Il grande cancellatore

E. Isgrò, Sicilia, 1970, 40 x 52 cm, china su carta

Angelo Guglielmi

Emilio Isgrò voleva scrivere (anche lui) una autobiografia ma lui (il grande cancellatore) non poteva chiamarla col suo nome. Nascondendola in Autocurriculum gli avrebbe permesso di scrivere quel che gli pareva sottolineando particolari, esagerando in riconoscimenti, sottacendo disavventure e magari dicendo bugie e insomma mai rinunciando a un tono ironico e beffardo. Ne viene un racconto allegro e ottimistico con un protagonista (certo lui, non so se quale è stato o forse la sua caricatura) sempre vincente che fin dalla nascita (è nato a Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia) non si nega nulla con un padre contadino che a ottant’anni si iscrive al Conservatorio musicale di Messsina e la madre che rischia il carcere per votare nel 1948 per il Fronte Popolare. Lui già a sei anni scrive poesie e qualche anno dopo realizza la sua prima regia teatrale. Ma a diciotto anni è già a Milano dove a cena con Vittorini conosce Montale e poi tutti gli altri grandi milanesi o residenti a Milano (di Consolo è stato compagno di scuola) a cominciare dal correligionario Premio Nobel Quasimodo che con “È subito sera” gli scopre cosa significa essere grandi (ma poi avvertito da qualcuno si convince anche lui che la grandezza di Quasimodo non è la sua poesia ma la traduzione dei Lirici greci).

È assunto dal giornale “Avanti” (per intercessione di Elio Pagliarani che poi in un improvviso cambio di umore gli negò ogni simpatia), ma raggiunge il massimo della carriera di giornalista al Gazzettino di Venezia dove (amato dal direttore Giuseppe Longo come un padre) cura le pagine culturali del quotidiano, ruolo che gli consente di conoscere (e diventare amico) di tutti i grandi veneziani (o abitanti a Venezia) del tempo da Diego Valeri, a Ezra Pound a Tullio Zevi e a tutti i professori della Ca’ Foscari, a De Chirico - che non faceva mistero di autenticare i suoi quadri falsi (che gli piacevano) e non firmava i suoi quadri autentici (che non gli piacevano), a Guidi che dipingeva troppe “marine”, a Zanzotto di cui ascoltava (beato) le feroci irrisioni contro I Novissimi e il Gruppo’63, a Stravinskij, Stockhausen, Nono, Vedova, al realista Pizzinato (con scontri ideologici al caffè Florian), a Santomaso, alla signora (e padrona) della Collezione Guggenheim che il solo pittore veneziano che conosceva era Tancredi, il giovane morto anzitempo, alla famosa signora Sonnabend (incontrata al mercato di Rialto), ma soprattutto al signor Michael Sonnabend (oramai separato dalla moglie) che possedeva (o aveva apprezzato) un suo (del protagonista) libro cancellato. Sì, perché Isgrò era un giornalista provvisorio (anche se in un suo viaggio a New York inviato dal direttore aveva incontrato e scambiato qualche battuta con J.F.Kennedy tre giorni prima dell’assassinio), ma più realisticamente (era) un artista noto: e non solo come poeta ma come artista visivo (socio del Gruppo ’70 di Pignotti e Miccini dai quali poi si divederà) e soprattutto era l’inventore del libro cancellato.

