Carlo Branzaglia

  La storia di Zaher, Terre di mezzo, n°8, rivista, Cart’armata edizioni, 2009

Il volume Fedele alla linea di Gianluca Costantini, da poco uscito per i tipi di BeccoGiallo, rappresenta in qualche modo un punto di riferimento nell’ambito del graphic journalism, italiano e non solo, dato che molti dei contenuti dello stesso (il volume è a tutti gli effetti una raccolta antologica di lavori) sono stato pubblicati o tradotti in testate e portali su scala internazionale.

Da un lato, la stessa biografia di Costantini è in qualche modo emblematica, in questo settore, se non unica, relativamente al panorama italiano. Prima ancora di affermarsi nel settore, Costantini con Elettra Stamboulis (autrice di diversi testi del libro, peraltro) e la loro Associazione Mirada portano per primi in Italia Joe Sacco, universalmente riconosciuto come l’iniziatore del genere con il suo Palestine; in una mostra ospitata nelle natale Ravenna, ove i due inviteranno poi Alexander Zograf, autore di un’altra pietra miliare del settore, Bulletins from Serbia; all’interno di Komikazen, Festival internazionale di fumetto di realtà, organizzato dalla stessa Mirada, caso esemplare peraltro di canonica (per l’Italia) miopia di un ente pubblico, il Comune del capoluogo romagnolo nella fattispecie, che gli nega il supporto dopo undici edizioni più che fortunate.

Operatore culturale instancabile, Costantini nel frattempo ha dato vita a InguineMAH!gazine e inguine.net, testata e sito che a tutti gli effetti circoscrivono per primi l’area del graphic journalism in Italia. Mostrando casi internazionali di un modo di intendere la narrazione a fumetti che, utilizzando come contenuto di partenza fatti di cronaca e scenari di informazione, attraverso la pratica del disegno interpretano i medesimi dando chiavi di lettura molto più efficaci del testo scritto. Contemporaneamente, il nostro ha incominciato ad invadere il web viralmente, con una serie di immagini di immediata esecuzione a commento dei fatti quotidiani: evoluzione del tutto originale del tema della vignetta quotidiana, tanto caro quanto abbandonato (perché sclerotizzato) dai quotidiani cartacei. E ha fatto la sua capatina anche in un volume, Anatomia della politica italiana, curato da Cristiano Lucchi e Gianni Sinni (con il quale lavora con gli stessi toni anche all’interno della testata FFF Firenze Fast Forward) nel quale presta il suo segno alla pratica dell’infografica, ovvero a quella tecnica di visualizzazione che delle immagini sfrutta la maggiore velocità ed efficacia nel comunicare informazioni complesse. Ed infine, Costantini si spinge anche nel settore della graphic (o visual) facilitaton, oggi in pienissima ascesa, che sfrutta la capacità degli scriber (scriba, cioè traduttori della parola in testo) di annotare visualmente in diretta i contenuti di conferenze o workshop, con grandi pannelli costellati (a mano) da testi disegnati, elementi grafici di collegamento, cornici, simboli di comprensione universale, trattati o meno con colori diversificati, a facilitare (appunto) la comprensione di quanto detto o discusso.

Le monde diplomatique, n°17, Homecooking books, 2010, Francia

Tale serie di applicazioni quanto mai variegate di una pratica sostanziale del disegno permette di comprendere la varietà di trattamenti registici della narrazione, particolarmente evidente nel volume, intesi questi come soluzioni di impaginazione di immagini e testi; e la loro corrispondenza con le tecniche (anche quelle, variegate) impiegate. Perché effettivamente i toni delle storie (e sono storie, ovvero narrazioni) variano, e con essi i trattamenti grafici e gli schemi di montaggio, in relazione a contenuti a loro volta assai differenziati (in un giro del mondo che va dagli USA alla Finlandia, dall’Afghanistan alla Grecia) essi stessi accordati sulle caratteristiche di testate o portali sui quali sono stati pubblicati per la prima volta (da Internazionale a Terre di Mezzo, da Le Monde Diplomatique a D la Repubblica delle Donne, da World War III a Linus).

Ma ciò non basta a giustificare la capacità di Costantini di raccontare storie vere utilizzando temperature emotive dalle sfumature assai diverse; né a comprendere la fierezza di una posizione autoriale di fondo che rappresenta il vero trait d’union del volume, flessibile nel confrontarsi con i mondi più variegati ma inflessibile nel leggerli con lo stesso rigore e lo stesso disincanto.

Costantini ha allenato il suo segno elegantissimo a confrontarsi con le occasioni più distanti, utilizzando tecniche disparate, che vanno dal disegno in bianco e nero vergato a mano (e in fretta) all’utilizzo e ritocco di immagini pre-fatte, a colori. Partito, nella sua carriera, da un simbolismo iniziale dallo stupefatto tono decorativo, l’autore ravennate ha via via esercitato (anche nelle occasioni sopra citate) una pratica costante del disegno che ha trasformato il suo stile in una macchina interpretativa tanto precisa quanto malleabile, e al tempo stesso sempre raffinata, messa in gioco al fine di rendere efficiente la comunicazione. La library di Costantini è, per certi versi, spaventosa: la capacità di gestire registri diversi ha davvero pochi paragoni nel comicdom e nel graphic journalism contemporaneo. Ma, nonostante tutto, il suo approccio rimane estremamente riconoscibile: figlio di una etica del disegno che diventa espressione di una etica del racconto. E del giornalismo.

Il valore di fondo, lo segnala Daniele Barbieri nella postfazione, è proprio questo: una etica del mestiere che rimanda a quella dei migliori reporter della carta stampata e della televisione, riportando come quella luoghi e situazioni per averli visitati e vissuti dal vero; e che trova nel disegno (nel suo etimo designo) la possibilità di interpretare i dati e plasmarli, selezionando gli elementi e i tratti fondanti della notizia. E’ questa etica a guidare il lavoro di Costantini.

Cartolina da Balbeek, Internazionale, n°881, rivista settimanale, Internazionale srl, 2011

E il processo che ne consegue. Perché il suo è a tutti gli effetti un processo progettuale: c’è una dimensione culturale profonda che interpreta un problema posto e lo risolve con gli strumenti del racconto. Lo fa, con innegabile cultura; un repertorio di strumenti straordinario; una passione civile invidiabile

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