Mariuccia Ciotta

Ozu, Bresson, Dreyer. Il trascendente nel cinema, magnifico saggio di Paul Schrader, passa dalla teoria all'inquadratura spiritualmente perfetta, immobile pala d'altare da dove entrano ed escono i personaggi di First Reformed, già virtualmente Leone d'oro. Geometrie di ombre, immagini monastero, porte misteriose che aprono spazi filmici che nella realtà non esistono.

Ma chi considera l'happy end roba hollywoodiana dovrà misurarsi con il più folgorante e trionfante finale felice del regista di American Gigolò, identico a quello fanta-horror di The Shape of Water di Guillermo Del Toro. I mostri sanguinanti si abbracciano.

Schrader evoca Bergman (Luci d'inverno) per questa enciclica sulla potenza e la violenza trasformata in un thriller ad alta componente erotica. Il diario di un curato di campagna si accende nei toni di Uccelli di rovo. Ma è Manoel De Oliveira a sprigionare essenze mistico-sensuali, provenienti da Lo strano caso di Angelica. Mistero post-mortem.

Ethan Hawke è Toller, il “curato di campagna” in un villaggio a nord di New York, al confine con il Canada, l'aria è fredda e limpida, c'è la neve, e c'è anche la bionda Amanda Seyfried, l'attrice di Chloé, tra seduzione e inganno di Atom Egoyan. La chiesa del 700 è bellissima, minimalista ma il vuoto è più di fedeli che da effetto Ozu. La voce off del pastore calvinista accompagna la scrittura del diario, appunti di una crescente inquietudine sulla criminalità del capitale, la predazione continua delle risorse, la morte che sta arrivando, forse un cancro allo stomaco che cura a whiskey, e l'impotenza della preghiera. In campo l'ecoterrorismo nella veste di un giovane ambientalista che si dissolverà nel corpo di Toller, sempre più intriso di malattie (soprattutto spirituali: il rimorso per un figlio mandato a morire nella guerra ingiusta dell'Iraq, la moglie che lo ha abbandonato per questo) e l'alcol.

Il rombo musicale è in sintonia con Night Moves di Kelly Reichardt, il film sugli attivisti con la dinamite. Contatto tematico anche con l'Alexandre Payne di Downsizing, titolo di apertura della Mostra, e la sua “fine mondo” per sfruttamento intensivo della Terra. Ma Schrader segue soprattutto la metamorfosi di Toller che da martire si trasforma in qualcos'altro, esce dall'immagine rarefatta, dalle angolazioni “puritane”, e irrompe tra horror e passione nel corpo glorioso dell'happy end.

Ps: Per arrivare a questo finale sublime il regista di American Gigolò e sceneggiatore di Taxi Driver ripercorre un po', come Toller, la sua vita di adolescente calvinista inquadrato, e poi salvato dal cinema, nella rigida e aniconica chiesa riformata d'Olanda. Perché Schrader trovò proprio nell'interpretazione troppo letterale dei testi sacri cristiani (per esempio di San Giovanni, che infiamma nell'Apocalisse le anime belle e le invita a: “distruggere i distruttori della Terra!”) alcuni esiti pericolosissimi, perfino dinamitardi e terroristi, come si vede nel film, simili a quelli che migliaia di ragazzi non riconciliati in tutto il mondo estraggono maldestramente dal Corano.

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