Gli stracci di Colin, quel che resta del giorno

Manuela Gandini

Come immobili testimoni della commedia umana, i sudari sporchi di Gian Luigi Colin – esposti alla Triennale di Milano alla personale curata da Bruno Corà e Aldo Colonetti – creano un’atmosfera opaca e solenne. Sono quadri astratti, dai colori sfumati su sfondo azzurro. Potrebbero sembrare grattacieli o scorci metropolitani che sfumano con il primo sonno della notte. Ma anche stati d’animo di rassegnazione, passioni smorzate e silenzi indotti. Da dove vengono in realtà questi quadri intitolati “Sudari” figli dell’era post-umana? Sono la sintesi delle dinamiche collettive, del flusso inarrestabile della vita, degli avvenimenti stampati su carta. L’artista Colin – giornalista e art director del Corriere della Sera e del settimanale La Lettura – ha vissuto quattro lustri nella redazione di via Solferino. Ha impaginato eventi, cronache di disastri, attentati, omicidi, fallimenti, incidenti. Ha percepito le pulsazioni convulse del pianeta delimitando lo spazio tra le colonne del giornale, la densità delle parole e il protagonismo dell’immagine. Ha geometrizzato i fatti degli anni di piombo, della Milano da bere, della seconda repubblica, costantemente a bagno nella tragedia e nella storia, in equilibrio tra ufficialità e ribellione. Ma non è stato cannibalizzato dalla società-spettacolo. L’ha usata, l’ha deformata e “detournizzata”. Come ha scritto Gianni Riotta, è come un monaco tibetano che appena finito di comporre un mandala lo distrugge. E’ così che Colin ha staccato, appallottolato e stropicciato i manifesti elettorali deformando i volti dei politici che di giorno aveva impaginato. Ha vivisezionato notizie, immagini, pubblicità, riducendole in poltiglia. Ha passato la vita tra le parole e le immagini, immagazzinando quotidianamente l’energia prodotta dalla rappresentazione del mondo. Il ciclo dei sepolcri, che appare così aulico e impalpabile, è fatto dagli stracci usati la sera per pulire le rotative del giornale. L’artista li ha collezionati e intelaiati. La traccia e la sfumatura degli inchiostri è tutto ciò che rimane del giorno. Alle volte domina il grigio, altre il verde o il rosso, a seconda dei fatti che si sono composti sulle pagine di uno specifico giorno. Della memoria sedimentata, destinata a scomparire, rimane solo un alone poetico. I sudari sono ready made dell’informazione dissolta e dell’insieme delle azioni degli uomini. Se Christian Boltanski e Michelangelo Pistoletto, fautori della poetica degli stracci, assemblano i vestiti smessi di singoli individui, Colin dona al pubblico i vestiti collettivi smessi che escono ogni mattina in edicola.

Gian Luigi Colin

Sepolcri

Triennale di Milano

sino al 10 giugno

Catalogo Electa.

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