Paolo Carradori

Tiziano Tononi & Southbound

Trouble No More…All Men Are Brothers” (Long Song Records)

Tiziano Tononi non fallisce un omaggio. Che i dedicatari siano Roland Kirk, Ornette Coleman, Don Cherry…il risultato esalta sempre, oltre l’ideazione progettuale e strumentale, anche una coinvolgente logica indagatrice che esplora, elabora, rilegge e dilata i materiali presi in esame. Questa volta tocca alla Allman Brothers Band da Nashville, formazione che dagli anni sessanta percorre le strade del blues, del r’n’b, elaborando nel tempo un originale accostamento tra rock-blues, country-rock con elementi jazzistici. Un vecchio amore di Tononi che per l’occasione mette su un super ottetto (più due ospiti) contraddistinto, rinunciando alla chitarra elettrica, da una fusione di suoni non proprio canonici (leggi violino e fisarmonica) che funziona alla grande in una ribollente atmosfera energetica. Le ance esaltano gli aspetti più radicali dell’improvvisazione jazz, violino e fisarmonica si incrociano tra colorazioni blues e popolari, la sezione ritmica è vitalissima, mai sopra le righe. La Raviglia, dalla voce calda, malleabile e ironica, narratrice intrigante.

Tiziano Tononi drums, percussion,udu drum, gongs, arrangement, musical directions – Emanuele Passerini soprano, tenor saxophones – Piero Bittolo Bon alto sax, bass clarinet, flutes – Emanuele Parrini violin, viola – Carmelo Massimo Torre accordion – Joe Fonda acoustic/electric bass – Pacho congas, bongos, percussion – Marta Raviglia vocals

Guests: Fabio Treves harmonica – Daniele Cavallanti tenor sax

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Aaron Parks-Ben Street-Billy Hart

Find The Way” (Ecm)

Aaron Parks, dopo “Aborescence” in solo, si gioca una seconda chance Ecm che il pianista di Seattle, molto coccolato dalla critica, propone in trio. “Find The Way” risulta un lavoro alquanto incolore, con poche idee, zeppo di ornamenti, effetti e svolazzi melodici, ma poca sostanza. Nella ricerca di colori scuri, legnosi e ambientazioni intime, il musicista americano dimostra limiti introspettivi, di linguaggio, non scavando rimane sulla superficie di una musica estetizzante o cade in facili soluzioni. Per semplificare si potrebbe dire che Parks è un costruttore di belle cornici che però rimangono tristemente vuote. Questi limiti si ripercuotono nel delicato equilibrio del trio dove Street garantisce non più di un solido sostegno, mentre Hart forse colto da una esigenza rivitalizzante spesso è sopra le righe nei volumi.

Aaron Parks piano – Ben Street double bass – Billy Hart drums

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Sartori-Colonna-Calcagnile

Suite Per Osvaldo” (Rudi Records)

Come si può omaggiare musicalmente un pittore? Fabio Sartori, pianista e compositore, in un video afferma che risulterebbe banale fare riferimento alla sola produzione pittorica di Osvaldo Licini (1894-1958) esprimendo l’esigenza di approfondire anche il poeta, il narratore, l’uomo, come per dire che vita e creazione si fondono. “Suite Per Osvaldo” è un lavoro interessante proprio perché prende le mosse da questi presupposti. Licini, tra i primi astrattisti italiani, si esprime sui motivi geometrici di Mondrian ma è anche affascinato da un ricercatore dell’inconscio come Klee. Questo duplice sguardo si sviluppa anche nella musica, nell’equilibrio tra parti scritte e libertà. Sartori con un pianismo misurato, profondo e senza effetti speciali, trova due compagni di viaggio perfetti. Diligenti, coinvolti e irriverenti. Le ance di Colonna estranianti, delicate ma anche esplosive e radicali. Il drumming di Calcagnile ora raffinato ora ribollente e nervoso, impregnato di umori poliritmici.

Fabio Sartori piano – Marco Colonna clarinet, alto clarinet – Cristiano Calcagnile drums

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Sergio Armaroli – Fritz Hauser

Structuring the Silence” (Dodicilune - 2cd)

… La musica a percussione è la rivoluzione. Suono e ritmo sono stati per troppo tempo sottomessi alle restrizioni della musica ottocentesca … Questo scriveva negli anni ’60 John Cage, mi pare un buon prologo – ricordando che il compositore americano del silenzio come elemento musicale è stato precursore assoluto - nell’avvicinamento a “Structuring the Silence”. Nei due cd Sergio Armaroli e Fritz Hauser ripercorrono senza dipendenze i feticci della nuova musica del secondo Novecento: il suono, il tempo, il silenzio. Da appunti compositivi appena accennati prendono il via percorsi improvvisati che costruiscono intorno al silenzio una ramificazione di suoni sospesi, lasciati liberi di vibrare in un paesaggio sonoro che pare non avere confini. Teatro della percussione lo definisce Armaroli e così è, i musicisti si muovono come vitali comparse intorno all’interprete assoluto: lui, il silenzio. In un processo che capovolge certezze, silenzio non come intervallo neutro ma spazio decisivo dell’equilibrio creativo dove il ruolo attivo di chi ascolta è tanto importante quanto quello dei musicisti.

