Máirtin O Cadhain, voci ostinate da un camposanto irlandese

Andrea Comincini

Pubblicato nel 1948 sul quotidiano Irish Press, a puntate, e finalmente in libreria l’anno successivo, Cré Na Cille di Máirtin O Cadhain (Martin O’ Cain) appartiene a quegli strani casi letterari a cui ci si rivolge dicendo: “come è possibile?”

Parole nella polvere (la traduzione letterale è L’argilla del camposanto), nonostante l’indiscusso successo e le critiche entusiaste dell’epoca è svanito dal mondo culturale, tanto da non essere stato per decenni nemmeno ipotizzato di tradurlo in inglese. Lo stupore di cui sopra nasce dalla ingiustificabile rimozione, perché l’opera di questo poliedrico scrittore, pittore e frequentatore delle prigioni locali appartiene di diritto ai grandi classici del Novecento.

Riemerso dal nulla, finalmente ha cominciato a circolare grazie a due traduzioni. Le versioni sono differenti, fondate su criteri dissimili: una marca la vena umoristica, l’altra mantiene un testo aderente all’originale. In Italia la casa editrice Lindau si è basata sulla trasposizione inglese letterale e addirittura su un team: Luisa Anzolin, Laura Macedonio, Vincenzo Perna e Thais Siciliano. Gli specialisti avranno molto da dibattere, certo è che un vuoto insopportabile è stato colmato, non solo letterario ma anche storico.

Parole nella polvere fa parte di quella tradizione orale, nonostante parola incisa su carta, tipica dell’Irlanda anticolonialista, e di un mondo gaelico difficile da comprendere per chi non ha una certa familiarità con l’isola di smeraldo. Non si tratta di contenuti, ma di una sintonia psicologica con una terra che dell’oralità ha fatto la custode di un mondo intero: romanzo sonoro per eccellenza, Cré Na Cille racconta le vicende letteralmente “terrene” di un gruppo di persone sepolte al camposanto. Sono tutti morti, o meglio: tra-passati, sospesi tra il regno dei vivi e quel non troppo chiaro limbo dove amici, parenti, vicini di casa continuano a litigare, far pettegolezzi, berciare, ridere, provare invidia, chiedere del loro funerale, di chi c’era, se mancano a qualcuno, di matrimoni e di tradimenti.

Il sottomondo è come il sopra, poco cambia. Travolti dalle parole – spesso chiassose, altre volte sussurrate – i lettori si scopriranno a ridere e a commuoversi ma soprattutto avranno la possibilità, se troveranno quella sintonia esistenziale, di comprendere l’importanza per il popolo irlandese della comunità. Dentro di essa si dirige la vita, quasi fosse una tribù, ed il vissuto collettivo trova un senso. I protagonisti del libro non raccontano solo di sé, ma ci accompagnano anche in un viaggio nel passato, quella irlandese nello specifico, divenuto quasi un custode, un baule di ricordi a cui attingere per difendersi dall’odore rancido dell’universo. Non c’è infatti solo allegria in queste pagine, ma si respira anche povertà e malattia, sfruttamento e incomprensione.

Che quel mondo sia scomparso o in estinzione è difficile dirlo: come i morti, seppur sepolti, la loro voce riecheggia ancora e non cessa di farsi sentire, e probabilmente non cesserà mai.

Ciò che è palese è che l’altra protagonista, la Morte, non smette di controllare la situazione anche quando ormai ce ne siamo dimenticati, perché travolti dal cicaleccio delle parole o dalle smorfie della protagonista principale, Caitriona Phaídín, una donna costantemente furiosa nei confronti di sua sorella Nell, per una banale storia di cuori. È la mietitrice a rimettere ordine nel mondo e nel testo: nell’interludio n. tre la “tromba del cimitero” colei che è tutte le voci, “la prima voce nell’universo senza forma” proclama la fredda verità: non c’è tempo né spazio nel cimitero, non esistono albe e tramonti, tempo o vita. “Non ci sono gli occhi vivaci dei bambini, né gli stravaganti desideri dei giovani, né le rosee gote delle fanciulle […] Soltanto ossa che si sbriciolano, carne che imputridisce e parti del corpo un tempo vitali che si decompongono. Sono un guardaroba di terra[…]”.

Parole incandescenti, che stridono con l’allegria furfantesca dei protagonisti, ma tragicamente necessarie, perché come accade in tutte le grandi opere, vita e morte non possono ignorarsi. Lo sanno bene quegli strani individui seppelliti in una terra qualsiasi del Connemara.

Máirtin O Cadhain

Parole nella polvere

Traduzione di Luisa Anzolin, Laura Macedonio, Vincenzo Perna e Thais Siciliano

Prefazione di Alan Titley

Postfazione di Vincenzo Perna

Lindau, 2017

pp. 400, euro 26

È possibile acquistare questo libro in tutte le librerie e su ibs.it.

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