Antonella Sbrilli

Il 24 novembre 2017 gli #alfagiochi si sono trasferiti per una sera al Cinema Palazzo di Roma in piazza dei Sanniti, dove - all’interno del Festival DeriveApprodi - è stato presentato l’Almanacco alfabeta 2018. L’Almanacco raccoglie i pezzi usciti sul sito di Alfabeta2 fra il settembre 2016 e il luglio 2017, scanditi mese per mese (Cronaca di un anno) e introdotti da una serie di interventi sul tema scelto come filo conduttore di questa edizione: la rivoluzione turistica. Il turismo come condizione obbligata  e pervasiva, che si riverbera nell’economia e nei comportamenti, affacciandosi in lungo e in largo, in alto e in basso, nella smania di muoversi, nelle offerte a pacchetto, nella ripetizione di formule.

Del resto, notava Stefano Bartezzaghi nel suo libro sui tormentoni Non se ne può più (Mondadori 2010), i racconti di vacanza occupano una grande parte delle conversazioni quotidiane, caratterizzate da frasi fisse e ricorrenti: crociere da sogno, hotel ideali, nuvole fantozziane ecc.
Stereotipi da viaggio e da soggiorno, che forse solo un artista come Banksy ha saputo far convivere con il loro rovescio nel progetto del Walled Off Hotel di Betlemme un vero albergo funzionante, costruito nell’unica cittadina “a vocazione turistica della Palestina”, affacciato sulla vista più brutta del mondo, il muro di divisione costruito da Israele. Nelle dieci stanze dell’hotel, le convenzioni del comfort alberghiero convivono fisicamente e metaforicamente con i segni del conflitto, offrendo quella che - con un altro stereotipo - si potrebbe definire un’esperienza unica. Non per caso, “esperienza” è uno dei termini che Maria Teresa Carbone, nel suo pezzo nell’Almanacco, registra come onnipresente.
Da qualunque parti lo si affronti, il turismo si porta dietro un carico di frasi confezionate e ovvie, quelle che in inglese si chiamano truisms (da true, vero). A questa tipologia di frasi apodittiche, l’artista americana Jenny Holzer ha dedicato negli anni Settanta una grande attenzione, proiettandole o stampandole in luoghi di passaggio.
L’italiano ha adattato il termine inglese, trasformandolo in truismo, sette lettere che con un piccolo sommovimento diventano turismo.


Ed eccoci al gioco svolto il 24 novembre al Festival DeriveApprodi.

Ai partecipanti è stato dato un “titolo di viaggio”, un cartoncino verde in forma di biglietto aereo in cui scrivere il nome, la provenienza (da dove sei partito), la destinazione (dove sei diretto), un titolo di viaggio (un libro, un film, una storia) e un truismo (la prima cosa che viene in mente sentendo la parola turismo).

C’è chi è partito dalle colline del Monferrato diretto vero La luna e i falò, chi dalla sua stanza diretto in tutte le stanze, chi proviene dal sogno e va verso la conferma…

I titoli da viaggio proposti sono questi: Ai confini della realtà, La morte corre lungo il fiume, L’Anabasi, Viaggio al termine della nota, One year on a shoestring, Il mestiere di vivere, Alice nel paese delle meraviglie, Lazarillo, Sogno vivido, Rateb, Ricerca, Sulle cime, La fine del mondo, Roma>Londra (non Heathrow), Occhi bianchi sulle colline, Vertigo.
Mentre la parola turismo fa venire in mente: i giochi da spiaggia abbandonati sul litorale (Pindaro 53), i tuffi (Algoritmo), il mare (Biko56), l’Airbnb (Eva-M), i volti (Fulvia), la prenotazione (Andrea), la crociera (Sigismondo), la disattenzione (Diario onirico), un hashtag (stanzesante), il Paese dei balocchi (nome così); Era propone l’anagramma “mo is tru”, per Pippo il termine è banalissimo, per Jasper è convenzionale; Giancarlo associa turismo a “Sto a casa”. Infine per Stefano “Il turismo mantiene giovani” e inconfutabilmente per Andrea C. “Partire è un po’ morire”.

Si può proseguire ad associare il turismo a un truismo e a proporre titoli di viaggio scrivendo a redazione@alfabeta2.it o postando su Twitter con gli hashtag #alfagiochi #alfaturismo.

Soluzioni del 12 novembre 2017

Oggi domenica 26 novembre 2017 è la data della chiusura ufficiale della 57. Biennale di Venezia “Viva Arte Viva”.
Nella scorsa rubrica ci chiedevamo se l’arte fosse letteralmente viva, proponendo di smascherare una frase sibillina “E so; c’è l’arte: vive e vive tra le cose”.

La giocatrice Marisa (@beccodigru) ha capito che si trattava di un palindromo, leggibile da sinistra a destra e viceversa.

 

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