Giulio Marzaioli

Giorgia Severi, Borderline

Nel numero 61 (giugno 2016) della rivista “il verri”, dedicato al rapporto tra teoria e poesia, viene pubblicato un intervento di Paolo Giovannetti dal titolo Dopo ‘il testo poetico’. I molti vuoti della teoria. Considerando alcune delle costanti dell’argomentazione teorica in merito alla scrittura poetica - (ri)definizione del lirico, questione del soggetto, presenza (permanenza) di una (qualche) misura metrica etc. - Giovannetti rivolge ai lettori un invito a verificare l’attendibilità di alcune delle più recenti riflessioni (soffermandosi, tra l’altro e in particolare, su quanto argomentato da Jonathan Culler riguardo alla natura rituale, epidittica della poesia, così da relazionare la soggettività a una sorta di necessità “performativa”) ovvero, e comunque, ad animare una discussione che possa proseguire nella mappatura dei presunti vuoti della teoria e nell’individuazione di proposte che quei vuoti possano colmare.

Tale invito è stato accolto con esiti più che proficui da Andrea Inglese, autore che sappiamo impegnato nel dibattito teorico e culturale degli ultimi anni, il quale, assieme allo stesso Giovannetti, ha tessuto le fila di un dialogo che ha coinvolto alcuni studiosi della letteratura, all’interno e all’esterno delle istituzioni universitarie, nonché alcuni autori partecipi delle medesime istanze speculative. Confrontandosi per qualche mese su temi e istanze di (eventuale) interesse comune, nel solco tracciato dall’intervento de “il verri” si sono delineati alcuni possibili elementi di confronto (particolare interesse ha destato il tema della sopravvivenza dei confini in materia di categorie, generi etc. nonché lo sconfinamento operato da alcune scritture e l’opportunità che anche la lettura teorica pratichi il medesimo percorso).

Il dialogo avviato è quindi sfociato in un confronto tra diverse esperienze e diversi orientamenti che hanno trovato ospitalità il 16 settembre 2016 presso la Libreria Claudiana a Milano, nel convegno “Teoria&Poesia. Un dialogo fra critici e poeti”. Nell’arco dell’intera giornata si sono alternati al microfono Antonio Loreto, Simona Menicocci, Lorenzo Cardilli, Mariangela Guàtteri, Italo Testa, Florinda Fusco, Andrea Inglese, Simone Giusti, Stefano Versace, Stefano Ghidinelli, Luigi Severi, Vincenzo Frungillo. Hanno moderato l’incontro gli stessi organizzatori, Andrea Inglese e Paolo Giovanetti, assieme a Vincenzo Ostuni e al sottoscritto. I vari interventi hanno spaziato in diversi campi, traendo spunto da percorsi di studio già avviati o, per quanto attiene in particolare agli interventi degli autori, da temi di interesse legati alla propria esperienza di scrittura.

Se si volesse cogliere qualche costante comune ad (almeno) alcuni dei contributi ascoltati, si potrebbero citare il tentativo di individuare eventuali modelli, “universali” che possano qualificare/perimetrare l'ambito della poesia, il rapporto io/soggetto/soggettività, il rapporto tra poesia e prosa, lo sconfinamento tra generi per quanto riguarda alcune scritture che, tuttavia, vengono ancora “rubricate” nell’ambito della poesia.

Dall’ascolto degli interventi programmati e delle animate conversazioni con il pubblico che hanno seguito ciascun contributo, sono emersi, inoltre, alcuni spunti che meriterebbero ulteriori riflessioni e confronti: il superamento di alcune dicotomie: lirico-antilirico, scrittura “convenzionale” e “di ricerca”, prosa (o prosa in prosa) e (ipo, iper, iso) narrazione; la necessità di individuare e verificare le intenzioni dell’autore nell’adozione di questo o quel “dispositivo”, così da determinare i campi di (provoc)azione del testo stesso; infine la modalità in cui il testo viene fruito dal lettore e come questi interagisce con le eventuali possibilità di orientamento offerte dall’autore, soprattutto nel caso di alcune tra le più recenti scritture.

Per sintetizzare si possono quindi distinguere due stadi della riflessione teorica risultante dalla giornata milanese. Uno stato dell’arte, che vede lo studioso di letteratura - equipaggiato con strumenti di analisi convenzionali e noti - aggiornare e aggiustare la propria focale rideterminando il campo di interesse e superando alcune distinzioni che in alcuni casi paiono desuete. E uno scenario prossimo, al momento solo tratteggiato, in cui vengono suggerite possibilità di indagine la cui verifica sarà rimessa a chi, tra coloro che sono impegnati nella ricerca teorico-letteraria, vorrà esporsi al rischio connesso a qualsivoglia esplorazione e sarà disposto a svincolarsi dalle limitazioni imposte nel perimetro della propria disciplina, dovendo inevitabilmente sconfinare (appunto) nei più diversi ambiti che la scrittura stessa, oggi, attraversa.

Naturalmente non si tratta di rinunciare alle specificità della propria ricerca, ma di assumere la consapevolezza che, inevitabilmente, quando ci si pone di fronte a una realtà complessa, così come si presenta quella costituita da alcune odierne scritture, si dovrà adottare un approccio altrettanto complesso e ciò non solo per fornire utili strumenti interpretativi al lettore, ma anche per consentire al dialogo tra scrittura e teoria di proseguire in un percorso virtuoso di chiarimento e arricchimento che, in rapporto di reciprocità, possa alimentare entrambe.

È questa l’istanza che emerge maggiormente per chi scrive in questa sede. Da una prospettiva autoriale, come tale inevitabilmente partigiana, è infatti di particolare interesse far luce su alcune visuali che ad oggi non paiono così chiare, o quantomeno sgombre da dubbi. L’impegno teorico condiviso nell’incontro di Milano, i presupposti argomentati e le intuizioni emerse, le ri-definizioni di campo, nonché le auspicabili risultanze di un approccio “complesso”, come sopra suggerito, dovrebbero/potrebbero infine confluire in una mappatura che possa davvero considerare le scritture odierne alla luce di quanto effettivamente derivi da una verifica obiettiva. Nella configurazione di aree, manifesti, linee abbiamo assistito negli ultimi anni ad una sostituzione degli autori ai critici, e ciò è stato dovuto anche alla latitanza di questi ultimi che hanno spesso mutuato dagli stessi autori categorie, teoremi, tesi, ipotesi. È forse venuto il momento che il rapporto torni in condizioni di parità e che entrambi, sia autori che critici, siano presenti alla realtà della scrittura per quella che effettivamente è e per il ruolo che davvero gioca con chi deve o dovrebbe fruirne.

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Una Risposta a Teoria e poesia: il bicchiere mezzo pieno

  1. ale ha detto:

    E’ sempre un po’ triste constatare come in queste occasioni (il convegno della Claudiana), mi perdoni Giulio Marzaioli che ringrazio comunque per lo stimolante contributo, della poesia si tratti sempre nella sua forma scritta, del testo scritto, e quasi mai, o molto poco, del testo detto, parlato, urlato, dei fonemi, dei suoni, del ritmo, delle pause (le rime se no a che servono?), delle corde vocali, quando poi in realtà ai festival i poeti così trattano i loro testi, a voce.

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