Alberto Capatti

Filochef non è l’amante degli stellati, il telemasterfanatico, ma il filosofo che, qua e là, ha accennato al mangiare o alla cucina, si è peritato di sfuggita, di concettualizzare il cibo. Pensieri, massime, divagazioni, cenni e qualche lettera. Nietzsche a Heinrich Koselitz, 30 ottobre 1888, da Torino :

Nella trattoria pago per ogni pasto un franco e 15 e lascio 10 centesimi in più, cosa che viene decisamente considerata un’eccezione. A questo prezzo ricevo una enorme porzione di minestra, sia asciutta che in brodo: grandissima scelta e varietà, e paste italiane tutte di prima qualità (solo qui ho cominciato a imparare le grandi differenze). Poi un eccellente pezzo di carne tenera, soprattutto arrosto di vitello, che non avevo mai mangiato in questo modo, accompagnata da verdure, spinaci ecc. Tre panini, che qui sono molto gustosi, e per gli amatori i grissini, I sottilissimi bastoncini di pane che piacciono ai torinesi”

Segue la ricetta dell’arrosto di vitello alla piemontese delle autrici di Filochef I filosofi a tavola, Federica Cibien e Francesca Gallerani (il melangolo, 2016, pag. 54-55). Da riesaminare ? Forse, e pensando a Nietzsche e al 1888, con qualche correzione, niente olio extravergine d’oliva, al posto del bicchiere di marsala un vino piemontese, e poi quale “vino bianco”? Attualizzare il pensiero e la cucina non è la stessa cosa.

Le ricette incollate a citazioni filosofiche, un po’ sospese nell’aria, senza note, non sempre sono storicamente, filologicamente attendibili, altre volte sono troppo audaci come quella dell’aglio assoluto affibbiata a Jean-Paul Sartre. Bastava il piatto di carne e fagioli, ripescandolo dalla Nausea, dalla Nausée – possibilmente nel testo originale e non nella traduzione dei tascabili Einaudi – o uno dei piattini sulla carta di una trattoria, la maison Bottanet cuisine bourgeoise : “ho diritto a un antipasto a scelta : cinque fettine di salame, o ravanelli, o granchiolini (“crevettes grises”) o un piattino di sedano con salsa piccante (“un ravier de céléri remoulade”)”. Così mangiano i filosofi quando non vogliono essere filochef.

La ricetta più azzeccata dalle autrici è quella di Epicuro la cui massima “I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati. L’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca” viene tradotta alla lettera. Donde :

Pane e acqua

Pane, possibilmente raffermo, acqua fresca

Inzuppate il pane nell’acqua finché non diventa bello morbido

E’ il punto di partenza, la ricetta numero uno, di noi tutti, filo o chef.

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