Andrea Comincini

Patricia Piccinini, Young Family

Valério Romão è capace di raccontare, come pochi, la realtà più ovvia e quotidiana – la realtà di cui non verrebbe in mente di parlare, perché troppo poco lontana dai nostri sguardi assopiti dalla routine, per metterla a fuoco con giudizio – con una profondità illuminante, a tratti inquietante. Già con Autismo ha dato prova di essere autore scomodo, perché abile dissolutore di granitiche certezze, frequentatore di quella zona d’ombra della psiche dove certe solide convinzioni si sgretolano rovinosamente, trascinando il lettore davanti al baratro del dubbio. Con Quel che è successo a Joana, edito da Caravan edizioni nella collana “Bagaglio a mano”, la sua scrittura demistificante e sensuale arriva a vette decisamente entusiasmanti. Joana è una donna incinta, al settimo mese, che si troverà a vivere, come tantissime persone, l’esperienza del parto. Il racconto dello scrittore tuttavia non procede per ovvie e desuete strade intorno la gioia della maternità e dei più comuni quadri familiari, ma si inoltra in un sentiero buio, mostrando appunto quella grande capacità di parlare di ciò che è normalissimo e quotidiano sotto un altro punto di vista. Joana sta male, deve correre in ospedale perché le acque si rompono, e da qui comincia la descrizione di un calvario il cui esito finale sarà incorniciato da una scena da brivido, surreale e assolutamente inattesa.

La storia di Romão comincia con un sogno, e questa condizione contagia la sua scrittura, trasformando gli eventi in un viaggio interiore, quasi onirico, dove alle grida delle partorienti si frappongono i silenzi delle sale d’attesa, ai pensieri della protagonista quelli dei medici: mondi distanti, lontanissimi, le cui esigenze collimano soltanto durante gli attimi del parto, descritto più come una evacuazione animalesca che in parole tenere e sentimentali.

Testo profondo, a tratti dissacrante per la sua minuziosa descrizione di sfinteri, corpi e analisi vaginali, quasi pulp in certe sanguinose – letteralmente – atmosfere, resta tuttavia ammantato di una delicatezza musicale, la cui origine è certamente nella lingua portoghese. Romão cita Saramago, grande conterraneo che dichiarava spesso che la sua prosa musicale era ispirata dalla grande tradizione letteraria lusitana.

Proprio qui, in questo contrasto tra brutalità delle carni e musicalità del testo, l’autore trova il suo spazio originale, e racconta la vita vera senza indugi, consegnando il lettore a un quesito: “sogno o realtà?” – perché la storia di Joana è cruda, vera, orribilmente concreta, ma anche assurda e incredibile. Come la vita del piccolo Francisco, il bambino nascituro – che deve venire fuori, e in fretta, perché vita e morte sono intimamente legate – o di Jorge, il compagno che attende fuori in sala, inconsapevole di quanto accade dentro (Figura da non sottovalutare, visto che il libro fa parte di una trilogia intitolata “paternità mancate”).

Joana è trafitta dal dolore, circondata da medici e infermiere incapaci di trattarla come un essere umano ma votati a considerare le partorienti polli da batteria, e a trattarle conseguentemente. La nascita di una nuova creatura non è descritta idealisticamente come il culmine del miracolo della vita, ma sembra quasi l’apice dell’ironia del mondo, il quale continua a sfornare creature destinate al dolore e alla violenza. Eppure, nonostante questa valutazione quasi cinica, Romão conserva una distanza intellettuale tra gli eventi e la loro descrizione che non fa cedere allo sconforto. Lo si avverte perché ogni frase e colloquio sono estremamente controllati e pensati, riflettuti e ponderati. Una scelta che induce il lettore a continuare a interrogarsi se sia immerso in un sogno o in un incubo, nella realtà degli ospedali o in una creazione fantastica.

La verità, accertata dalle cronache di ogni giorno, ci rivela che stiamo leggendo un romanzo realista, e sincero; nonostante ciò, come riesce a ogni grande scrittore, questo mondo arriva a essere redento dalla scrittura. Persino Joana, nei suoi deliri preparto e nelle minacce fatte e subite in attesa dell’evento che le cambierà la vita, nonostante il dolore insopportabile, sa che il mondo non finirà con lei e con Francisco. Persino Jorge, uomo semplice e a tratti ingenuo, sa che il domani potrà riconfermare l’orrore della specie, ma offrirà anche la possibilità di una speranza.

Valerio Romão consegna un testo forte nelle mani di persone forse impreparate a coglierne al principio tutte le sfumature, costretti come siamo a leggere la realtà avviluppati da luoghi comuni del pensiero unico, ma consapevole che la sua storia produrrà un cambiamento, e ciò che è successo a Joana sarà anche ciò che capiterà al lettore, il quale comprenderà che realtà e sogno non sono così distanti, ma si intrecciano inevitabilmente ogni giorno, in una lotta simile a quella che la protagonista del libro affronterà quando solcherà le porte dell’ospedale, in attesa che il miracolo della vita si riveli in ogni sua forma.

Valerio Romᾶo,

Quello che è successo a Joana

Caravan edizioni, 2017

È possibile acquistare questo libro in tutte le librerie e su ibs.it.

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