Alberto Capatti

Si ritrovano nelle cucine di molte regioni italiane, e Marco Guarnaschelli Gotti nella Grande enciclopedia illustrata della gastronomia (1990) elencava: Piemonte, Liguria, Marche, Toscana, Abruzzo, Campania, Basilicata, Sicilia e la Sardegna con la sua ennesima zuppa di ceci. Le terre ignorate avrebbero dovuto fare le loro rimostranze, e pertanto li andiamo a ricercare in Romagna, utilizzando Le cucine romagnole di Graziano Pozzetto (Lit edizioni, 2013). La sua pasta e ceci e i suoi ceci all’olio ci ricordano pur sempre che è il legume nazionale, da servirsi con ricette facili come questa :

Ceci all’olio

Ingredienti

1/2 Kg di ceci

2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva

1 cucchiaio di miele

1 cucchiaino di sale grosso

1 rametto di rosmarino

1 macinata di pepe nero

La sera prima mettere a bagno I ceci nell’acqua e il giorno dopo lessarli in abbondante acqua salata insieme al rametto di rosmarino; quando saranno cotti, condirli con una miscela di olio d’oliva e miele, poi polverizzarli con un’abbondante macinata di pepe nero.

Un tempo per ammorbidire i ceci e facilitare l’eliminazione deella loro buccia, la sera prima si faceva la znarèda ovvero si mettevano i ceci crudi in una pentola. Si ricoprivano con un panno sul quale si sistemava uno strato di cenere ed infine si versava dell’acqua bollente.

Oggi niente cenere ma nemmeno una scatola metallica aquistata al supermercato. Il cece è sempre indice di cucina povera ? Il miele, ingrediente caratteristico di questa ricetta, correggerebbe questa ipotesi. Gli altri ingredienti sono conformi al repertorio italiano in cui c’è chi rivendica il proprio olio e in Romagna quello di Brisighella, chi vuole l’aglio e non il miele, tutti il rosmarino.

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