Roberto Silvestri

Non le solite parti di supporto, ma protagonisti e protagoniste. Se l'età media del pubblico d'essai (per i quali si fanno tanti festival nel mondo) si alza, anche i ruoli per gli attori esperti, anzi espertissimi, crescono. Non fu casuale il trionfo di Haneke/Trintignant a Cannes. Qui le star di Nico, Foxtrot, The Devil and Father Amorth, Ella & John,Victoria & Abdul, Michael Caine, The Resolute, Ryuichi Sakamoto superano di un bel po' l'età media dei protagonisti delle storie per lo più selezionate al Lido (più o meno 47 anni, da L'insulto a Downsizing, daIl colore nascosto delle cose a mother Pablo Escobar...) e quando arrivano finalmente i ragazzi e le teenager danzanti a ormoni in estasi di Mektoub, si ha l'impressione che la vecchiaia espressiva, un certo rintontimento ripetitivo, può anche non abitare a Villa Arzilla, visto che Wiseman ne è esente....

Dunque non poteva mancare il ritratto a tutto tondo di una star britannica del secolo scorso, Charlotte Rampling, che non ha vissuto di rendita dopo lo “scandaloso” gioco masochista di Il portiere di notte anche se non si è raddoppiatacome le colleghe Glenda Jackson e Vanessa Redgrave, come donna politica laburista o radicale. Il suo personaggio superfilmico nel corso degli anni è diventato sinonimo di donna libera, eccentrica, lottatrice indomita, dotata di occhi come fari abbaglianti. Qui però ha il tempo, lo spazio e gli antagonisti giusti per mettere in mostra, e poi in crisi, tutti i suoi gioielli professionali: il gesto, la voce, gli sguardi, l'urlo, la postura, il passo, l'uso stupefacente delle mani (“al cinema non si recita con il viso e con la bocca” spiegava Charles Laughton), i rapporto con gli abiti e il trucco, anche se la tonalità predominante scelta in Hannah (in competizione) dal giovane regista italiano (di formazione americana), all'opera seconda, Andrea Pallaoro, è in minore. In questo “romanzo di riformazione” Hannah, donna delle pulizie in una villa dal modernismo asettico, deve (se non ritrovare la gioia di vivere, almeno) dare un senso alla vita dopo che il marito è stato arrestato per il reato considerato il più abominevole dei tempi presenti, l'atto pedofilo. I vicini la perseguitano, i sensi di colpa la divorano e il cupo gioco cromatico e ambientale congegnato dal regista la imprigiona in una dimensione claustrofobica soffocante cui cerca di sfuggire frequentando un corso di recitazione che ridia aria a tutte le cavità più segrete del corpo. E ricomponga un puzzle andato a pezzi. Pallaoro dunque ha il compito, amorevole e ammirevole, di separare attante (con una logica e una grafica autonoma delle azioni), ruolo (“il tipo astratto e anonimo della moglie affranta”) e attore (che assorbe il ruolo in una geografia emozionale singolare), dissociando la logica delle azioni da quelle del personaggio con una sua psicologia a tutto tondo.

Scollegando Charlotte Rampling dal personaggio, dal ruolo, e dall'attrice, Pallaoro forse contribuirà a salvarla dall'auto-annientamento. Hannah rinasce solo grazie alle informazioni testuali prodotte dal film.

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