Lenz e il divenire delle forme

Silvia Cegalin

È un continuo perdersi in uno sconfinamento naturale che non si sa dove porterà il Lenz di Georg Büchner. Un esplorare privo confini che conduce Lenz ad alternare lucidità e pazzia, commistione di stati che lo rendono contemporaneamente presente ed assente a se stesso. E questo essere in bilico tra l’esser-ci e il non esserci è anche ciò che si prova assistendo alla mostra e performance audio-visiva Lenz. Una forma passa in un'altra in un perenne dischiudersi esposta fino al 29 giugno presso lo spazio NEO di Padova, e creata dal musicista Alessandro Ragazzo e da Samir Sayed Abdellattef [S E C T I O N P L U S] e curata da Giovanna Maroccolo e Giuliana Placanica..

Immersi in una dimensione spazio temporale che pare dissolversi, lo spettatore viene trasportato altrove, in un luogo ignoto ma che, nonostante tutto, riconosce, provocandogli stupore; stupore che inevitabilmente richiama lo stato emotivo di Lenz dinnanzi al paesaggio naturale dell’Alsazia. Se Lenz, dunque, si fa avvolgere totalmente dalle estensioni armoniche del paesaggio selvaggio, lo spettatore, a sua volta, tramite gli stimoli musicali e visivi viene assorbito in una trama sensoriale che, passando da stato a stato, ricorda l’esperienza schizofrenica lenziana.

In principio sono i suoni crudi e graffianti del compositore veneziano Alessandro Ragazzo ad espandersi per lo spazio, toni che proprio per la loro caratteristica “naturale”, richiamano idealmente sia l’elemento primitivo dei luoghi presenti nel libro di Büchner, che lo sradicarsi graduale dalle sovrastrutture imposte della società. Alessandro Ragazzo tramite la tecnica del field recording costruisce segmenti audio casuali che vengono inseriti in ambienti “altri” rispetto ai contesti naturali in cui sono stati generati (lande boschive, montagne, ma anche strade urbane e piazze). I suoni ambientali estrapolati dal musicista attraverso l’utilizzo di supporti prevalentemente analogici e all’uso di mixer, distorsori, magnetofoni, walkman, lettori mp3 e microfoni, intersecandosi fra loro, generano composizioni antimelodiche accostabili all’idea di musica concreta. Di un suono, quindi, non facilmente associabile a determinate emozioni o contenuti, ma che proprio grazie a questa sua indipendenza dalla rappresentazione, crea liberamente il proprio processo evolutivo.

Lo straniamento prodotto nell’ascoltatore che rimbalza tra toni e ritmi che non acquisteranno mai un'identità prevedibile (esattamente come in Lenz), dialogano con le immagini poetiche create dall’artista visivo Samir Sayed Abdellattef. Seguendo l’alternanza degli stati umorali e psicologici del protagonista del libro, Samir attraverso l’utilizzo di Resolume costruisce in tempo reale le proprie performance visuali. Questo software, che egli utilizza sia per le performance visive che per il video mapping, non è altro che un mixer video in cui vengono inserite al suo interno immagini e video clip precedentemente editate con altri software (come ad esempio adobe premiere, adobe after effect, adobe photoshop, adobe illustrator, maxon cinema 4d, ecc.) e che subiscono un ulteriore rielaborazione per essere, infine, proiettate. Gli scenari monocromatici realizzati da Samir conducono l’osservatore in deserti lunari apocalittici, in cui a forme geometriche astratte seguono strutture più complesse riferibili, talvolta, a elementi naturali distinguibili, come ad esempio lune, alberi, cervelli umani. Lo spettatore, quindi, tramite questa osmosi che unisce sguardo e suono è catapultato in un universo che si rigenera ad ogni istante, rendendo “palpabile” l’esperienza bipolare ed anti-edipica di Lenz.

Il concetto di metamorfosi, di conseguenza, appare centrale sia nella performance live sia all’interno dell’installazione espositiva. Nella mostra infatti il visitatore troverà le impronte del processo creativo di entrambi gli artisti. Stampe 3D, grafiche e casse audio montate a monitor, accompagneranno l’osservatore in territori audio-visivi in cui è manifestato il processo evolutivo delle opere esposte, ed in cui il passaggio da una materialità ad un’altra acquista un senso tangibile.

I suoni prodotti, dopo essere stati registrati e captati, divengono immagini virtuali, assumendo una parvenza visiva e fruibile tramite monitor; ma il processo non si ferma qui, perché le stesse composizioni visive saranno destinate a farsi oggetti concreti, trasformandosi rispettivamente in stampe in plexiglas e stampe in formato 3D; ed anche questo può essere associato al cammino interiore e multiforme di Lenz. Alessandro e Samir, dunque, riproponendo una lettura contemporanea del dramma büchneriano, inventano spazi immaginativi immersivi che con il loro abbraccio carnale guidano lo spettatore all’interno di atmosfere paesaggistiche incantevoli e surreali da cui non si vorrebbe mai uscire.

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