Flavio Favelli, frammenti di una storia mai ricomposta

Serena Carbone

La storia riguarda gli uomini viventi. Quando silenziosamente in dicembre fa rientro la salma di Vittorio Emanuele III, Flavio Favelli, insieme alle due curatrici Elisa Del Prete e Silvia Litardi, annunciano la realizzazione dell'opera Serie Imperiale. Il titolo richiama una serie di francobolli emessi durante il periodo fascista sui quali è rappresentato proprio il volto di Vittorio Emanuele III. Il progetto, realizzato su commissione pubblica della Fondazione Rocca dei Bentivoglio in Valsamoggia (BO) e vincitore di Italian Council 2017 (il concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane – Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo), in verità era in cantiere da un po'. Ma le coincidenze non si direbbero tali se quell'accadere insieme non fosse spesso tanto fortuito quanto illuminante. In questo caso è come se il passato abbia rigurgitato frammenti di storia, ma attraverso due condotti differenti: se da una parte ci si trova di fronte a brandelli di memoria di un Paese, dall'altra al ricordo che si fa opera d'arte. Strani meccanismi tutti umani. Da una parte i fatti: un re pavido che lasciò l'Italia nel momento di maggiore travaglio politico e istituzionale, dopo aver posto il suo avallo prima al fascismo, poi alle reggi razziali, e la cui discendenza venne marchiata con l'esilio, dall'altra l'arte dei ricordi: i francobolli fanno parte della collezione personale dell'artista, il cui padre era un filatelico, e vengono utilizzati come prototipo per realizzare due wall painting site specific. Ecco il magico travaso del personale nel pubblico e viceversa. E l'opera diviene portatrice di ben altri indizi: i francobolli hanno subito una “sovrastampa”, ovvero sopra il volto dell'allora re, sono stati apposti dei timbri per decretare il cambio di appartenenza: dal Regno d'Italia alla Repubblica Sociale Italiana, ultimo baluardo del fascismo, dal Regno d'Italia a Zara, la città irredenta che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu occupata dai tedeschi. E le immagini aprono un varco in un periodo di confusione, di sangue e di resistenza, in cui si combatteva contro gli ex-alleati nazisti, tra italiani partigiani e italiani repubblichini, tra classi per un nuovo ordine sociale.

Le immagini hanno un loro potere e hanno un legame con il potere, con la cultura dominante, con la diffusione delle ideologie. E questa relazione pericolosa – sicuramente in maniera più subdola rispetto al passato – continua oggi, più forte che mai, come la politica che prosegue la guerra ma con altri mezzi. Allora il lavoro di Flavio Favelli appare non solo esteticamente curato, poetico, leggero – di quella leggerezza che sa di essenzialità e pregnanza insieme, ma anche capace di capovolgere la logica diffusa del “mostrare”, sfruttando consapevolmente le potenzialità dell'immagine e del suo statuto di artista. Alla selezione del ricordo si accompagna infatti una criticità esecutiva. I wall painting sono stati realizzati in due luoghi simbolo del centro di Bazzano, e non sono esterni come gli abituali murales, ma piuttosto interni: essi decorano i muri della Casa del Popolo e della ex miniCoop, così come gli affreschi decoravano le case della nobiltà e dell'alta borghesia.

Questa operazione suggella il legame tra l'artista e il territorio, visto che è lo stesso in cui egli ha scelto di vivere e lavorare da più di quindici anni. Ma Serie Imperiale, per quanto parli del passato, non è una fonte storiografica. La verità riposa altrove, forse nel raffinato antagonismo di colori, forse nel processo che ha dato vita al ricordo, forse nel ricordo che si fa immagine. E il tempo deve continuare il suo decorso. A questa fase di pittura seguirà lo strappo – a cura del Laboratorio di restauro bolognese di Camillo Tarozzi – che darà origine a un'opera composita su più supporti, metafora di stratificazione. I due wall painting diventeranno così un dittico che – come una volta accadeva alle teste di lor signori – potrà viaggiare per l'Europa a testimonianza di una storia sospesa tra ricordo e dimenticanza. A Bazzano, però, resterà una traccia di quel che è stato, i due buchi, orfani della pittura, saranno otturati dall'artista con nuovo intonaco. E il ciclo della presenza lascerà il posto a quello dell'assenza.

Nel 2002, ben quindici anni prima del ritorno della salma dell'ei fu re, venne emesso un francobollo che raffigurava la Regina Elena, la moglie di Vittorio Emanuele III, conosciuta come la “Regina della Carità”. Si dice che quel francobollo fu il primo passo verso la riabilitazione dell'infausta dinastia.

Flavio Favelli

SERIE IMPERIALE

24 marzo-3 giugno 2018

Ex miniCoop e Casa del Popolo, Valsamoggia

località Bazzano (Bologna)

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