In verità una trovata geniale (di cui parleremo più ampiamente in chiusura) la cui ispirazione forse gli era venuta da una pagina di Palazzeschi? o di Zanzotto? o chi altro? (collaboravano di tanto in tanto col Gazzettino) dove sgorbi segnacci e correzione prevalevano sulle parole. Nasce il libro cancellato e fa scandalo e ancor più (lieta) ammirazione. E Isgrò non si lascia scappare l’occasione e cancella (invero con furbizia) di tutto: l’enciclopedia britannica, l’enciclopedia italiana, La Commedia di Dante la Bibbia come ogni altro testo di minor pondo. E seguono mostre in Italia ma anche in Svizzera e a Stoccarda dove Isgrò (nostro eroe dell’Autocurriculum) espone oltre a libri cancellati anche famose installazioni (cui anche si dedica) e ovviamente sempre nuove prove di arte visiva (già non più poesia visiva). Ora la sua identità prevalente è l’arte e abbandona Venezia e (per sempre) il giornalismo per tornare a Milano. E qui nell’alta società della cultura e mondanità milanese diventa argomento di giornata, i salotti fanno a gara per averlo ospite (dove incontra le massime autorità intellettuali tra gli altri Umberto Eco (“sempre più in salita”), e i galleristi gli mostrano interesse, perfino lo Studio Marconi( il più cercato e appartato). Continua sempre con più lena a lavorare spendendosi in poesie, romanzi (uno finisce per errore concorrente al Premio Strega e invitato a ritirarsi dalla Bellonci trova il fermo no dell’editore (Il Formichiere), in installazioni (la più famosa è Io non sono Emilio Isgrò che trasforma qualche tempo dopo in Io sono Emilio Isgrò con la cancellazione del “non”), in libri cancellati, in arte visiva, in proposte pubblicitarie (come D’Annunzio al quale si deve come si sa il nome “La Rinascente”). Cosa manca al nostro protagonista per essere un artista totale? Gli manca (ma ancora per poco) il teatro (di cui ricorda qualche insignificante esercitazione da bambino e forse anche da adulto). Ma ecco la chiamata da Gibellina colpita dal terremoto (e il suo ritorno in Sicilia alla terra d’origine) dove l’assessore alla cultura (di Marsala) gli commissiona la messa in scena del’Orestea di Euripide. Il nostro protagonista ne appronta una versione in dialetto destinata alla rappresentazione nel teatro di Segesta. Di fronte alle ripetute perplessità del direttore di quel teatro Isgrò interrompe gli indugi e propone di rappresentarla sulle macerie del terremoto. E così accade. Sono presenti tra gli spettatori Inge Feltrinelli e il grande regista tedesco Peter Stein (insieme a molti altri attori e registi provenienti da tutto il mondo). Grande successo.

Così finisce (o quasi) il racconto della vita felice e beata dell’autore dell’Autocurriculum di cui il lettore si fa complice, intanto perché non gli sfugge (pur con qualche dubbio) l’autoironia che anima l’intero racconto e perché sa che Isgrò nella sua manifestata generosità (e prodigalità) lo autorizza (autorizza il lettore) a fare come lui (a fare come l’autore) a cancellarle le frasi e le pagine che crede e magari tutto il libro.

Rileggendo quel che avevo appena scritto mi accorgo che avevo trascurato (e ora è doveroso riparare) due perle (tra le più luccicanti) della lunga e felice vita di Isgrò (meglio dell’autore di Autocurriculum): il suo incontro con Toni Negri (e il lungo colloquio-dibattito con lui avuto se pure da sponde opposte) e (forse soprattutto ) l’incontro con Mario Monti (al quale preannuncia la prossima nomina alla presidenza del Consiglio) e come augurio (e anticipate felicitazione ) gli dona l’ultima sua opera La cancellatura del debito pubblico.

Ma più seriamente a proposito delle Cancellature che sono la sua vera invenzione (quel che fa di Isgrò un vero e autentico artista) varrà la pena di soffermarsi indicando le ragioni che (a suo dire) sono alla base di questa sua geniale invenzione. Sosteneva Isgrò che le avanguardie letterarie avevano fallito nel tentativo di “aggiustare la parola per riscattarne la poeticità” e proseguiva : “A parte qualche eccezione felice ci si limitava di fatto a un puro esercizio di manutenzione della parola novecentesca, giocando sul triangolo segno-significato che storpiava la parola senza storpiare il mondo. E senza capire, soprattutto, che era lo stesso Novecento la prima cosa da abrogare, abrogando con esso le illusioni e le ideologie di un secolo che, almeno letterariamente, sarà tutt’altro che breve, essendo cominciato sul fine dell’Ottocento con la pagina bianca di Mallarmé”. Bisognava, concludeva, “rovesciare il tavolo, come feci io con le cancellature, che non significava distruggere la parola, ma salvaguardarla per tempi migliori: per quando, cioè, la capacità di riflettere si sarebbe finalmente saldata alla necessità di creare”. La possibilità (remota) di un giudizio positivo su queste affermazioni sta nel fatto che estendendo l’assenza di creatività a tutto il Novecento (che al contrario si evidenzia drammaticamente solo oggi, in questi nostri tempi presenti), Isgrò non esclude anzi coinvolge anche se stesso.

Emilio Isgrò

Autocurriculum

Sellerio, 2017

pp. 222 € 14.00

È possibile acquistare questo libro in tutte le librerie e su ibs.it.

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