Cannes 2018 / Solo, “back to the future” della New Hollywood

Mariuccia Ciotta 

Il compendio stellare è già una “recensione”, Ron Howard regista, Lawrence Kasdan sceneggiatore pioniere di Guerre stellari, Kathleen Kennedy, produttrice di E.T., George Lucas, il guardiano del canone, l'ideatore della saga, e Walt Disney, o almeno la sua ombra riflessa nei titoli di coda.

Mondo decolorato, “preistoria” cinematografica in quasi bianco e nero, origini del mito anni Settanta, la travolgente fase due della New Hollywood, a caccia di imperialisti galattici e amici di mostri e robot. In controluce il fantasma di Han Solo/Harrison Ford, il fuorilegge dello spazio, ladro e allergico all'ordine delle corazze bianche, dalla parte dei partigiani. Solidale con il guerriero che si toglie la maschera irta di spunzoni, penne e zanne e rivela il viso di una ragazzina lentigginosa, una specie di Pippi Calzelunghe finita su Marte. Il capo della resistenza è lei. E fa parte idealmente della pattuglia dei piccoli clandestini, futuri combattenti, di Star Wars, gli ultimi Jedi. Sognano anche loro le pecore elettriche di Philip K. Dick, così come gli androidi che hanno un loro diritto d'esistere, difeso con energia dal robot L3-37, una che si è fatta da sé, cioè si è assemblata pezzo per pezzo in un accrocco di ruggine e ossa meccaniche, insuperabile navigatore dell'universo.

Lo schermo notturno e nebbioso fa intravedere appena il futuro post-umano, grazie a Bradford Marcel Young, direttore della fotografia african-american, candidato all'Oscar per Arrival, che inabissa la macchina da presa tra pianeti-spazzatura e bettole dove si gioca d'azzardo, tutto fradicio e logoro, gemello della baraccopoli di Ready Player One. Spielberg aleggia.

Lo spin-off, secondo titolo della serie “Star Wars Anthology”, è stato presentato a Cannes fuori concorso, e va alle origini dell'incontro fatale di Luke Skywalker e Obi-Wan Kenobi con il miglior pilota del Millennium Falcon, l'anarchico Han Solo che qui ha 18 anni e una faccia ben pettinata (Alden Ehrenzeich) come i capelli della sua partner Qi'ra (Emilia Clarke), orecchino di perla e l'aria da giovane manager. I due spiccano nella loro umanità elementare in una società cosmica fatta di esseri repellenti con la testa in giù chiusi in una bottiglia o dalle braccia ramificate o a forma di mantide religiosa. La carne rosea della coppia è segno di speranza in un ritorno sulla Terra, se ancora esiste, minacciata com'è dalle truppe imperiali e da commercianti di fiale luminescenti e radioattive, a cominciare da Woody Harrelson, doppiogiochista, dalla compagna Thandie Newton e dal baro di poker futurista – le carte sono schede di ferro – Lando Calrissian (Donald Glover, rapper, sceneggiatore, comico).

Inseguimenti rocamboleschi, sparatorie, esplosioni e tutto il repertorio del genere sono attutiti nell'eco di un'epopea che rimane memoria di un'altra epoca, quella che Lawrence Kasdan conosce bene, e che sa ancora di Chiamami Aquila. Ma Phil Lord e Christopher Miller, chiamati in un primo momento a dirigere Solo: A Stars Wars Story, non amavano Kasdan e cercarono di rottamarlo sul set. George Lucas non era d'accordo, né Kathleen Kennedy, né Disney e neanche io. La notizia del cambio di regista in corsa ha suscitato grandi proteste, meglio gli autori della serie tv The Last Man of Earth, registi di Piovono polpette e The Lego movie, che Ron Howard, quello di Happy Days e di Frost/Nixon, di Splash e Cocoon. Il cinema, però, resiste, è ancora fabbrica di metamorfosi e di spettri armati, di navi spaziali che inseguono o fuggono e di eredi bambini. Chi meglio di Ron per realizzare il più paradossale dei “back to the future”? Un prequel di Guerre Stellari può essere raccontato solo da un cineasta che ha dimestichezza proprio con lo stile New World che Lucas assorbì, e che Roger Corman insegnò ai teenager, come Howard, tra fine anni '60 e inizio '70. Ritmo, umorismo, esplosioni, donne forti e una vena inossidabile di principi sovversivi. E allora ecco che rivediamo in sovrimpressione alle prime avventure di Han Solo classici dell'inseguimento pre-spazial: Cards, Cads, Guns, Gore and Death, il corto di Ron Howard del '69 e soprattutto Grand Thieft Auto (Attenti a quella pazza, pazza Rolls Royce), il suo esordio nel lungo al cardiopalma del 1977. L'anno di nascita di Star Wars.

 

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