

Dopo la direzione di Gianfranco Maraniello, tacciata più volte dalla stampa qualunquista di aver fatto scelte troppo di nicchia e di difficile approccio per un pubblico non specialista, e la reggenza comunale che ha ribaltato l'assunto precedente con un susseguirsi di mostre evento, forse oggi l'obiettivo è raggiungere un sano equilibrio tra ciò che un museo d'arte contemporanea per sua natura è chiamato a essere, a livello di sperimentazione e ricerca, e ciò che il suo essere “pubblico”, anche in una logica di marketing culturale, dolente o meno, gli impone. Il museo dunque è tornato a pensare, progettare e allestire esposizioni ma in stretta connessione con la città e il territorio, grazie alla programmazione della project room, ovvero una serie di mostre dedicate a Bologna e dintorni (come quella in corso su Rosanna Chiessi, storica gallerista di Reggio Emilia vicina a Fluxus e all'Azionismo Viennese, scomparsa nel 2016) e alle esposizioni temporanee taggate MAMbo, ma anche attraverso piccoli ma significativi accorgimenti museografici: la sala delle ciminiere è stata inondata di luce naturale con l'apertura delle vetrate che affacciano su via don Minzoni ed è stata posta in dialogo con il primo piano dell'edificio dedicato alla collezione permanente, ripristinando alcune finestre che nel progetto di musealizzazione iniziale erano state oscurate.

Pochi passaggi, questi, che incidono su un percorso che già dalle prime battute sembra abbastanza chiaro. Ma apertura, trasparenza e flessibilità, non sono sempre indici di semplificazione, anzi la mostra That's it! presenta più di una criticità. Impossibile ripercorrere qui le opere dei 56 artisti, sarebbe tanto didascalico quanto inutile, e altrettanto poco proficua sarebbe la caccia alle tematiche, anche perché nelle intenzioni di Balbi fin dall'inizio non c'è stata l'idea di un tema da indicare: That's it! espone una generazione di artisti con la quale - probabilmente per affinità di tempi - lo stesso curatore si è posto nella condizione di co-curatore all'interno di uno spazio espositivo gestito come una kunsthalle. Molti sono i lavori pensati per l'occasione, pochi quelli già fatti, e se nonostante quanto detto, si cede ad onor di cronaca alla tentazione di etichettare le ricerche, non mancano i trend del momento e di sempre: postcoloniale, paesaggio, autorappresentazione, uomo e tecnologia. I testi in catalogo accompagnano la riflessione e scorrono in essi le parole: identità, autonomia, tempo, narrazione, formazione, mappatura e si ripete l'aggettivo magmatico. E magma è forse la parola che meglio racchiude il senso del flusso di immagini e figure in divenire che caratterizza lo spazio dentro e fuori la mostra, lo spazio di una generazione che fa i conti con il caos. Magma significava originariamente “impasto”; l'aggettivo magmatico qualifica un insieme variegato, disordinato, caotico e perciò complesso di elementi che ormai sotto il vulcano si muovono in un'unica direzione, seppur iridescenti, disobbedienti, ostinati a non solidificarsi troppo in fretta, seguono la gravità e discendono verso il basso, come il Nudo che scende le scale n.2 di Duchamp, come l'Io narrante delle Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij. E dalle viscere, non possono che riemergere alla ricerca di un'identità. Sembrava che dopo la fase glocal degli anni Duemila la questione fosse stata accantonata, ma essa torna più forte che mai, vestita di un abito completamente diverso rispetto alle questioni del genius loci degli anni Ottanta; non si tratta infatti di dare una specificità a un gesto istintuale, ma piuttosto di trovare un nuovo vetro per la lente con cui vedere il mondo. Per fare questo bisogna scoprire quante diottrie occorrono e provvedere poi al montaggio dell'apparecchio. Quello precedente è ormai opaco, scalfito, invecchiato. Ci vogliono nuove lenti per osservare da vicino ciò che accade mentre accade e ripristinare la connessione io-mondo. E interessante infatti è il ripetersi della parola narrazione, dopo le fanfare che ne hanno suonato la fine, è chiaro che non si è mai smesso di raccontare, e quand'anche la storia sia stata fatta a brandelli, questi brandelli hanno composto un puzzle da risistemare. E non si può così non dire che questa non sia una mostra che racconta, racconta una generazione che deve essere ancora conosciuta, e tirata fuori dal magma di nomi e informazioni che inonda la visione. Forse allora il passaggio successivo è la selezione critica che porterà a riflettere su come lo spazio e il tempo, sbrindellato, strattonato, dilatato, ristretto e accartocciato, si relaziona all'occhio dell'artista. Ma una cosa sembra chiara: la consapevolezza con cui la discesa si attua. La generazione Y non è una generazione allo sbando, è al corrente dei suoi mezzi, e li utilizza, sperimenta, conosce il passato e in esso a volte si confonde per confondere, lascito maturo probabilmente di un Novecento che ha ucciso ogni categoria superiore a cui rivolgersi per spiegare l'origine, implorare la fine o dare un ordine al caos.

Quando l'Orfeo di Pavese scende agli Inferi ed incontra la sua Euridice, le prende la mano e poi consapevolmente si volta e la lascia andare, That's it!

Artisti in mostra:

Matilde Cassani (1980), Giuseppe De Mattia (1980), Margherita Moscardini (1981), Michele Sibiloni (1981), Riccardo Benassi (1982), Ludovica Carbotta (1982), Danilo Correale (1982), Andrea De Stefani (1982), Giulio Squillacciotti (1982), Marco Strappato (1982), Carlo Gabriele Tribbioli (1982), Ian Tweedy (1982), Invernomuto (Simone Trabucchi, 1982 e Simone Bertuzzi, 1983), Francesco Bertocco (1983), Giovanni Giaretta (1983), Lorenzo Senni (1983), Alberto Tadiello (1983), IOCOSE (Filippo Cuttica, 1983, Davide Prati, 1983, Matteo Cremonesi, 1984 e Paolo Ruffino, 1984), Elia Cantori (1984), Giulio Delvè (1984), Elena Mazzi (1984), Diego Tonus (1984), Calori&Maillard (Violette Maillard, 1984 e Letizia Calori, 1986), Federico Antonini (1985), Alessio D’Ellena (1985), Nicolò Degiorgis (1985), Riccardo Giacconi (1985), Adelita Husni-Bey (1985), Diego Marcon (1985), Ruth Beraha (1986), Elisa Caldana (1986), Roberto Fassone (1986), Francesco Fonassi (1986), Petrit Halilaj (1986), Andrea Kvas (1986), Beatrice Marchi (1986), The Cool Couple (Niccolò Benetton, 1986 e Simone Santilli, 1987), Filippo Bisagni (1987), Benni Bosetto (1987), Lia Cecchin (1987), Alessandro Di Pietro (1987), Stefano Serretta (1987), Giulia Cenci (1988), Tomaso De Luca (1988), Julia Frank (1988), Marco Giordano (1988), Orestis Mavroudis (1988), Valentina Furian (1989), Parasite 2.0 (Stefano Colombo, 1989, Eugenio Cosentino, 1989 e Luca Marullo, 1989), Alice Ronchi (1989), Emilio Vavarella (1989), Irene Fenara (1990), Angelo Licciardello (1990) & Francesco Tagliavia (1992), Caterina Morigi (1991), Margherita Raso (1991), Guendalina Cerruti (1992).

That's It!

a cura di Lorenzo Balbi

MAMbo - Sala delle Ciminiere

Bologna

22 giugno – 11 novembre 2018

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