Semaforo # 5 – dicembre 2017

Algoritmo

Dobbiamo molto al dotto studioso persiano del IX secolo Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi. Secoli dopo la sua morte, le opere di al-Khwarizmi hanno introdotto in Europa i decimali e l'algebra, ponendo alcune delle basi per l'attuale era tecnocentrica. La versione latinizzata del suo nome è diventata una parola comune: algoritmo – una parola che nel 2017 ha assunto sfumature sinistre. (…) Questo è un cambiamento notevole rispetto a pochi anni fa, quando "algoritmo" significava principalmente modernità e intelligenza, grazie al successo strepitoso di aziende come Google, fondata su un algoritmo per classificare le pagine web. Quest'anno, la crescente preoccupazione per il potere delle aziende tecnologiche ha conferito all'eponimo di al-Khwarizmi una nuova aura negativa. (…) Tuttavia, la pressione esercitata su Facebook e su altre aziende a volte rappresenta una trappola, per cui gli algoritmi diventano il capro espiatorio dei fallimenti umani e aziendali. Alcune critiche sottintendono, o addirittura affermano, che gli algoritmi hanno una sorta di autonomia. Questo è un errore, perché permettere agli algoritmi di diventare il "mostro di Frankenstein" può distogliere l'attenzione dalle responsabilità, dalle strategie e dalle scelte delle aziende che le fabbricano.

Tom Simonite, 2017 Was The Year We Fell Out of Love with Algorithms, Wired, 26 dicembre 2017

Coscienza
Gli studiosi non sanno se si possono progettare macchine auto-organizzanti e adattative sofisticate come il cervello umano. Non abbiamo una teoria matematica del calcolo per sistemi di questo tipo. Forse è vero che solo le macchine biologiche possono essere sufficientemente creative e flessibili. Ma questo suggerisce che si dovrebbe cominciare (o che comunque si comincerà) a lavorare su nuove strutture biologiche che sono, o potrebbero diventare, consapevoli.

Subhash Kak, Could Humanity Actually Create A Self-Aware Machine?, Pacific Standard, 29 dicembre 2017

Fundraising
Francamente, noi che ci occupiamo di fundraising sappiamo che le uniche persone più difficili da gestire rispetto ai donatori esigenti sono le celebrità esigenti. E quando hai a che fare con entrambi, la vita è semplicemente un inferno. Abbiamo celebrità che chiedono un biglietto aereo di prima classe per sé e il loro entourage, 10.000 dollari di parrucchiere e trucco, e poi si rifiutano di sedersi a tavola con il presidente del comitato. Questo ancora si può gestire. Ma peggio di tutto, abbiamo donatori che reclamano tutti i posti migliori, vogliono totale esclusività e insistono che tutte le celebrità si siedano al loro tavolo. La verità è che al momento del servizio tutti pensano di essere celebrità.

Karen Brooks Hopkins, 'Tis the Season: The 10 Most Excruciating Parts of Fundraising, Inside Philanthropy, 20 dicembre 2017

Offline

Il più grande cambiamento a cui assisteremo è che gran parte del monitoraggio e della sperimentazione abitualmente associato ai comportamenti online si applicherà sempre più ai comportamenti offline. In altri termini, molti ricercatori sono oggi consapevoli che tutti i nostri movimenti online sono tracciati e soggetti a sperimentazione. Ad esempio, quando si visita Amazon, il comportamento di navigazione viene registrato e analizzato e si conducono esperimenti per migliorare la misurazione delle transazioni. Tuttavia, sempre di più queste stesse cose accadranno con il nostro comportamento offline a causa della cosiddetta connettività ubiqua e dell'internet delle cose. Ad esempio, i negozi fisici investono sempre più in sistemi analoghi di raccolta e sperimentazione di dati.

Matthew Salganik, autore di Bit by Bit: Social Research in the Digital Age (Princeton University Press), intervistato da Lindsay Mc Kenzie, ‘Bit by Bit’, Inside Higher Ed, 22 dicembre 2017

Tempo

Per me, come storico, la scoperta più affascinante è stata che il concetto tradizionale di tempo dei Maori era completamente diverso dal nostro. Gli europei tendono a immaginarsi come se stessero nel presente e guardassero avanti verso un futuro indistinto, con il passato alle spalle. Ma i Maori adottavano la posizione mentale opposta. Stavano in piedi, per così dire, con la faccia rivolta al passato, osservando le azioni degli dei e degli antenati mentre voltavano freddamente le spalle a ciò che doveva ancora venire. Il loro vocabolario riflette questa posizione. Il passato è ngaa raa o mua, 'i giorni davanti', mentre il futuro è kei muri, 'cosa c'è dietro'. Come ha detto un antropologo, i Maori "camminavano all'indietro nel futuro". Il loro sguardo era fisso sul passato. E l'idea di progresso era assente”.

Norman Davies, autore di Beneath Another Sky: A Global Journey into History (Allen Lane), citato da John Gray in Beneath Another Sky: a historian’s revisionist, global take on migration and identity, New Statesman, 20 dicembre 2017

Il Semaforo di Alfabeta è a cura di Maria Teresa Carbone

5 risposte a “Semaforo # 5 – dicembre 2017”

  1. Maria Teresa, la descrizione del comportamento dei Maori coincide con quella di Dante per i dannati del XX canto dell’Inferno: avevano la testa girata all’indietro, credevano di avanzare e invece retrocedevano.

    1. Anche l’Angelus Novus di Benjamin procede con gli occhi rivolti al passato. La differenza è che a noi (Dante, Benjamin, occidente) questo appare come una dannazione e una catastrofe: “L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi”. Ai Maori (probabilmente) no.

      1. “C’ERA UNA VOLTA”. Ripensare al lavoro di Propp prima e Italo Calvino e Gianni Rodari dopo: lo sguardo della schizofrenia della salute è solo dell’orizzonte della fiaba. Su questa strada erano già anche Dante (in particolare) e (Nietzsche e) Benjamin… QUello che sfuggì a Benjamin (nonostante l’avesse grandemente intuito) che lo sguardo dell’Angelus Novus non è altro che lo sguardo mortifero dei “dannati del XX dell’Inferno” (G.B.Zorzoli) dello Spirito Assoluto della Fenomenologia di Hegel-Napoleone!

        Federico La Sala

        1. P.S.: Sul tema (Dante, Nietzsche, Benjamin e, in particolare, su Hegel che ha “lasciato il «mondo nuovo» con la testa in giù nel Cerchio dei cerchi”, l’Inferno), mi sia permesso, si cfr. il capitolo III (Le “regole del gioco” dell’Occidente e il divenire accogliente della mente) della Terza parte di “La mente accogliente. Tracce per una svolta antropologica”: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5556.

          Federico La Sala

  2. P.S. – 2. STORIA E FILOSOFIA: UN’ “OPERA APERTA” *

    “Fenomenologia dello spirito” di un “angelus novus”: «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni. La lettura è una immortalità all’indietro»(Umberto Eco).

    * Cfr. “STORIA DELLA FILOSOFIA”. Un manuale per i licei, curato da U. Eco …: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5743

    Federico La Sala

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