Sulle tracce di Phantomas. Poesia in forma di cosa a Bruxelles

Veronica Andreani

Oggetto di una riflessione di lunga durata in campo artistico, letterario e filosofico – fin dai tempi dell’ut pictura poësis di Simonide di Ceo –, il rapporto tra parole e immagini diventa, in epoca novecentesca, cuore pulsante della ricerca e della sperimentazione creativa. L’eredità delle Avanguardie di inizio secolo – che avevano radicalmente accentuato la tensione dialettica tra segno verbale e segno iconico – viene raccolta, rielaborata ed orientata in direzione sempre più intermediale nell’ambito delle Neoavanguardie, dove prende vigore l’idea utopica di una nuova “poesia totale” che possa nascere dalla fusione di “teatro, fotografia, musica, pittura, arte tipografica, tecniche cinematografiche e ogni altro aspetto della cultura” (Adriano Spatola, 1969), in un processo sempre più sinestetico “da tastare con orecchi e occhi” (Arrigo Lora Totino, 1972).

Passi funambolici sulla sottile e sempre più labile linea di confine fra diverse arti e media sono stati mossi da artisti e scrittori legati soprattutto alle esperienze della poesia concreta e visuale, alle quali è dedicato il convegno Embodied Words. Concrete and Visual Poetry in Italy and Belgium in the 60s and 70s / Poesia in forma di cosa. Concretismo e Visualità in Italia e in Belgio negli anni Sessanta e Settanta, che si terrà il 24 e 25 maggio prossimi presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles. Organizzato da Maria Elena Minuto e Dalila Colucci, il simposio mira a investigare peculiarità e costanti di questa Neoavanguardia artistica e letteraria, e in particolare il fecondo e dinamico scambio intellettuale che legò Belgio e Italia a partire dalla metà degli anni Sessanta, quando nella città ora simbolo dell’Europa Unita venne pubblicata, all’interno della rivista sperimentale “Phantomas”, un’antologia intitolata Poésie italienne de la nouvelle avant-garde. Si trattava dell’atto inaugurale di una collaborazione fra i due Paesi che si sarebbe consolidata negli anni a venire, e dalla quale è scaturito un corpus di antologie, mostre, riviste d’artista ed ephemera ancora per gran parte inesplorato, su cui il convegno intende portare l’attenzione al fine di delineare i caratteri specifici del Concretismo e della Visualità poetica in ottica sovranazionale.

Sull’argomento interverranno alcuni dei maggiori specialisti del settore: critici letterari, storici dell’arte e artisti. Fra questi ultimi, presenze d’eccezione sono quelle di Alain Arias-Misson (belga, classe 1936, uno dei maggiori innovatori nell’ambito della poesia visuale, legato anche alla rivista sperimentale italiana “Lotta poetica”) e di Maurizio Nannucci (fiorentino, classe 1939, uno degli artisti più sperimentali a essersi interrogato sulla complessità dei segni e del linguaggio, fautore di pratiche multidisciplinari fra arte, architettura, poesia e musica). I due converseranno con il più giovane artista visivo belga Nico Dockx, autore (insieme al grafico Jean-Michel Meyers) delle bellissime opere scelte per la locandina del convegno, in cui segni grafici e iconici si esaltano reciprocamente a vantaggio della memorabilità e icasticità del dato poetico-figurativo. Nella prima, versi in forma di timbro recitano, a mo’ di epigrafe, “Words like leaves / are spellbound in the air… / sticky and suggestive”, giocando sul contrasto fra evanescenza e persistenza della parola, in un cortocircuito mediale riproposto anche dalla seconda opera, in cui la parola “ECHO” compare, a intervalli sempre più distanziati, in un reticolo di “O” – a mimare l’affievolimento progressivo dell’onda sonora nell’aria – fino a svanire e a tramutarsi nell’agnizione finale “YOU MAKE ME THINK OF MOUNTAINS”.

Il decano belga della poesia visiva Paul De Vree, scomparso nel 1982, è presente al simposio in primo luogo per tramite della figura del nipote Jan, studioso di Concretismo e Visualità, che interverrà su alcuni aspetti dell’opera del nonno. Di Paul De Vree parleranno anche Dirk De Geest e Bart de Vervaeck, specializzati in letteratura moderna fiamminga e olandese, coordinatori di un gruppo di ricerca internazionale dedicato alla Neoavanguardia europea, che si soffermeranno sul mensile De Tafelronde, vero e proprio forum di letteratura d’avanguardia fra gli anni Cinquanta e Settanta, promosso da De Vree a sostegno della poesia concreta e visuale nelle Fiandre. Completano il gruppo dei critici letterari Jeffrey Schnapp, pioniere di studi interdisciplinari fra letteratura, arte, design e nuovi media, presente con un intervento dal provocatorio titolo How to Read an Illegible Book; Cecilia Bello Minciacchi, esperta di Avanguardie e Neoavanguardie letterarie, che parlerà del poeta visuale Emilio Villa, di cui ha curato L’opera poetica (fuoriformato L’orma 2014); Andrea Cortellessa, studioso tra i più autorevoli di letteratura italiana contemporanea, che dedica la sua analisi alle De-scritture di Vincenzo Agnetti.

Fra gli storici dell’arte, Giorgio Zanchetti parlerà dell’opera di Martino Oberto, maestro genovese della poesia visuale, e dei suoi legami con l’arte concettuale; Rosanna Gangemi, critica e saggista, si occuperà di altre figure di spicco della poesia visiva italiana come Mirella Bentivoglio, Tomaso Binga e Ketty La Rocca; John Pas, direttore della Royal Academy of Fine Arts di Anversa, specializzato in mostre di Neoavanguardia e storia dell’editoria, parlerà dell’importante Centro di documentazione di pubblicazioni di artisti d’avanguardia di Ekeren (CRAP).

Il convegno, promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, si avvale della collaborazione del Dipartimento di Studi letterari dell’Università di Leuven, del Dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’Università degli Studi di Milano, della sezione di italiano del Dipartimento di Lingue e Letterature romanze di Harvard e della Reale Accademia di Belle Arti di Anversa; istituzioni sostenitrici sono il Museo di Arte contemporanea di Anversa (M HKA), l’Archivio Paul De Vree e il Centro di ricerca di Ekeren.

Dalila Colucci e Maria Elena Minuto sono le già ricordate ideatrici e curatrici del simposio. Maria Elena Minuto, storica dell’arte, ricercatrice all'ENAG della Ku Leuven e curatrice presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, attualmente al lavoro sulla poesia concreta e visiva in Italia e Belgio negli anni Sessanta e Settanta, inaugurerà i lavori con un intervento strettamente legato al nucleo originario del progetto, inerente alle pubblicazioni a più mani di artisti visuali italiani e belgi. Dalila Colucci, normalista ora alla Harvard University, studiosa di letteratura italiana moderna e contemporanea con un particolare interesse per i fenomeni di intermedialità – nei quali ravvisa una forza trainante della modernità poetica – ha dedicato la sua seconda tesi di dottorato alla poesia visuale dal Futurismo alle Neoavanguardie, e per il convegno si soffermerà sui vivaci scambi intellettuali fra Italia e Belgio testimoniati dalla rivista “Phantomas”.

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