Roberto Silvestri

Sarà merito anche dell'imprevisto successo dei giovanissimi vecchi Corbyn e Sanders se oggi, a comunismo reale morto e sepolto, Pinewood e Hollywood fabbricano high concept-movies dove gli eroi sono lavoratori delle pulizie specializzati in cessi (vedi anche Downsizing) e i comunisti - non i russi dissidenti o visceralmente anticomunisti - ma proprio i russi comunisti, certo non di apparato, vengono dipinti con amore e lottano, festivi, insieme a noi.

Spielberg è stato il primo ad accorgersene e Guillermo Del Toro si affianca. C'è in giro così tanta carenza di pensiero laico che sappia sprigionare spiritualità e magie non castranti, ma liberatorie, che viene accolto al Lido da applausi scroscianti The shape of Water il nuovo film di Guillermo Del Toro, il regista messicano di Cronos, Hellboy, Il labirinto del fauno le cui tonalità fantasy sono sempre sorprendenti e spesso volutamente indigeste. Il pubblico va scosso. Scandalizzato. Qualche fiala di anti normalina è ciò che lo infastidisce di più. L'happy end a doppie canne poi darà il colpo di grazia.

Questa volta il cineasta di Guadalajara che adora Disney ed è stato recentemente consacrato al Lacma di Los Angeles da una mostra delle sue opere (anche grafiche) e del suo ricco immaginario visivo e letterario dark e gotico, parte con la complicità di Vanessa Taylor (Il trono di spade) da Il mostro della laguna nera (film di Jack Arnold, variazione lagunare del tema della Bella e la bestia) e ne fa un sequel che è un po' storico, un po' horror, un po' politico e un po' romance e perfino molto musical (parodia di Lalaland compresa). La Creatura è leggermente abbellita e un po' trasformata. Assomiglia più a un lottatore di wresting dalla strana divisa squamosa, e quasi quasi viene da pensare al Santo, il lottatore (comunista) delle periferie di Città del Messico. Sempre dalla parte degli ultimi.

Il comunista in questione, invece, è lo scienziato-spia che lo ha studiato e scoperto e che parteciperà alla liberazione del “Mostro”. Perché sia il Pentagono (è kubrickiano, o peggio aldrichiano, dal punto di vista del quoziente di repulsione, il suo rappresentante) che il Cremlino hanno deciso di ammazzare, per vivisezionarne il corpo i primi e impedirglielo i secondi. Ma l'amore, la forza più gentile e potente dell'universo, fermerà la mano killer di entrambi.

Certo uno scienziato negli horror o nei film di fantascienza è da sempre, per stereotipo, dalla parte delle Creature, perché il suo compito è proprio quello di introdursi/ci nell'ignoto. Ma questo scienziato è anche un artista, è l'alter ego di Del Toro. Il libro di appunti e disegni amazzonici che consegna al laboratorio, è proprio uno dei bellissimi libri-opere d'arte, con disegni e calligrafia di Del Toro esibiti al Lacma.

I diversi, i dimenticati, gli esclusi, i perdenti, i rossi, i licenziati, i gay, i neri, in questo film non sono oggetto di consolazione. Ma lottatori vincenti. Hanno un altro passo. Sono imbattibili perché il loro ritmo è tap dance, imprevedibile, ipnotico, versione Nicholas Brothers più che Fred Astaire.

La forma dell'acqua è in realtà una favola con doppio happy end, che non si racconta, ambientata nel 1962 durante la crisi missilistica cubana, mentre astronauti americani e cosmonauti sovietici stanno contendendosi il primato nello spazio e la vittoria morale della guerra fredda tra Kennedy e Kruscev. Una eccezionale quantità di materiale televisivo e cinematografico dell'epoca, con fantastiche clip prese dai musical di Betty Grable, Rhonda Fleming e Alice Faye, così come di oggetti iconici dell'epoca, dal modello tal dei tali della Cadillac alla fonovaligia, dal Diner razzista al manganello elettrico anti sommossa nera, vengono trasformati dall'occhio di Del Toro da rigatteria nostalgica del modernariato in coprotagonisti animati di una love story che è addirittura un omaggio e un rovesciamento di Splash. E' l'umano donna che potrebbe seguire il mostro della laguna nel suo mondo acquaceo, non Tom Hanks che decide di diventare sirenetto, girando al contrario la ruota dell'evoluzionismo. L'amore scatta dunque tra due alieni, paria della società. Elisa (una Sally Hawkins spettacolarmente dimessa), solitaria donna delle pulizie in un laboratorio governativo di massima sicurezza, aiutata da una collega african-american che ha la forza della natura di Octavia Spencer, e la Creatura, catturata nel Rio delle Amazzoni, una sorta di divinità locale, maltrattata dai militari nel film come un alieno clandestino nelle mani di Salvini e Grillo, da Michael Shannon, l'addetto fascistoide alla sicurezza, uno degli attori contemporanei capace di dare a ogni ruolo di cattivo fascino e charme maligno. Sarebbe una perfetta Volpe nel prossimo progetto di Del Toro, Pinocchio.

***

C'è Rachid Bouchareb, decano dei cineasti arabi di Francia, tra i produttori di L'insulto film libanese di Zaied Doueiri, in competizione. Toni, un meccanico fanatico, militante del partito falangista cristiano e Yasser, un palestinese, capocantiere di squisite qualità umane e professionali, si azzuffano in tribunale, e per ben due volte, perché, per “futili motivi” ma in crescendo di furore emotivo, il palestinese ha offeso il libanese, gli ha anche spezzato due costole e avrebbe messo a rischio la vita sua, di sua moglie incinta e della bambina. Sembrerebbe spacciato, ma.... I futili motivi, infatti, in certe circostanze storiche così complesse, come il rapporto tra profughi palestinesi e i libanesi dopo quel che è successo a Sabra e Chatila e durante la furiosa guerra civile tra musulmani e cristiani maroniti, nascondono fratture razziali, antichi odii pronti a riesplodere e perfino giganteschi rimossi razziali. La causa incendia le due comunità. Ognuno ha una sterminata fila di soprusi e massacri da rivendicare. Certo, i palestinesi di più. Ma Yasser non vincerà la causa per questo. La vince perché una giovane avvocata smantellerà una a una le prove a suo carico, battendo sul suo terreno l'avvocato di Toni, suo padre. Il film processuale è un genere drammatico nobile, ma rischia spesso di ricorrere a trucchetti di scritture perché obbligato a ricorrere a colpi di scena e rovesciamenti di fronte continui. Qui più si va a vanti e più si conosce meglio la storia del Libano. E più si impara dal passato più si capisce che in Libano sarebbe indispensabile un processo di verità, riconciliazione e perdono. E che questo può cominciare solo quando, come Toni e Yasser, si riuscirà a affrontare le questioni private individualmente, attenendosi ai fatti, come avviene qui, senza coprire i propri errori nascondendosi dietro l'onore e la superiorità della propria fazione.

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