Virginie Despentes, dai margini alla riscossa

Valerio De Simone

La marginalità è un luogo di radicale possibilità, uno spazio di resistenza […] capace di offrirci la possibilità di una prospettiva radicale da cui guardare, creare immaginare alternative e nuovi mondi”. Era partendo dalla propria esperienza personale di ragazza povera cresciuta nel segregato Kentucky, che bell hooks, figura di spicco del femminismo e del pensiero radicale americano, aveva elaborato questa teoria. E la sua visione ai, e dei, margini si adatta perfettamente al corpus di opere letterarie o cinematografiche di Virginie Despentes: da Baise moi (1993, tr. Scopami, Einaudi, 1999) e il film che lei stessa ne ha tratto (Virginie Despentes, 2000) a Teen Spirit (2002, tr. , Arcana, 2003) passando per il documentario Mutantes: porn, punk, feminism (2009) che indagava l’universo del lavoro sessuale. In particolar modo nel suo ultimo romanzo Vernon Subutex 1 (Bompiani-Giunti, 2017), primo capitolo di una trilogia, il margine è una presenza costante.

Protagonista, per la prima volta nell’opera di Virginie Despentes, è un uomo, Vernon, che incarna perfettamente la figura dell’antieroe: cinquantenne, gestiva il Revolver, un negozio di musica popolato di una moltitudine di avventori diversi tra loro accomunati dalla passione per il rock – ma i tempi mutano, il negozio fallisce e Vernon perde il contatto con la realtà, anche se il suo amico Alex Bleach, famoso musicista, continua a proteggerlo economicamente. Quando Alex morirà, però, Vernon sarà costretto a lasciare il suo appartamento e a gettarsi nel mondo, iniziando ad errare per Parigi di casa in casa ospite di amici.

Il Revoler e il rock divengono un’allegoria di come la società si sia trasformata. Infatti il processo di smaterializzazione, ossia il passaggio dal supporto fisico al digitale, che ha coinvolto in primis la musica, ma anche il mondo del cinema (streaming su piattaforme come Netflix) è un’espressione della “mutazione del capitalismo” per dirla con le parole del filosofo Paul B. Preciado, ex compagno dell’autrice. Per questo motivo Vernon Subutex 1 è il romanzo più politico di Despentes e, come la stessa autrice ha sostenuto, centrale nella narrazione è “la guerra di classe”. La violenza delle politiche neoliberiste degli ultimi anni (si rimanda all’intervista che l’autrice stessa ha realizzato con la filosofa e attivista nonché icona della sinistra Angela Davis) sembra infatti aver cancellato l’umanità in molti personaggi che si incontrano nel romanzo, anche se – come recitano i versi di una canzone dei Living Colours – “You can’t erase a memory” (non puoi cancellare un ricordo). Le avventure/disavventure di Vernon annullano il credo comune secondo il quale “la povertà sia una condizione volontaria”, come ha sostenuto la scrittrice Dorothy Allison (di prossima uscita nelle librerie il suo La bastarda della Carolina). Infatti, la stratificazione sociale descritta nel romanzo evidenzia come il concetto di classe “vada oltre – secondo Rita Mea Brown – la definizione di Marx di relazione ai mezzi di produzione”.

La precarietà economica, ma anche sentimentale, è lo spettro che non abbandona nessuno dei personaggi incontrati da Vernon sul suo cammino errante: da Xavier, sceneggiatore fallito che vive nel lusso perché sposato a una ricca ereditiera, alla ex groupie Sylvie, fino alla clochard russa Olga. Farà anche il ritorno la Iena, la dura investigatrice privata protagonista dello pseudo-noir Apocalypse Bebé (2010, tr., Apocalypse Baby 2012). L’alto numero di personaggi che si incontrano rimanda il lettore alla struttura di una serie televisiva contemporanea: incontri fortuiti, scambi, lunghi flashback, ma soprattutto il possedere più sguardi. La Parigi del romanzo diviene infatti una realtà complessa dove non solo le dinamiche di classe hanno un peso sulle vite, ma anche quelle razziali. Particolarmente attento è il racconto della vita degli immigrati di seconda e terza generazione, in cui Despentes si destreggia tra lo sguardo dell’oppressore e quello dell’oppresso.

Ma accanto all’aspetto politico, nel primo volume della trilogia ha un ruolo centrale l'evocazione di una gioventù perduta a cui tutti fanno riferimento, con un’idea nostalgica visceralmente legata alla musica sia essa punk, grunge, pop o techno. La conoscenza musicale dell’autrice, che in gioventù ha avuto una lunga militanza punk, è propedeutica alla costruzione di un universo complesso come quello del romanzo, caratterizzato da una sorta di dimensione intermediale, grazie appunto alle numerose citazioni musicali.

Questo primo capitolo della trilogia Vernon Subutex segna dunque l’entrata di Virginie Despentes, membro dal 2016 dell’Académie Goncourt, nell’età matura. In questa fase passano (almeno apparentemente) in secondo piano le tesi femministe-radicali-prosex che erano state alla base del memoir-pamphlet King Kong Théorie (2006, tr. Einaudi, King Kong Girl, 2007), dal momento che, come recitava una canzone dei R.E.M, “It's the end of the world as we know it”.

Virginie Despentes

Vernon Subutex vol. 1

traduzione di Tiziana Lo Porto

Bompiani

pp. 304, euro 18

È possibile acquistare questo libro in tutte le librerie e su ibs.it.

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