Respiri, il cinema allo specchio

Mariuccia Ciotta

Il cinema sogna se stesso, si specchia e si riconfigura. Esperimenti dell'ultima onda dove il regista scrive sullo schermo l'analisi del film, ed è il caso di Respiri diretto dall'esordiente Alfredo Fiorillo, sceneggiatore insieme a Angela Prudenzi, critica cinematografica a più dimensioni (fa parte del gruppo di selezione della Mostra di Venezia) e doppiamente ispiratrice dell'opera (è anche produttrice), che ha esordito in anteprima al Festival del Cinema Europeo di Lecce nei giorni scorsi.

La memoria filmica si accatasta, labirinto di immagini, mappa del sensibile, e richiede l'esplorazione dei fotogrammi come nella pratica di Luca Guadagnino, nato critico, che non realizza il remake di La piscina o di Suspiria, ma rilegge il film, e “prolunga lo shock dell'opera d'arte più a lungo possibile” (Bazin). Il critofilm, al centro della ricerca di Adriano Aprà, sembra oggi il solo modo di fare cinema. Non a caso, al prossimo festival di Cannes vedremo una nuova versione di Fahrenheit 451, scritto da Ray Bradbury nel '53, diretto da Truffaut nel '66, e ora da Ramin Bahrani, cineasta di grandi speranze.

Dunque, Respiri, sul set fantasmatico di Mario Bava con la sua bambina “nata di lunedì”, cantilena leit-motiv della piccola Elisa (Eleonora Trevisan) che si aggira inquieta nella villa liberty sul lago di Iseo dove si svolge il thriller psicologico. Un lungo piano sequenza sfiora le acque e ci accompagna dentro il film fino alle ampie, magnifiche stanze della casa abitata da una sonnambula Milena Vukotic, presenza bunueliana, in cerca disperata di qualcosa. Rapimento musicale di Teho Teardo. A riportare tutto sulla terra, ci pensa Francesco (Alessio Boni) ingegnere quarantenne, proprietario della villa, aggressivo nell'incontro con la donna e con il custode, un Pino Calabrese genius loci maligno, suadente “angelo custode” di Elisa dalle scarpette rosse. Nello spazio vuoto della villa – piena di scatoloni del trasloco recente – si incrociano Lino Capolicchio, il medico, Eva Grimaldi, l'infermiera, e Valentina Cenni, l'innamorata. Grava sulla casa un'atmosfera sospesa e spettrale, attraversata da un respiro affannoso, l'eco del non visto, mentre una pièce ossessiva ripete richiami e dialoghi muti che dal pian terreno salgono su lungo le scale fino alla camera dei respiri.

Siamo dalle parti di The Others di Amenabar, popolato da inquilini disincarnati e da incubi. Chi vede chi? Francesco è il corpo del dramma, un congegno di orrori sepolti, un sopravvissuto all'inaccettabile. E la morte si espande tra gli alberi notturni e lascia tracce di follia. Controcampo nel paese luminoso che vede Valentina Cenni volteggiare dentro il riquadro di una finestra, mentre esplode vertiginosa la voce di Patty Pravo, breve intervallo, una figura bianca avanza nella piazzetta dalle angolazioni surrealiste, e torna cupo il miraggio.

Il thriller mostra trucchi e cliché, si espone all'interpretazione, e sfida il “cinema del reale” con la supremazia dell'impalpabile sulla materia. Il dolore che strazia Francesco è tradotto nella linea d'ombra dell'horror mentale, e Respiri si presenta come un ibrido genere/autore, un fuori-catalogo, un film reso possibile da una produzione indipendente con l'aiuto della Film commission lombarda. In sala dal 7 giugno.

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