Sergio Armaroli vibraphone, percussion, glockespiel, crotales, electronics – Fritz Hauser drum-set, percussion

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Clock’s Pointer Dance

Clock’s Pointer Dance (UR Records)

Non è proprio usuale trovare in un cd un caleidoscopio di materiali, linguaggi e ambientazioni diverse percorse da una coerenza estetico-stilistica immersa in una costante ricerca sonora. Ci riescono i cinque Clock’s Pointer Dance evitando luoghi comuni, soluzioni preconfezionate a favore di una spregiudicata, rischiosa immersione nei meandri di una musica scritta (bene) ma soprattutto ampiamente libera. In apertura Like a Lonely Stone è come un manifesto programmatico, un sottofondo saturo, urbano poi squarciato dalla luce della tromba su ritmi funky sporcati dalla chitarra rock. Ti Voglio Bene Pupazzo di Neve descrive un paesaggio incantato che lentamente si trasfigura in un astrattismo inquieto. Play si snoda in un dolce lirismo collettivo e sospeso. Insomma in ogni angolo di “Clock’s Pointer Dance” c’è una bella sorpresa, qualcosa da scoprire. Soprattutto un’idea musicale che fa del jazz strumento amplificatore di pulsioni contemporanee, attraverso suono, scrittura, improvvisazione, senso del collettivo. Mica poco di questi tempi.

Paolo Malacarne trumpet, flugelhorn – Andrea “Jimmy” Catagnoli alto sax – Andrea Baronchelli trombone, effects – Michele Bonifati electric guitar, effects – Filippo Sala drum, percussion, microkorg

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Avishai Cohen

Cross My Palm With Silver (Ecm)

Dato costante e caratterizzante di questo secondo lavoro di Cohen per Ecm è quello dello sviluppo di una estrema ricerca della purezza del suono. Percorso ambizioso ma anche rischioso, perché potrebbe arenarsi in un freddo valore estetico, vuoto di idee. Il trombettista mette però questo rigore al servizio di un linguaggio sinuoso, lirico e non statico, contando sia sulla sua notevole duttilità strumentale – Davis certo, ma anche il fraseggio di Lee Morgan - come sulla capacità della formazione di assecondarlo al meglio in questa scelta stilistica. Parti scritte e improvvisazione si muovono in un equilibrio magico, dove i volumi sono sempre sotto controllo, nessuno supera un ideale limite, tutto ha un sapore impressionista nella ricerca del colore nella risonanza fisica del suono. Anche il ritmo è spesso sottinteso, quando più evidente è una ricca pulsione sottotraccia. “Cross My Palm With Silver” è un progetto poetico riuscito nella piena condivisione del linguaggio da parte del quartetto.

Avishai Cohen trumpet - Yonathan Avishai piano - Barak Mori double bass - Nasheet Waits drums

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Gabriele Mitelli O.N.G.

Crash (Parco della Musica Records)

“Crash” potremmo definirla una suite: tre lunghi brani suddivisi a loro volta in tre movimenti senza soluzione di continuità. Nove ambienti sonori caratterizzati da una accumulazione visionaria quasi nevrotica di suoni, ritmi, rumore, elettronica e fantasmi intervallati da panorami aperti, come momento collettivo riflessivo. Di certo i quattro O.N.G. non si fanno pregare per infilarsi in labirinti claustrofobici dove sperimentare dialoghi radicali su strade tracciate ma anche in una liberissima improvvisazione. Il tutto ha il sapore del rito, soprattutto nel primo movimento Frequency il più riuscito, un cerimoniale dove i musicisti su lunghi pedali tellurici graffiano con personalità. Mitelli conferma con “Crash” una visione strumentale e progettuale molto aperta e rischiosa. Terragnoli e Baldacci garantiscono un substrato denso, urbano ma anche uscite distorte di grande fascino. Calcagnile su piatti e pelli disegna un paesaggio ritmico-percussivo spumeggiante, decisivo nell’equilibrio instabile della suite.

Gabriele Mitelli pocket trumpet, alto flugelhorn, prepared trumpet, electronics, percussion, voice

Enrico Terragnoli electric guitar, keyboard – Gabrio Baldacci electric guitar

Cristiano Calcagnile drums, percussion, objects

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Alfonso Alberti - Anna D’Errico

Two Pianos (Stradivarius)

Alfonso Alberti e Anna D’Errico percorrono gli aspetti più contemporanei espressi dalla forma per due pianoforti che non pochi compositori ha affascinato. Si va dal 1966 con Sonata di un diciannovenne(!) di grandi prospettive Salvatore Sciarrino al 2005 conSoleil de proie di Hugues Dufourt. In mezzoDrei Stücke für zwei Klaviere (1976) di György Ligeti,Alter-Face (2004) di Georges Aperghis e Omaggio a Edvard Grieg (1981) di Niccolò Castiglioni. Sorprende subito il giovanissimo Sciarrino che ammalia con arabeschi, mutazioni cromatiche informali in una riconoscibile poetica/gestualità visionaria mentre in Aperghis, più criptico e misterioso, le due tastiere danzano, si sovrappongono come incapaci di comunicare. In Dufourt la tensione è tutta orientata verso l’esplorazione di inusuali spazi sonori disegnando un labirinto sospeso quasi immobile. Di grande fascino il Ligeti di Drei Stücke…, tre movimenti – il secondo cita Reich e Riley (ma anche Chopin…) - che esaltano la sua originalità nel rapporto tempo/spazio, nell’atmosfera ipnotica, nella ricchezza della tessitura. La purezza dei grappoli sonori di Castiglioni, le trasparenze cristalline e giocose, i silenzi sempre più inquieti permettono alla D’Errico e Alberti di esporre notevole capacità di lettura e coerenza espressiva comunque sempre distribuita con personalità su tutto il lavoro.

Alfonso Alberti piano – Anna D’Errico piano

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Una Risposta a Alfadisco # 2 – settembre 2017

  1. Paolo Taverna ha detto:

    Incuriosito, ascolterò. Grazie per i suggerimenti (e per essermi ritrovato, ascoltatore non ingenuo, ma non professionale, nella recensione del fastidioso Parks).

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