Mariuccia Ciotta

Ogni regista mette in forma le sue ossessioni, le trasmuta in altri soggetti, e libera dalla compagnia di se stessi, come la morte, secondo il commuovente Jim Carrey in Jim & Andy (fuori concoso) di Chris Smith sulla simbiosi tra l'attore di Truman Show e Andy Kaufman. Così il franco-tunisino Abdellatif Kechiche ha venduto la Palma d'oro conquistata con La vita di Adele pur di finire il primo canto della sua giovinezza, Mektoub, My Love (concorso) insidiato da querelle produttive dovute all'incontenibile flusso di memorie del regista. Il film, voluto invano dal festival della Croisette, è approdato negli ultimi giorni alla Mostra che l'aveva già scelto in gara con la Venere nera(2010),

L'alias di Kechiche è Shain Boumedine/Amin, faccia da testimonial di profumi esotici, un Rodolfo Valentino della costa azzurra, diciottenne in vacanza, viene da Parigi. È il 1994 e Amin, aspirante sceneggiatore/fotografo/regista, cerca spunti creativi tra gli amici d'infanzia, nella comunità tunisina d'origine dove è tutta una festa tra tuffi, balli e couscous. Cielo e mare. Ma l'incontro fatale che gli riserva il “Mektoub”, il destino, è giù in basso, in fondo alla schiena delle ragazze, francesi e tunisine, che la macchina da presa, come nei cinegiornali degli anni Cinquanta, inquadra golosamente, beata dell'abbondanza di natiche. “Gli piacciono le donne con il sedere grosso”, dice qualcuno, e infatti l'obiettivo “sculetta”, si fa largo tra la folla esultante - la convivenza etnica sembra perfetta – e cerca ispirazione.

Amin osserva senza coinvolgersi troppo, ancora turbato dalla sequenza iniziale, una performance spiata dalla finestra di suo cugino Tony, il viveur, e dell'amica esuberante Ophélie, spettacolo di carne in agitazione, contraltare sanguigno dell'asettica unione lesbica di Adele. E quando lo sguardo di Amin si distoglie, la maschia attività continua, erotica come una tazza di cornflakes ed eccedente qualsiasi ragione filmica.

Il delirio di Kechiche si espande in una frenesia incontrollabile, due turiste marsigliesi desideranti, gelosie, “adulteri”, madri operose in cucina, ristorante maghrebino, capre (vere) e stalloni al pascolo... cronaca di “vacanza da sballo”, il serbatoio autobiografico si riempe, futura materia per i film a venire.

Si aspettano le Springbreakers di Harmony Korine a sventagliare raffiche di mitra sui bagnanti ma non avremo che risate e primi piani delle bellezze al bagno con preferenza sempre per il lato B. Sceneggiatura e dialoghi alla stessa altezza. Se la cosmetica è l'arte del cosmo femminile, secondo Kraus, l'estetica di Kechiche è la loro estetista.

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi