Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

La posizione del primate potrebbe essere una soluzione. Sta lì in attesa, accovacciato in posizione fetale, oppure ogni tanto attirato dall’idea di saltare di ramo in ramo, ma sempre per ritornare in posizione. Ha tutto il tempo per immaginarsi qualcosa di completamente diverso dalle macerie, e forse è per questo, come fa vedere Frederick Wiseman in Primate (1974), che la scimmia può sobbarcarsi tutti gli anni di lavoro di un gruppo di tecnici e scienziati e partire in perlustrazione alla volta di altri pianeti. Un atto di grande coraggio e sconsideratezza che attrae l’attenzione soprattutto del femminile. Come racconta Nagisa Oshima in Max mon amour (Max amore mio, 1986), la donna che si interroga a fondo sull’amore lo rivolge giustamente alla scimmia. Talvolta però il primate vede, e quando vede ha la visione di un monolito che lo costringe a muoversi alla velocità della luce (l’infanzia dell’uomo e oltre l’infinito). Ecco perché Stanley Kubrick non ci pensa neppure a parlare di viaggio nel tempo, ma lo dice chiaramente fin dal titolo: l’Odissea avviene nello spazio.

Prosegue oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2 , l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno , dell’” enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva . Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours . Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

 

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