Francesca Pasini

Tori Wrànes

Coast Contemporary: “Coast” sta per il viaggio in nave dal Nord al Sud della Norvegia e “Contemporary” per il dialogo con artisti, istituzioni, musei, gallerie, curatori, critici, collezionisti norvegesi e internazionali.

Si parte il 21 settembre dalle Isole Lofoten e il 25 si arriva a Bergen, passando per il circolo polare artico. Tutto avviene su una nave della Compagnia Hurtigruten, che dal 1893 trasporta merci, lettere, persone. In Norvegia la chiamano “la nostra ferrovia Trans-Siberiana”, ed è un simbolo del paese.

Il petrolio ha reso ricca la Norvegia: trent’anni fa Gianni De Michelis aveva definito il patrimonio storico artistico italiano, il nostro “giacimento petrolifero”, ma non si sono estratte ricchezze. Mentre in Norvegia per la cultura e per l’arte contemporanea investono con generosità e intelligenza.

Da anni il “Liaf” (Lofoten International Art Festival) fa ricerca e produce spettacoli provenienti da tutto il mondo: anche questo è un progetto pubblico.

L’idea di quattro giorni di confronto con curatori, critici, direttori di museo da tutto il mondo, compresa Shangai, è una modalità originale per presentare alcuni artisti e il sistema museale norvegesi. Tre cabine erano sedi temporanee di mostre e performance, mentre in una sala con grandiose vetrate avvenivano incontri e discussioni.

Il mare e le coste apparivano come un’“opera d’arte ambientale”. Aver portato a vederla circa cento di persone è stata un’offerta di conoscenza quotidiana della natura. Un’idea fuori dal consumo odierno dei monumenti come sfondo per selfie, promossa dalla direttrice artistica Tanja Saeter e dalla curatrice Helga-Marie Nordby.

Il filo rosso è una morbida organizzazione: mangiare insieme, trovarsi insieme sul ponte, con sauna e jacuzzi per alcuni volenterosi, ha facilitato la curiosità e lo scambio reciproco. Un’effettiva differenza rispetto alle inaugurazioni o ai convegni tradizionali. Insomma, i Norvegesi hanno indicato che anche nel mondo globale, la relazione con l’altro è il punto cardinale di orientamento.

Quella miriade di isole, di monti a volte brulli, a volte con i pini a pelo d’acqua, mi hanno fatto pensare al momento in cui i continenti si sono divisi, le terre sono emerse, come se da una mano fossero cadute qua e la porzioni di materia. Una specie di deserto verde irrorato dal mare, dal quale è emersa la suggestione rispetto al tema dell’origine. La fortuna ci ha accompagnato con un tempo soleggiato e mite, all’interno di fulminee variazioni di luci e nella notte del 21 Settembre si è manifestata anche l’Aurora Boreale. In un cielo stellato, si è progressivamente condensato un fascio di linee bianche, ascensionali, che attorcigliandosi su se stesse hanno creato un arco, che poi si è dissolto in un enorme ricciolo che sfiorava i monti della riva. Esperienze che ci riportano alla “Rete dell’Universo” e ai suoi enigmi di cui parla il fisico Carlo Rovelli. Avere questa percezione di vastità dal ponte di un postale, aumenta le domande sull’universo, proprio per questo tratto quotidiano.

E non è forse questo che l’arte ci dice ogni volta che raggiunge il suo scopo?

La scelta della location è molto diversa della proposta di turismo culturale: il collegamento tra sé e lo spazio che alcuni grandi artisti ci hanno indicato, era lì disponibile per tutti, senza sforzo, senza intenzione, rendendo tuttavia visibile la costruzione culturale che uomini e donne hanno messo al mondo per interpretare e vivere il mondo.

Non è un caso che oltre dieci anni fa Dan Graham abbia realizzato a Svolvaer (Lofoten) un padiglione trasparente sul bordo del mare.

Tra le opere realizzate sull’Hurtigruten, particolarmente coinvolgenti sono state le performance di Tori Wrànes. Nel secondo giorno di navigazione, nella pausa dopo pranzo, ci ha raccolti sul ponte, si è distesa su una sedia a sdraio, come tutti, e ha compiuto un canto ritmico e rituale che si mescolava al suono del vento e del mare. Quando si è interrotta, tutti siamo rimasti seduti, in silenzio: aveva preso forma la figura della sospensione. Mentre a mezzogiorno del 25 Settembre, poco prima di sbarcare a Bergen, si è tramutata in una Troll che saliva e scendeva da uno dei due ascensori (tutti in cristallo trasparente). Una massa di valige e pacchi la comprimeva, ma c’era posto per entrare, spingere il pulsante e andare su e giù lungo i quattro piani.

E’ apparsa la saga Nordica dell’origine della Norvegia e di questi arcani abitanti, provenienti dai ghiacci, con solo quattro dita nelle mani, un naso lunghissimo, capelli ispidi. Non amano la luce del sole, i boschi sono il loro dominio. Hanno poteri magici, sono brutti e benevoli. Rappresentano la diversità che in molte culture è segno di una qualità superiore. Tori ha scelto di essere una Troll alla luce del Sole, e con straordinaria maestria teatrale ci ha accompagnato nella civiltà urbana. Alla fine della performance è, infatti, suonata la sirena che segnalava l’ingresso a Bergen.

La performance fa da pendant a quella inziale alle Lofoten, Liquid Power Has No Shame di Eglé Budvytyté con Elisa Yvelin, Lucia Fernandez Santoro, Benjamin Kahn, che ci hanno condotto, lungo le strade di Henningsvaer fino alla scogliera, con movimenti di danza atletica, silenziosa, non aggressiva. Qui hanno compiuto un rito in cui, reciprocamente, ognuno versava da una conchiglia una goccia d’acqua sul ventre nudo dell’altro. Un modo per vivere questo piccolo villaggio, camminare sulle rocce, affrontare il contatto col mare.

Sempre a Henningsvaer, Dear Henningsvær And The Ocean That Embraces You, un “audio walk” di Elin Már Øyen Vister e della cantante sami Elisabeth Misvær, è stato un duplice racconto simbolico. Elin, passando davanti alle case ha raccontato la storia sociale del luogo, i problemi della pesca, minacciata dall’estrazione del petrolio, l’arrivo del turismo; Elisabeth davanti a un braciere acceso, a precipizio sul mare, cantando una filastrocca ritmica ha unito la nascita del linguaggio al movimento e al suono del mare.

Coast Contemporary ha raggiunto lo scopo di avvicinarci all’origine e alla conoscenza di un paese, grande e poco costruito. Una qualità oggi rara nel mondo.

La luce del mare e del cielo è diventata anche la dedica “naturale” a Edvard Munch e alla sua geniale e anticipatoria pittura.

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In occasione della Tredicesima Giornata del Contemporaneo domani, sabato 14 ottobre 2017, per il tredicesimo anno consecutivo, i 24 musei AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) e più di 950 realtà in tutta Italia apriranno gratuitamente al pubblico i loro spazi, inaugurando ufficialmente la stagione dell’arte contemporanea.

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