Antonella Sbrilli

Si avvicina la chiusura della 57. Biennale di Venezia. Mancano meno di trenta giorni per visitare Viva Arte Viva e per concludere anche il gioco iniziato mesi fa su questa rubrica: “Biennale alla lettera”.

Con questo titolo, ci siamo sbizzarriti ad anagrammare i nomi e i cognomi degli artisti presenti a Venezia, allestendo piano piano un padiglione immateriale, fatto di parole. E non solo di parole, veramente, perché i giocatori e le giocatrici hanno spesso accompagnato la frase risultante con immagini allusive, creando composizioni verbo-visive, digressive e centrifughe.
Non di rado, poi, gli anagrammi hanno mantenuto la lingua d’origine dell’artista, o scoperto fulminanti passaggi da una lingua all’altra, come nel caso del bellissimo “I am a liar”: l’anagramma di Maria Lai proposto da Viola Fiore, che cuce insieme l’inglese e l’italiano, la realtà e la finzione.

Su Twitter, seguendo gli hashtag #Alfagiochi #Biennale si possono rileggere e rivedere le tante ricombinazioni arrivate durante i mesi di apertura della mostra veneziana.

Si può ancora giocare, per le tre settimane restanti, cominciando dal titolo della rubrica di oggi: “Mischi le trance”.

A chi appartengono - opportunamente rimescolate - le lettere di questa frase? Chi è che mescola le fette (plurale di trancia) o gli stati ipnotici (trance)?

La risposta si può inviare alla redazione@alfabeta2.it o su Twitter con l’hashtag #alfagiochi

Risposta al gioco della scorsa rubrica “Enigmi al quadr(at)o

Si chiedeva da quale romanzo italiano fosse tratta questa descrizione:

Davanti ai santuari, ove sotto le pietre intangibili, finivano di marcire e di arrugginirsi le sacre armi dEracle, vegliavano guerrieri barbuti dal profilo purissimo e pieno di bellezza virile. Lungo i muri di mattoni, dal lato ove mai giungevano i raggi del sole, sarrampicava ledera e verdeggiava il muschio”.

Siamo in una pagina di Ebdomero, un romanzo di Giorgio de Chirico, che intesse nella scrittura decine di quadri “narrati”. In questo caso, si tratta di un dipinto di Arnold cklin, Il Santuario di Ercole, 1884 (Washington, National Gallery). Complimenti a Elena Lago che lo ha individuato.

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