Alfagiochi / Scrivi con l’alea

Antonella Sbrilli

Alea è una parola dall’origine incerta, che indica il dado, il gioco con i dadi e anche il rischio, il caso, l’incognita, oscillando – nella sua storia millenaria – fra il pericolo dell'azzardo e il calcolo delle combinazioni.

Lucia Amara, in un articolo sulla rivista Engramma dal titolo Breve catalogo della parola alea, racconta di come il termine abbia in sé “qualcosa che non tutte le parole possiedono e che certi linguisti chiamano le condizioni anatomiche e fisiologiche della genesi di una parola, o la ‘vita pulsante’ delle parole, tutto ciò che è impossibile racchiudere in un lemmario”. Nel caso di alea questo sovrappiù riguarderebbe “i gesti e le voci che si trattengono attorno al getto, nel momento della puntata”.

Chi - fra febbraio e marzo 2018 - è riuscito a visitare la “Bisca Vascellari” può aggiungere qualche sfumatura al catalogo di questo termine.

Di che si tratta: a Roma, negli spazi di “Cura Basement” (via Nicola Ricciotti, 4), la galleria no-profit gestita da Ilaria Marotta e Andrea Baccin, l’artista Nico Vascellari ha allestito un ambiente fatto di pareti nere, neon rossi, fumo artificiale, per accogliere gli ospiti che hanno partecipato ai suoi giochi.

Erano giochi inventati da lui, modificando regole di giochi esistenti in modo da trasformarli in situazioni creative, in equilibrio fra la soddisfazione dei giocatori e la creazione di opere che prima non c’erano.

Fra questi: una variante del gioco delle bocce dove le tradizionali sfere rigide sono sostituite da uova sode; la pesca a sorpresa di opere nascoste in sacchetti neri della spazzatura; un distributore automatico di palline trasparenti con progetti di opere da completare. E ancora, tre dadi da lanciare: la somma dei punti corrisponde alla cifra da spendere per comprare gli stessi tre dadi fissati su un ripiano firmato dall’artista.

E poi un gioco di creatività verbo-visiva (un #alfagioco!) che invita gli ospiti a completare con segni e disegni le lettere SC, le due consonanti comuni alle parole bisca” e “Vascellari”.

In questa bisca d’autore, il rischio non riguarda la perdita di denaro né l’ossessione a ripetere, ma l’accettare regole diagonali, ironiche, inaspettate.

Il dado, l’alea da cui siamo partiti, compare sin dalla maniglia della porta del locale: è un dado particolare, che riporta il numero sei sulle tre facce visibili in prospettiva. Il suo profilo è proiettato rosso sulle pareti, sagomato con il tubo al neon e tatuato in diretta gratuitamente sui visitatori e sulle visitatrici che hanno scelto di portare su sé stessi questa immagine (in cambio, concorrono all’estrazione di un viaggio in un luogo da definirsi).

Qualche gioco prosegue anche oltre la chiusura della bisca, per esempio quello della chat che alcuni visitatori stanno intrattenendo con sconosciuti per un periodo di tempo deciso dall’artista.

E in attesa che questi elabori i giochi in corso e torni con una mostra il 9 giugno prossimo al Maxxi di Roma, noi proviamo a giocare con il suo nome.

Le 14 lettere di “Nico Vascellari” possono essere ricombinate in modo da formare diverse frasi, alcune delle quali legate alla sfera del gioco: una è quella che dà il titolo alla rubrica, “Scrivi con l’alea”. Una seconda è “Lo lascia vincer”.

Le altre, una volta trovate, possono essere inviate dai giocatori e dalle giocatrici all’indirizzo consueto alfabeta2@gmail.com o su Twitter e Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

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