Siti, no money no fun

Andrea Comincini

L’editore Nottetempo inaugura la nuova collana Trovare le parole con un breve ma intenso saggio di Walter Siti, che di parole ne trova, e decise, per descrivere il cambiamento antropologico dell’uomo contemporaneo. Già Benjamin, in Capitalismo come religione, aveva tracciato il profilo del cittadino attuale, mostrando quanto la fede nel denaro abbia sostituito vecchi idola e radunato i credenti dalle chiese ai centri commerciali. Adesso, nell’era dei Bitcoin, persino gli edifici svaniscono e la moneta viaggia sui display: la trasfigurazione da Homo Sapiens a Homo Digitalis è completa: l’economia di mercato e uno strano “esistenzialismo multitasking” sostituiscono le vecchie ideologie e la costruzione stessa dei rapporti sociali, affidando il singolo a un prezzo da pagare. O da non pagare. È qui che Siti analizza la seconda frattura vitale dell’umanità occidentale, e lo fa non solo con lo sguardo del sociologo, ma del letterato in bilico fra due generazioni e si accorge, amaramente, quanto il to be or not to be di shakespeariana memoria sia ormai definitivamente declinato a to buy or not to buy.

L’aspetto tragico della scelta, tuttavia, non è nella misera alternativa, ma nel constatare che in realtà siamo costretti a comprare e pagare sempre, persino quando alcune merci o servizi sono offerti gratuitamente. Siti esplora il mondo dell’e-commerce, delle piattaforme digitali e dell’economia virtuale per scorgere la caratteristica principale del nuovo mondo: attualmente il denaro non è più mezzo di riscatto, ha perso la sua forza emancipante – quella dallo scrittore assaporata nella giovinezza – per diventare una gabbia psicologica lesiva di ogni dignità. Se negli anni ’70, pur con le contraddizioni registrate da Luciano Bianciardi ne La vita agra, la società italiana poteva guardare al futuro con speranza, oggi lo stipendio non emancipa le persone. La ragione non è dovuta al crollo del potere d’acquisto – non solo – ma al fatto che la dignità e il piacere di comprare la prima automobile, pagare il mutuo o la lavatrice, tipica di una generazione, non è accompagnata da riscatto sociale, orgoglio o qualsiasi sfumatura ludica. L’uomo digitalizzato compra per sopravvivere o mantenersi in trincea, e senza futuro, vive nevrastenicamente il rapporto con l’altro. Il denaro, sebbene prodotti e servizi gratis aumentino, sebbene si possa pagare un pranzo pochi euro o nulla (la formula all you can eat), usufruire del car sharing, vedere film appena usciti for free, non è capace di conferire dignità al consumatore. In realtà questi è consumato, anche quando gli offrono a prezzi risibili musica, cibo o posti letto, da una rete di coercizione informatica costantemente attenta a strappargli informazioni, a violarne la privacy, a tradurre i gesti liberi in lavoro gratuito coatto, senza suscitare sospetto nell’interessato. L’assenza di moneta, la totale evaporazione, non produce libertà ma anonimato etico, mancanza di coordinate politiche, e quindi repressione. L’autore si chiede se la sua sconsolata denuncia non provenga da una età ormai avanzata; la risposta è purtroppo negativa; l’analisi della alienazione quotidiana è chiarissima: da una parte una élite multimediale padrona del mondo e dall’altra una massa devota a scimmiottare i ricchi per convincersi di non essere depredata della loro esistenza, confinata in periferie sempre più squallide, ma “benedetta” dal poter scaricare gratis la musica negli IPod, o di poter viaggiare a Dublino o Madrid con 1 euro, per poi spendere il prezzo reale del volo con raggiri mediatici, gratta e vinci e servizi extra. Il gratuito è diventato il moderno dio mondatore delle coscienze, ma nessuno spirito rinnova gli animi. La qualità svanisce, e qualora venisse richiesta, deve essere pagata.

Siti intravede un mondo di prodotti gratis, ma pervasivamente grigi e anonimi come ormai le nostre città di plastica. Pagare dunque non è più fonte di riscatto, e non pagare non causa sollievo. L’uomo contemporaneo si perde in un dedalo di sottoprodotti e sottomarche, a sottocosto, nei sottoscala di quartieri devastati. Qualcuno naturalmente si sottrae al gioco (gli inventori delle regole): le grandi multinazionali, per esempio, in grado di comprare concessioni in Europa per emettere Co₂ oltre il limite consentito; la Coca Cola®, dispensatrice di fontane gratis in sud America dopo aver ottenuto concessioni di milioni di litri d’acqua a prezzi risibili (chissà come…); i grandi motori di ricerca, capaci di orientare i gusti del consumatore. “Quel che si è perso è proprio il senso originario del denaro; il consumismo si è caratterizzato fin dall’inizio per una sproporzione tra valore d’uso e valore di scambio, ma oggi il divario è diventato così abissale e falotico da far perdere qualunque orientamento. Quale piacere aggiuntivo può far costare duemila dollari un gelato?” Insieme al denaro, dignità e piacere si sono volatilizzati. Per lo scrittore il futuro è cupo, e tuttavia Siti intravede una via di fuga. I giovani, probabilmente “stanno già trovando nuove vie di uscita”, dall’ingorgo massmediologico contemporaneo, dall’economia dei bitcoin e dei reality a Wall Street. Saranno loro a ristabilire il valore dell’uomo che, come diceva Hobbes, “come di tutte le cose, consiste nel suo prezzo”, confermando o contestando le parole del filosofo.

Walter Siti

Pagare o non pagare. L’evaporazione del denaro

Nottetempo, 2018

pp. 135  euro 12

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