Muntadas, l’artista che traduce la lingua in immagini

Cecilia Guida

Fresco di stampa, L'arte che traduce. La traduzione visuale nell'opera di Antoni Muntadas di Modesta Di Paola è un accurato saggio che esamina il lavoro dell'artista catalano alla luce della pratica della traduzione culturale e visiva, e attraverso la costruzione di una rete di collegamenti originali tra il dibattito teorico-critico sul tema, i fenomeni artistici transnazionali contemporanei e i luoghi e i fatti dei quali Muntadas si occupa nelle sue opere.

Negli ultimi anni la traduzione è diventato un concetto molto usato nelle arti visive. Ne sono testimonianza le numerose mostre internazionali organizzate sull'argomento, come per esempio “Translaziuns Paradoxien Malenclegïentschas” a Zurigo (2008); “Tarjama/Translation” al Queens Museum of Art di New York (2009);“Found in Translation” al Guggenheim di New York (2011) etc. Nonostante il tema principale di queste esposizioni sia la relazione che l’arte stabilisce con la traduzione, il loro valore concettuale si sviluppa comunque da problemi di tipo linguistico, letterario o intorno alla condizione transculturale dell’arte globale. Fatto abbastanza significativo in quanto rivela che la traduzione applicata al mondo dell’arte finora non si è mossa dall’ambito della teoria dell’arte ma da un approccio comparativo. L'autrice invece cerca di tessere un’alleanza teorica tra arte e traduzione visuale collegandosi più strettamente al dibattito interdisciplinare che vede nella traduzione la metafora di un trasferimento (translatio) di significati dalla parola (logos) all'immagine (eikon), e nella produzione interartistica (le “immagini-testo” di Mitchell e gli audiovisivi in generale) la manifestazione di poetiche di relazione culturale e interculturale.

La sua tesi è che “La traduzione applicata al campo artistico deve essere intesa come un segmento della comunicazione umana che ogni atto interpretativo dell’arte comporta nelle sue fasi di emissione e ricezione.” Il suo studio mostra come, all’interno della produzione artistica contemporanea, il linguaggio audiovisivo di Muntadas sia indubbiamente quello più idoneo a tale proposito poiché, dando forma alla comunicazione e rendendola condivisibile, trasforma la nostra esperienza sensoriale e dunque estetica. Dal 1995, attraverso la serie On Translation, Muntadas – networker, viaggiatore nomade e “figura che trasgredisce la frontiera” – ha operato un’analisi complessa della traduzione linguistica, culturale e visiva. Con questa lunga serie l'artista ha registrato visivamente i problemi che si verificano nei processi “invisibili” della migrazione e decodificazione delle culture. Un profondo interesse artistico che si è manifestato parallelamente a una crescente attenzione da parte della produzione teorica, come conferma l'abbondante letteratura intorno ai rapporti che l’arte tesse con altre forme culturali, attraverso la linguistica, la filosofia, la mediologia e le scienze sociali in generale. Sottolinea Di Paola: “Oggi è evidente che molte forme artistiche sono il risultato di una produzione interdisciplinare e che quindi per essere comprese necessitano di una chiave di lettura differente rispetto al passato. […] L'artista contemporaneo non è più un contemplatore della realtà, ma un soggetto nomade che spesso opera una lettura critica delle società in cui entra in contatto.” Non a caso, oltre a storici e teorici dell’arte, anche linguisti, antropologi e architetti si sono confrontati con l’opera di Muntadas, come Emily Apter, Marc Augè, Marc Wigley, per citarne alcuni.

Al termine opera Muntadas preferisce l'espressione "artefatto artistico". I suoi lavori non sono mai “pure” immagini ma sistemi di linguaggi in cui confluiscono il contesto, l'archivio, la documentazione e la memoria di un determinato luogo. La percezione dell’artefatto richiede un impegno interpretativo (e non la contemplazione) e conseguentemente una critica soggettiva, poiché viene attivato da un pubblico partecipe e dinamico, interessato ad analizzare la realtà con le sue complessità e contraddizioni, a livello sia micro che macro-politico. Fin dagli anni '70 gli artefatti di Muntadas, siano essi progetti, film, videoinstallazioni, fotografi o libri, ci chiedono di comprendere e porre un’attenzione concreta verso temi contemporanei di vario genere: la globalizzazione, il capitalismo transnazionale, le “microfisiche” del potere, i dispositivi di controllo, i procedimenti che manipolano la comunicazione e l’informazione.

L'arte che traduce non offre solo un'indagine interdisciplinare della serie On Translation ma propone piuttosto una disamina sistematica del lavoro quarantennale e concettualmente complesso di Muntadas, dalle sperimentazioni spaziali contenute in Subsensory Experiences: actions and activities (1971-1973), al film Political Advertisement. 1952-2016 (1984-2016), al più noto The File Room (1994-in corso), fino ai recenti video di About Academia (2011-2017). Un testo breve ma denso di pensieri e livelli interpretativi, che rappresenta la sintesi di ben due tesi dottorali, circa cinque anni di ricerca tra Spagna, Italia e Stati Uniti, contando sulla collaborazione dei componenti del team dell'Arxiu Muntadas. Centre d'Estudis i Recerca, e un'amicizia decennale tra l'autrice e l'artista catalano. Unico libro in italiano sul tema, il saggio di Di Paola è uno strumento critico indispensabile per comprendere appieno i metodi, i processi e le ragioni della produzione di Muntadas. Attenzione è un testo che sfugge a un sguardo rapido o distratto perché, durante la lettura, la percezione richiede impegno.

Modesta Di Paola

L'arte che traduce.

La traduzione visuale nell'opera di Antoni Muntadas

Premessa di Angela Vettese

Mimesis, 2017, 128 pp., € 12

È possibile acquistare questo libro in tutte le librerie e su ibs.it.


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