Massimo Castiglioni

La già vasta bibliografia critica sul soprannaturale si è da poco arricchita di un nuovo titolo, frutto di un lungo lavoro accumulato negli anni ma non direttamente pensato come libro: si tratta del Soprannaturale letterario di Francesco Orlando, primo inedito dell’autore scomparso nel 2010. Ai tre curatori (Stefano Brugnolo, Luciano Pellegrini e Valentina Sturli) il merito di aver sistemato un materiale fatto di appunti, registrazioni e scalette riguardante gli ultimi due corsi di Orlando (tenuti all’Università di Pisa nel 2005 e nel 2006), incentrati su un argomento che fin dagli anni Ottanta occupava i suoi interessi ma al quale aveva dedicato solo poche occasioni scritte.

Al soprannaturale, infatti, sono rivolte alcune pagine dell’impressionante volume del 1993 sugli Oggetti desueti nelle immagini della letteratura, due anni fa proposto in un’edizione ampliata, sempre da Einaudi, a cura del solo Pellegrini (notevoli quelle su Puškin e Stevenson) e soprattutto un saggio del 2001, Statuti del soprannaturale nella narrativa, inserito nella miscellanea sul romanzo curata da Franco Moretti per Einaudi. Qui sono già discussi alcuni dei punti centrali della proposta di Orlando, che in seguito saranno ulteriormente precisati e arricchiti, fino ad arrivare alla forma che ci viene presentata nel nuovo libro, terza tappa, precisano i curatori nell’introduzione, di un ideale percorso iniziato con Illuminismo e retorica freudiana (del 1982, ampliato nel ’97) e proseguito con Gli oggetti desueti all’insegna di uno sguardo al rapporto tra letteratura e mondo, tra l’immaginazione e le esigenze della razionalità.

Nel primo capitolo vengono subito messe in campo le premesse teoriche necessarie all’analisi dei testi. Come vuole ogni buona riflessione sul soprannaturale, non può non essere chiamato in causa il fantastico; e chiamare in causa il fantastico significa, naturalmente, evocare Todorov e il suo classico La letteratura fantastica (1977, Garzanti 1981). Secondo Orlando, merito di Todorov e prima di lui di Caillois (Nel cuore del fantastico del ’65, Feltrinelli 1984, Abscondita 2004) è quello di aver dimostrato che è possibile definire con precisione un singolo statuto del soprannaturale. Chiamiamo «letteratura fantastica» quella in cui una presenza sovrumana irrompe nella realtà sconvolgendola, al contrario di quanto accade nel mondo fiabesco del cosiddetto «meraviglioso», dove la magia è parte integrante e coerente del mondo. Un modo (più che un genere) letterario, quello del fantastico, sviluppatosi alla fine del Settecento. A questo Todorov aggiunge che requisito centrale del fantastico è l’«esitazione» provata dal lettore nei confronti di ciò che sta leggendo: finché il dubbio esiste, in attesa dello scioglimento finale, il fantastico rimane in vita (ma quella di Todorov è una proposta tanto fortunata quanto controversa, così ristretta e severa da arrivare a estromettere dalla categoria una figura come Poe e tutto il fantastico novecentesco). A non convincere Orlando sono la pretesa di riassumere l’intero soprannaturale letterario dell’Ottocento sotto l’etichetta del «fantastico» (in cui non entrerebbe un’opera come il Faust) e la troppa facilità con cui tutte le altre declinazioni del soprannaturale vengono immagazzinate nel «meraviglioso». Una riflessione sugli statuti del soprannaturale nelle diverse epoche, e in particolare sulla dialettica tra il credito che gli viene accordato e la critica che la razionalità gli muove, diventa così lo scopo del lavoro di Orlando.

Prese le debite distanze da Caillois e Todorov (unici altri teorici a essere ricordati), occorre designare in maniera più precisa la materia trattata: «per dare una definizione minimale, la più generale possibile, del soprannaturale all’interno della fictio, possiamo dire che esso costituisce una supposizione di entità, di rapporti o di eventi in contrasto con quelle leggi della realtà che sono sentite come normali o naturali in una situazione storica data». Il «soprannaturale», inoltre, non potendo sostituire interamente l’ordine della realtà, dovrà necessariamente presentarsi insieme alle regole che ne limitano l’esistenza. Non è come per il «fantastico», in cui lo scontro tra reale e irreale ha luogo dentro la finzione: per Orlando il contrasto non riguarda l’interno (e in effetti nelle opere esaminate non c’è quasi mai rottura tra il paradigma di realtà e l’istanza magica) ma le leggi esterne che i lettori di una determinata epoca avvertono come naturali. Non sembra una posizione particolarmente solida: la percezione della natura e della realtà cambia nel corso del tempo, tanto più che ad essere osservato è un arco temporale che va dalla metà del XIII secolo fino a Kafka. Ancor meno convincente, pur nella bontà delle interpretazioni, è la scelta di alcuni testi nei confronti della regola che ha ispirato la selezione: «non considereremo come testi appartenenti alla categoria del soprannaturale quelli in cui la sospensione delle leggi naturali derivi da una convenzione di genere». Molto bene, ma nell’Orlando Furioso o nella Gerusalemme liberata o (soprattutto) in Hänsel e Gretel le convenzioni di genere si fanno sentire eccome. Se una favola di Esopo non può essere presa in considerazione, per quale motivo una fiaba, nel cui codice di norme è ampiamente previsto il soprannaturale, ha questo privilegio?

I casi osservati portano Orlando a classificare il soprannaturale sulla base del differente grado di credito e di critica di cui si parlava prima. Si va dal più accreditato, quello di «tradizione» (Dante, per esempio), al più criticato, quello di «derisione», tipico di una mentalità illuministica che irride certi eccessi fantasiosi. In mezzo ci sono varie sfumature, non vincolate agli sviluppi storici: il soprannaturale di «indulgenza», in cui si fondono distacco e piacere per l’elemento meraviglioso, è presente in Ovidio come in Ariosto; molto simile al fantastico è il soprannaturale di «ignoranza», posto a metà tra gli estremi di credito e critica, con l’esitazione e il dubbio a prevalere su tutto; più interessanti, invece, quelli di «trasposizione» e di «imposizione», il primo contraddistinto dai rimandi allegorici alla contemporaneità che danno nuovo valore all’immaginario passato (Faust), il secondo da una partecipazione massiccia dell’irreale senza il richiamo a una qualsiasi tradizione che possa giustificarla (La metamorfosi ma anche La biblioteca di Babele).

La tassonomia non si ferma qui: all’interno di alcune categorie sono ritracciate altre eventualità, e forse sarebbe stato possibile andare ancora più in fondo, tanto vasto appare l’argomento trattato. Del resto, complice anche il carattere colloquiale delle lezioni, lo studio di Orlando non ha la pretesa di dare una sistemazione definitiva al dibattito, volendo semmai offrire nuovi spunti di riflessione, sia per l’intero campo del soprannaturale sia per i singoli autori discussi (a cui, non a caso, sono dedicati i paragrafi più interessanti del libro).

Francesco Orlando

Il soprannaturale letterario. Storia, logica e forme

a cura di Stefano Brugnolo, Luciano Pellegrini e Valentina Sturli, prefazione di Thomas Pavel

Einaudi, 2017, XXV-197 pp., € 23

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