Alfagola / L’uovo sbattuto con lo zuccchero

Alberto Capatti

Nel mondo della barretta e della nutella, è un ricordo non più infantile ma nonnesco. Se lo riproponiamo è per pura provocazione, di storico della cucina che gira le spalle al presente e fruga fra i propri ricordi. Non c’è ricetta migliore che quella di Artusi, prima edizione de La scienza in cucina, anno 1891.

Un uovo per un bambino

Non sapete come quietare un bambino che piange perché vorrebbe qualche leccornia per colazione? Se avete un uovo fresco sbattetene bene il tuorlo in una tazza in forma di cio­tola con due o tre cucchiaini di zucchero in polvere, poi montate soda la chiara ed unitela mescolando in modo che non si monti.

Mettete la tazza avanti al bambino con fettine di pane da intingere, colle quali si farà i baffi gialli e lo ve­drete contentissimo. E magari i pasti dei bambini fossero tutti innocui come questo, ché per certo ci sarebbero allora meno isterici e con­vulsionari nel mondo! Voglio dire degli alimenti che urtano i nervi, come il caffè, il thè, il vino e il tabacco i quali, per solito, più presto che non conver­rebbe, entrano a far parte nel regime della vita domestica.

I medici lo consigliavano ai bambini deboli, e l’uso se ne è conservato per gran parte del novecento, con mamme e nonne che crescevano i bimbi, con quell’ansia che un uovo, una forchetta ed un cucchiaio di zucchero, placavano. Artusi ne fa il principio stesso di una alimentazione sana e tranquilla, lui che non s’era sposato né aveva mai avuto figli per casa. Nel tuorlo e nell’albume v’era il principio rigeneratore di una società, ed anche il padre o il nonno del bimbo, al suo risveglio, ricevevano dalla cameriera, sul comodino, una tazza di caffè con l’uovo.

Una risposta a “Alfagola / L’uovo sbattuto con lo zuccchero”

  1. “Si era fatto un poco più scuro e non smetteva di piovere: ora cantava un po’ sottovoce, poi andava dalla nonna a chiederle l’uovo sbattuto. Non che avesse fame, ma l’uovo giallo era bellissimo nella tazza bianca, la nonna ci metteva due cucchiai di zucchero e lo montava fin quando diventava soffice e spumoso, che non si sentiva più il cricchiolìo dello zucchero sui bordi della tazza: ci voleva tempo, e intanto aspettavano insieme” (Infanzia, ora in Elèm B. Linee di sangue, 2017)

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