Antonella Sbrilli

Mentre questa estate giocavamo a #treparoleunquadro, lanciando terne di termini che identificassero un’opera d’arte da riconoscere senza vederne la riproduzione, la Laurence King Publishing, casa editrice britannica specializzata in giochi collegati all’arte, rilasciava un gioco affine e complementare.


Il titolo è Guess the Artist. The Art Quiz Game e sfida i giocatori a individuare il nome di un artista da tre elementi disegnati su carte.

I disegni, sintetici, iper-colorati e dal forte contorno nero, sono di Craig Redman e Karl Maier, un duo creativo originario dell’Australia, che ha al suo attivo campagne di illustrazioni e mostre internazionali.

Questo nuovo gioco, in vendita da agosto, si muove anch’esso nello spazio di coesistenza e di scambio fra i discorsi e le figure, le immagini e le parole, al cui interno troviamo diversi esempi, fra i quali anche il gioco da tavolo francese Dixit, di cui abbiamo parlato nell’ultima rubrica.

Mentre i disegni delle carte di Dixit - opera di diversi illustratori, fra cui Marie Cardouat - sono aperti alla libera associazione descrittiva dei giocatori, Guess the Artist è centrato sulla possibilità che tre forme possano attivare in chi guarda il ripescaggio mnemonico di un artista.

Il gioco si propone infatti come un test di verifica delle proprie conoscenze nel campo della storia dell’arte: un test affidato a tre “visual clues”, tre indizi visivi, che condensano elementi dello stile e della vita dell’artista in modo inequivocabile.

Un cipresso, un orecchio, una bottiglia verde con la scritta Absinthe sono il marchio visivo di van Gogh; un letto sfatto, una tenda, la scritta “Stuck, Stuck, Stuck” rimandano all’artista britannica Tracey Emin: in entrambi i casi, le icone si riferiscono a opere e a episodi biografici.

E così avanti per sessanta artisti, dal Rinascimento al contemporaneo, da oriente a occidente, con molte presenze inglesi.

Dipende dalle conoscenze pregresse dei giocatori riuscire a cogliere velocemente e con soddisfazione il protagonista alluso nelle carte: la riduzione formale perseguita da Craig Redman e Karl Maier nei loro disegni (“We try to reduce things down to the most simplistic forms that we can”) si estende in Guess the Artist alle informazioni che il pubblico di giocatori può condividere su un nucleo di artisti più o meno popolari.

Ne emerge una sorta di dizionario ideografico condivisibile (e di alta qualità grafica), che da una parte conferma le conoscenze, dall’altra invita a verificarle.

Questo meccanismo si intravede già nel lancio di prova di alcune carte sul profilo Instagram degli autori - @craigandkarl, seguito da quasi 60.000 persone - con i tentativi di risposta, i commenti e le repliche.

Senza avvalersi di disegni d’autore, anzi appoggiandosi al solo supporto verbale, anche #treparoleunquadro ha messo e mette in gioco la riconoscibilità di un’opera d’arte. Nell’ultima rubrica, i tre termini proposti erano “mercato, pesce spada, donna di spalle” e la soluzione - la Vucciria di Guttuso - è stata individuata da Silvia Volpicelli, Raffaella Belletti, Maria Stella Bottai, Simona Isacchini.

Nella pausa estiva, su Twitter, diversi giocatori e giocatrici hanno proposto nuove terne e varianti del gioco, che includono l’anagramma degli indizi: grazie per questo a Viola Fiore, Giuseppina Zizzo, Sandra Muzzolini, Franco Chirico, Mario, Luigi Scebba, Giusi Colla, Chiara.

Chi avesse voglia di emulare Guess the Artist, può proporre tre segni o disegni o foto che alludano a un artista, inviando l’immagine via mail a redazione@alfabeta2.it, o su Twitter e Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

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