Alfagiochi / Il senso di Ensor

Antonella Sbrilli

Don’t Panic”: sul cruscotto della decappottabile rossa Tesla, che dal 6 febbraio scorso sta navigando nello spazio, campeggia la citazione della Guida galattica per autostoppisti dello scrittore britannico Douglas Adams (1952-2001). L’inventore del detective olistico Dirk Gently, l’autore di sceneggiature radio e tv, di saggi scientifici e campagne ambientaliste, ci ha lasciato - oltre a visioni umoristiche del creato e battute salvifiche - anche un altro tesoro. Un thesaurus, un lessico di parole raccolte sotto il titolo The meaning of Liff.
Concepito alla fine degli anni Settanta e pubblicato con l’amico John Lloyd nel 1983, il libro nasce dall’idea illustrata nella brevissima prefazione: esistono centinaia di esperienze, situazioni, anche oggetti, che conosciamo e riconosciamo, ma che non hanno nome; d’altro canto, il mondo è disseminato di migliaia di parole che stazionano sui cartelli stradali per indicare dei luoghi. Da una parte esperienze difficili da etichettare, dall’altra i toponimi.
A differenza del Dictionary of obscure sorrows, il geniale “dizionario dei dolori oscuri” di John Koenig, in cui l’autore - e chi ha giocato e ri-giocato con la sua idea - ha inventato parole nuove per situazioni sottili, Adams e Lloyd si appellano a un principio di economia: usare termini che già ci sono, tirare giù i toponimi dalla segnaletica e metterli in circolo nelle conversazioni correnti.

Il titolo The Meaning of Liff gioca con quello del celebre film dei Monty Python (con i quali Adams collaborò in diverse occasioni): il cambio di lettera finale trasforma la vita, life, del film in Liff, località nei pressi di Dundee in Scozia.

Nel dizionario, Liff è il termine che racchiude il senso dell’operazione “a common object or experience for which no word yet exist”, un oggetto o un’esperienza per i quali ancora non esiste una parola.

Sfogliando, troviamo Plymouth, la località diventa un verbo che indica il raccontare una storia divertente a qualcuno senza ricordare che ti è stata raccontata da lui per primo, e anche dei toponimi italiani, fra cui Udine, un aggettivo che significa “Not susceptible to charm”.

Possiamo provare una variante di questo gioco attribuendo un significato ai nomi di artisti e artiste, molti dei quali derivano dai toponimi dei loro luoghi di nascita.
È il caso per esempio di Pontormo: il soprannome del pittore cinquecentesco Jacopo Carucci viene da Pontorme, frazione di Empoli, che a sua volta deve il suo nome al ponte sul fiume Orme. Il nome di questo genio malinconico, autore di composizioni mosse e drammatiche, potrebbe indicare l’insofferenza – a lungo covata – verso situazioni statiche e obbligate.
Ensor, il nome del pittore belga affascinato da maschere, teschi, nebbie e scene di massa, potrebbe esprimere con un solo termine - l’ensòr - il disagio di trovarsi imbottigliati nella folla, un momento prima del panico.

Le definizioni possono essere inviate via mail a redazione@alfabeta2.com o su Twitter e Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

Fra le proposte notevoli arrivate per il gioco della scorsa rubrica #miritorniinmente - collegato a @Tabloidarthistory - ci sono quelle di Viola Fiore e Miriana Grassi, visibili nelle immagini.

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