Prospettive spaziotemporali, Stampone e La Pietra al CIAC di Foligno

Antonello Tolve

Come uno spettacolo che invita il pubblico a osservare i grandi problemi del mondo, la doppia personale di Giuseppe Stampone e Ugo La Pietra organizzata al CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno è un generatore di occasioni visive che raccontano, fino al prossimo 30 settembre, i miracoli e i traumi della civiltà. Al centro del discorso offerto dai due artisti, in uno stesso piano di leggibilità e di visibilità, ci sono le due colonne della relatività ristretta, lo spazio e il tempo riletti da una angolazione critica, sotto una luce uniforme e in una atmosfera trasparente che offre effetti di lontananze cristalline.

Partendo da un punto di domanda, Perché il cielo è unico e la terra no?, Giuseppe Stampone (Cluses, 1974) riapre il dossier Rodari – «Spiegatemi voi dunque, in prosa od in versetti, perché il cielo è uno solo e la terra è tutta a pezzetti» – per evitare i pericoli della dromologia (logica della velocità, a detta di Paul Virilio) e riappropriarsi così del tempo, della durata umana, del dialogo interpersonale, del dibattito felice.

«Il mio è un approccio concettuale, per me l’arte è linguaggio, mi interessa lo spazio-tempo all’interno dell’opera che oggi si manifesta con la dilatazione del tempo», suggerisce l’artista in un’intervista rilasciata a Giacinto Di Pietrantonio, curatore del doppio progetto espositivo accanto a Italo Tomassoni e Giancarlo Partenzi. «Nell’era della globalizzazione mi interessa recuperare il concetto del fare. […]. Il fare (il dare forma ai propri pensieri) implica un tempo di realizzazione che ci fa recuperare il nostro tempo intimo in antitesi alla velocità imposta dal mercato […]. Warhol si definiva una macchina, io una fotocopiatrice intelligente che però fa una sola copia. Lavoro alla scelta dell’immagine globale da internet ma con il desiderio di possederla come unicità, come momento unico. Questo è possibile nell’attimo dell’esercizio dell’appropriazione che non è più l’appropriazione dell’immagine, ma l’appropriazione del tempo dell’immagine, nel farla».

Tra le opere in mostra l’installazione P-W Peace and War (2014) lunga 13 metri con 114 bandiere corrispondenti ai diversi Paesi vincitori del Premio Nobel e la tavola Origine du monde (2016), rielaborazione del Ratto d’Europa di Rembrandt che rimarcare la disfatta della primavera araba, rappresentano, accanto alla Global Dictature / 1 (2012), alla Linea retta finita (2015) e alla recente tavola Perché il cielo è unico e la terra è tutta spezzettata (2018), alcuni punti cardinali di un percorso e di un programma didattico definito da Stampone Global Education.

Compasso d’Oro alla carriera nel 2016, Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, 1938) offre, dal canto suo, uno spettacolo radicale che ripensa lo spazio urbano e con lucidità riadatta la semiotica della città a racconti che cavalcano l’ironico, l’irriverente, l’eccellenza dell’eccedenza. Istruzioni per abitare la città 1966-2018 è infatti un percorso che non solo vuole raccontare la versatilità di un uomo curioso legato al design, all’architettura, alla letteratura, al cinema, al fumetto e alle varie declinazioni della creatività umana, ma tende anche a accompagnare lo spettatore tra 12 aree di ricerca cadenzate mediante 56 istruzioni (Riconversione progettuale, Soggiorni urbani e La città senza morale ne sono alcune) legate all’ambiente, al territorio, al mondo della vita e dei mille significati che la riguardano: «ci sono degli artisti che privilegiano il corpo, altri che privilegiano la natura, io ho sempre utilizzato l’ambiente, l’architettura, il territorio, l’urbanistica, mettendole, però, sempre in rapporto con l’individuo».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.