Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

“Ogni articolo di cinema dovrebbe parlare di Griffith […] Eppure, maledetti noi se dimentichiamo per un attimo che Orson Welles è il solo con Griffith – chi il muto, chi il parlato – ad aver messo in moto questo meraviglioso trenino elettrico al quale Lumière non credeva. Tutti, sempre, gli dovremo tutto” (Godard) Il primo film di Welles è un cortometraggio dal titolo Hearts of Age, la sovrabbondanza è lo stiparsi delle opere ammassate nel castello di Xanadu. Il cinema con Welles si rivela un ammasso di memorie non proprie. Se Rossellini sperimenta per primo e poi per sempre l’acquisizione immediata del mondo già cinema, per Welles è un intorcinarsi di film (in)differenti alla cui diversità i mille autoritratti in veste di Arkadin lo rendono dolorosamente insensibile. La camicia di forza dei nessi è un supplizio al quale Welles si concede volentieri. Don Chisciotte si lancia verso lo schermo e lo squarcia per liberare (l’immagine di) una ragazza pronta a essere seviziata in una scena da peplum; in Rossellini (tra l’altro parte di un film in cui trova posto forse il capolavoro di Pasolini La ricotta con Orson Welles) nell’episodio Illibatezza il protagonista feticista del jet set internazionale sviluppa una passione per una giovane hostess il cui apice è un suo bramoso strusciarsi sull’immagine di lei proiettata su uno schermo paratelevisivo. Banali o squallide scene di ossessione sessuale e nello stesso “tempo” manifestazione di un abbraccio tra la vecchia e la nuova carne. Un’inquadratura abbastanza sciatta e qualunque per un altro volo, quello di Arkadin, senza l’autore, Orson Welles, ma anche senza pilota. Queste potrebbero bastare a definire o a terminare un film, e sono invece compiuti dell’incompiuto. Non finire mai perché è finito prima dell’inizio.

Prosegue oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2 , l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno , dell’” enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva . Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours . Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

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